Ipocriti a destra e sinistra sul bluff delle preferenze



Giorgio Merlo    16 Luglio 2026       1

Il Parlamento non vuole le preferenze

Premesso che le preferenze nell’attuale contesto politico italiano sono e restano potenziale fonte di corruzione, di voto di scambio, di clientele ramificate, di traffico di influenze e di un vorticoso giro di denaro per competere nelle campagne elettorali – non a caso i collegi uninominali, il cosiddetto Mattarellum, resta il migliore strumento elettorale – quello che è accaduto alla Camera dei Deputati ha segnato il trionfo definitivo dell’ipocrisia politica per almeno tre motivi di fondo.

Innanzitutto un dato è inconfutabile ed oggettivo. Il Parlamento italiano non vuole le preferenze. È persino troppo semplice da evidenziare. Al di là della propaganda, dell’ipocrisia e delle meschinità. Non le vuole per una ragione altrettanto semplice. I partiti personali, o del capo o di proprietà tutto tollerano nella politica tranne una cosa: e cioè, che siano i cittadini a scegliersi i propri rappresentanti. Se così non fosse non sarebbero partiti personali o del capo o di proprietà. E non è un caso, del resto, che in quei contenitori elettorali il capo non si mette quasi mai in discussione. Salvo quando i numeri elettorali evaporano e allora, quasi come d’incanto, decolla un altro partito personale abbandonando il vecchio relitto. E il voto della Camera sulle preferenze lo ha quasi certificato per legge, per chi ancora avesse qualche dubbio al riguardo.

Le contraddizioni della sinistra

In secondo luogo la clamorosa, plateale, gioiosa e rumorosa soddisfazione della sinistra nelle sue multiformi espressioni dopo aver bocciato le preferenze. Parlo della sinistra perchè, come noto, i suoi capi dispensano quotidianamente i principi e i valori della democrazia, si ritengono i depositari esclusivi della democrazia stessa e soprattutto del rispetto della Costituzione e in ultimo, ma non per ordine di importanza, ci spiegano da svariati lustri che siamo sempre sull’orlo della dittatura, della compressione delle libertà democratiche e del ritorno puntuale e quasi scientifico del fascismo.

Dopodiché, e quasi per caso, emerge la profonda verità. Ovvero, un tifo da stadio – veramente da stadio – dopo aver accertato che le preferenze non torneranno e quindi, e di conseguenza, saranno i capi partito a decidere, ancora una volta, la composizione del futuro Parlamento. E già parlavamo di una riforma elettorale che contemplava il capolista bloccato ma dove c’era, comunque sia, la possibilità di esprimere sino a 3 preferenze per gli altri candidati.

Altroché le balle sulla democrazia, sulla Costituzione tradita, sulle centralità del cittadino e quindi del Parlamento. Quel boato da stadio, lungo, sentito e partecipato, ha cancellato mesi e anni di ipocrisia e di propaganda falsa e subdola.

Centrodestra, voto segreto e prospettiva riformista

Infine il centro destra. Non c’è alcun dubbio, soprattutto dopo il voto segreto sulle preferenze, che ci sono settori importanti di due partiti di quella coalizione – Forza Italia della famiglia Berlusconi e la Lega di Salvini – che non sopportano più la leadership, il carisma, il peso e l’autorevolezza della Premier Giorgia Meloni. E il voto sulle preferenze è stato un attacco diretto ed esplicito alla Premier attraverso il solito strumento del voto segreto molto caro alla sinistra da un lato e ai franchi tiratori del centro destra dall’altro. Un elemento, questo, destinato a condizionare pesantemente la futura partita elettorale.

Infine, però, c’è un tassello che, comunque sia, emerge in tutta la sua virulenza e chiarezza. In una politica dominata dai partiti personali, dai cartelli elettorali, dalle scelte di potere che prescindono dal voto popolare e dalle alchimie di palazzo, l’ultima cosa a cui pensare è quello di appaltare la decisione politica sulla rappresentanza parlamentare al cittadino/elettore. Una scelta, questa, che accomuna oggi tutta la sinistra italiana e buona parte del centro destra. Un buon motivo, questo, anche per scommettere su un progetto politico, culturale e programmatico di centro che sia in grado di recuperare le ragioni di un vero riformismo di governo e, al contempo, di riscoprire i principi basilari della democrazia. Al di là dell’ipocrisia sempre più insopportabile della sinistra e di larghi settori del centro destra.

(Tratto da www.ildomaniditalia.eu)


1 Commento

  1. Caro Giorgio, concordo in parte con la tua analisi. Speravo che, saresti andato più in profondità alla questione. La bocciatura alla camera non erano le PREFERENZE, quelle che abbiamo conosciuto nel passato. Codesta era semplicemente una presa per i fondelli per gli italiani ad opera della bionda fascista. Dove li hai visti le preferenze? Una vera schifezza. Bene hanno fatto le opposizioni ad affossarla. La verità è che, la camerata è talmente attaccata alla poltrona che, non ha nessuna intenzione di sgombrarla. Ho la sensazione che, se le cose non vanno secondo le sue prerogative, costei ci farà qualche triste SORPRESA. Il biondo americano amico suo ne è un classico esempio !!

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