Non è la nostra guerra



Politica Insieme    2 Marzo 2026       2

Titolo e contenuto di questo articolo esprimono al meglio l’opinione che abbiamo in questa prima fase della guerra portata da USA e Israele all’Iran.

L’ex Consigliere di Donald Trump – oggi in disgrazia – John Bolton, ci fa sapere che anche l’Italia può essere raggiunta dai missili iraniani. Come già accaduto in passato, c’è sempre il rischio di allargare le paure e il conflitto.

Noi la pensiamo come il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, che ha denunciato, anche in questo caso, la violazione del Diritto internazionale da parte di Israele e degli Stati Uniti per un’azione militare ingiustificata. Giunta tra l’altro nel pieno delle trattative e che, secondo i mediatori dell’Oman, era a “portata di mano”. La pensiamo anche come papa Leone XIV che proprio ieri ha ricordato come “la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”.

Questa guerra, dunque, non è la nostra come non lo sono tutte quelle respinte dallo spirito e dalla sostanza dell’art. 11 della nostra Costituzione. Andrebbe detto chiaro e tondo e ripetuto tutti i giorni. Anche da parte del nostro Governo, invece di continuare a fare “il pesce in barile” e dovrebbe agire ben sapendo che la stragrande maggioranza degli italiani non la vogliono questa guerra – né altre – così come non vogliono continuare a veder violare il Diritto internazionale da amici e da alleati. I quali, con il loro comportamento, minano ancora di più quei “valori” cui ci si appella ad ogni piè sospinto, ma senza assumere una posizione chiara e ferma come meriterebbe, invece, un rapporto vero di amicizia e di alleanza.

E sarebbe inoltre necessario capire, anche alla luce del fatto che l’Italia è stata completamente tenuta disinformata – al punto che il nostro Ministro della Difesa è andato in vacanza a Dubai proprio poche ore prima dei bombardamenti –, il senso che viene dato a quell’amicizia e a quell’alleanza.

E guardando ai nostri interessi, e a quelli del resto d’Europa, noi rischiamo – come accaduto con l’Ucraina – di assaggiare un’altra “polpetta avvelenata” per noi europei. Perché lo Stretto di Hormuz, da cui passa quotidianamente l’80% della fornitura mondiale di idrocarburi, è di fatto già impraticabile, visto che centinaia di petroliere si sono dovute fermare a causa dei bombardamenti incrociati tra le due parti contrapposte. Peccato che il blocco – che potrebbe scattare in maniera definitiva se l’Iran cominciasse a prendere di mira le petroliere – significherebbe per noi restare senza la continua fornitura del gas che riceviamo dal Qatar. E allora sì, che la guerra diventerebbe anche la nostra, ma non come ce la vogliono ammannire amici ed alleati.


2 Commenti

  1. Che dire ? Tutto vero. Ma se da decenni, pur di rimanere disuniti, i governanti europei ritengono bene mettersi nelle condizioni di non poter fare nulla di significativo in politica estera, non potremo fare altro che subire, ivi comprese le guerre non nostre.

  2. Durante la vituperata e benedetta prima Repubblica l’Italia pur portando lo stigma del paese sconfitto riuscì a tessere la trama di una politica estera prudente, autonoma, intelligente. I rapporti con l’Urss in primo luogo (e allora in quel paese vigeva l’economia pianificata di stato, c’era il comunismo duro e puro, la guerra fredda, la cortina di ferro… oggi la Russia è un paese a economia di mercato!): come ricorda Andreotti nel suo bel libro “Visti da vicino” (fu membro della commissione esteri della Camera, Ministro degli esteri prima di divenire premier) spesso USA e URSS si parlavano tramite nostro e l’Italia stipulò l’accordo per la fornitura di gas nel ’69 (quel gas di cui avremmo tanto bisogno oggi che l’Italia con stupidità bipartisan rifiuta sdegnosamente). E poi la politica mediterranea e mediorientale (terreno minato già allora..). Certo non fu una stagione priva di rischi: le tragiche vicende di Mattei, Moro e Craxi inducono a profonde riflessioni. Oggi? Abbiamo un modesto ministro degli esteri, un ex yes man di Berlusconi (il quale, va riconosciuto, qualche vagito intelligente in politica estera lo sapeva emettere), siamo appiattiti sulle sclerosi dell’Unione europea dove la politica estera è guidata da quella Kallas al cui cospetto persino Tajani sembra un grande statista.

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