Sono europeista: per questo critico questa UE



Intervista a Gabriele Guzzi    15 Maggio 2026       0

Abbiamo presentato il libro di Gabriele Guzzi, Eurosuicidio, una lettura fuori dal coro del processo di integrazione europea. Andrea Griseri lo ha intervistato per fornire altri contenuti a un auspicabile e approfondito dibattito.

Prof. Guzzi lei ha scelto per il suo libro un titolo forte “Eurosuicidio: è un giudizio storico o semplice marketing editoriale?

Purtroppo è una valutazione prudente di quello che l'Europa ha compiuto negli ultimi tre decenni. La crisi che viviamo ora non è un accidente della storia ma la conseguenza diretta delle scelte fondative dell'Unione Europea. Essa ha prima di tutto danneggiato l'Italia, che si adeguava peggio alle regole e alla struttura dell'UE, e poi ha rallentato la crescita e l'autonomia geopolitica degli altri grandi paesi. Nel libro riporto una quantità di dati incontrovertibile a dimostrazione di questo nesso. D'altronde, i più grandi economisti del mondo erano concordi nel ritenere l'euro e l'UE un atto suicidario. I politici italiani non li hanno voluti ascoltare.

Lei dice che l’euro ha generato l’anchilosi della nostra economia. Perché le conseguenze negative sono ricadute soprattutto sull’Italia? Quale l’elefante nella stanza che non vogliamo vedere?

È vero che noi italiani “abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi” e non siamo stati bravi a fare i compiti a casa ? Il debito deriva anche dalla necessità di riallineare il valore della lira al sistema di cambi fissi lei dice: esistono dati al riguardo?

Uno Stato avanzato ordinario ha a disposizione tre grandi leve di politica economica: il tasso di cambio, il tasso d'interesse e la politica fiscale. Entrando nell'euro, i Paesi europei hanno rinunciato ai primi due – delegandoli a una istituzione tecnocratica come la BCE – e vincolata la politica fiscale a stringenti criteri di austerità. In un colpo solo, abbiamo rinunciato a una quota significativa di sovranità, che non è stata pienamente recuperata a livello europeo. L'Italia è cresciuta di meno in questi trent’anni perché, come dimostro, si è adeguata più degli altri all'Eurosuicidio. Sul debito pubblico, esso si forma negli anni ‘80 non tanto per la spesa sociale ma per la spesa per interessi, in aumento proprio a causa dello Sistema Monetario Europeo, una sorta di padre dell'euro. Su questo, serve una rivoluzione interpretativa fondata sui dati, che io riporto.

Quale è stato ed è l’atteggiamento italiano sulla imprescindibilità dell’integrazione ? Lei sostiene che vi sia una sorta di elemento irrazionale nell’adesione ai valori europei: entriamo nel campo della mistica politica?

Sì, io parlo di teologia politica dell'euro. I partiti si sono approcciati all'UE non con razionalità ma con l'estremismo religioso. Serviva a colmare il vuoto culturale e spirituale formato alla fine degli anni ‘80. D'altronde, il Trattato di Maastricht è stato firmato nel 1992: anno di Tangentopoli, degli attacchi mafiosi, della speculazione contro la lira, pochi anni dopo il crollo del muro. Lo Stato sembrava collassare su se stesso e si scelse l'UE come vincolo esterno per sopravvivere. Mai scelta fu più miope.

Ma la perdita del potere di emettere moneta (Godley) non costituisce anche il superamento delle pulsioni sovraniste e nazionaliste? Non è l’ingrediente base di un’unione sempre più orientata verso una federazione vera e propria?

No, semplicemente hanno reso i Paesi europei ancora più succubi. La federazione europea, ad oggi, è fumo negli occhi. Non nascerà mai da questa UE. D'altronde, come si può fare un salto federale tra 27 Paesi, dal Portogallo all'Estonia? Si deve lavorare per nuove forme di collaborazione europea, fondata però sulla democrazia, la giustizia sociale e la sovranità popolare.

Al di là delle critiche non possiamo dire che “l’Europa ha fatto anche cose buone”( Erasmus, cooperazione, internazionale con il terzo mondo etc.)? Lei dice nel suo libro che sarebbe stata necessaria “un’intensificazione” del processo di integrazione piuttosto che un suo “allargamento”: può chiarirci il concetto?

Io sono un grande europeista. Proprio per questo, critico questa UE. Sull'Erasmus, penso solo che si poteva fare senza per questo creare una moneta senza Stato e un’elefantiaca struttura burocratica ademocratica. Non serve certamente l'UE per istituire una struttura di scambi universitari. L'allargamento ai Paesi dell'est agli inizi degli anni 2000 ha certificato quello che sostenevo. Si voleva creare un'area economica, funzionale ai grandi capitali del centro Europa, e non un'area politica. Ora però persino la Germania sta pagando il conto di questa superbia valutaria.


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