Ciao Paolo



Alessandro Risso    14 Ottobre 2021       0

A soli 62 anni, per un male incurabile manifestatosi un anno fa, si è spento a Ciriè un caro amico, Paolo Ballesio. Stretto collaboratore di Gian Paolo Brizio alla Regione Piemonte, Paolo fu consigliere comunale e provinciale negli anni Novanta, quindi assessore nelle Giunte guidate dal sindaco Luigi Chiappero e poi nella successiva di Francesco Brizio, occupandosi prima di bilancio e commercio, poi di istruzione e cultura. Aderente al PD, ne divenne successivamente anche segretario cittadino, carica da cui si dimise nel 2016, rimanendo sempre attento e arguto osservatore della politica locale e nazionale. 

I funerali si terranno nel Duomo di San Giovanni sabato alle 10.15. 

 

Da tempo non ci eravamo più incrociati. L’arrivo del Covid ha quasi azzerato negli ultimi due anni le occasioni per vedersi, all’inaugurazione di una mostra, a una manifestazione o alla presentazione di un libro. E quindi anche in un piccolo mondo come Ciriè i rapporti si sono forzatamente allentati. Per più di cinquant’anni la frequentazione con Paolo era stata intensa. Quotidiana alle Elementari: plesso Fenoglio (l’unico esistente negli anni Sessanta), classe della maestra Brignolo con 41 (sì, proprio quarantuno) maschietti in Prima. Mai stati compagni di banco, forse perché entrambi tranquilli e attenti, utili quindi alla maestra per affiancare compagni più turbolenti.

Poi distanti alle Medie, per ritrovarci al Liceo Scientifico di Ciriè in classi diverse, divisi dalla lingua straniera ma accomunati dal primo interesse per la politica negli spazi che i “decreti delegati” aprirono alla partecipazione degli studenti. Scelte diverse negli studi universitari portarono a percorsi diversi, con un comune terreno d’incontro nelle riunioni del movimento giovanile della DC in cui Piero Cagna svolgeva il ruolo di formatore.

Paolo entrò poi nello staff di Gian Paolo Brizio alla Regione Piemonte, ne divenne il più stretto collaboratore, anche con il compito di mantenere il contatto del Presidente della Regione con Ciriè e il territorio. Questo lavoro svolto fu politicamente premiato dall’elezione in Consiglio comunale nel 1993, nei tre consiglieri DC di minoranza (vinse infatti la Lega) più votati. E l’anno dopo fu eletto in Consiglio provinciale, diventandone anche il vice presidente. Quando i giovani Popolari presero la guida di quella che era stata la DC ciriacese e strinsero un accordo di centrosinistra che permise di vincere le elezioni del 1997, con Paolo diventammo assessori nella Giunta guidata da Gigi Chiappero, entrambi riconfermati dal voto dei concittadini in Consiglio comunale e poi in Giunta nel 2001. Paolo continuò a fare l’Assessore anche nel successivo mandato amministrativo, continuando ad occuparsi di Istruzione e Cultura, gli ambiti che più lo hanno gratificato e in cui si è impegnato con competenza e passione. Tanti attuali ventenni della città lo ricorderanno il primo giorno di scuola dare il benvenuto ai “primini” da parte dell’Amministrazione comunale, regalando un cappellino con visiera portato orgogliosamente a casa da bambine e bambini. Tante le iniziative culturali, specialmente condotte in tandem con l’Ars et Labor – il suo primo ambito di impegno – e la Biblioteca “Corghi”, che resta il suo fiore all’occhiello. Ebbe anche la soddisfazione di essere nominato consigliere di amministrazione del Museo del Cinema, di cui aveva portato a Ciriè – “Città di charme”, definizione per cui si batté – un’importante rassegna di cinema muto.

Sono stati decenni di frequentazione assidua, tra riunioni di Giunta, di maggioranza, di partito, di “caminetto” tra amici per discutere i temi della città e decidere il da farsi. Paolo è sempre stato elemento di equilibrio, capace di analisi politiche profonde e di arguti giudizi; abile mediatore, sempre prudente e in linea con la realpolitik: gli dicevo che lui era un vero “democristiano”, diversamente da me, più “popolare”. Il nostro percorso è stato sostanzialmente in accordo, talvolta in disaccordo. Condividevamo le stesse perplessità sulle derive involutive del PD, ma quando dal 2013 non rinnovai più l’adesione, lui continuò a seguire il partito, anche nella stagione renziana da cui tanto lo divideva, assumendo l’incarico di segretario politico e cercando di tenere unita la sezione locale. Ma qualcosa, nel PD, e prima ancora nel gruppo di amici che aveva contribuito a una felice stagione politica e amministrativa della Città, si era ormai rotto. Paolo, con il senso di responsabilità che gli era proprio, decise di dimissionarsi da segretario dopo la sconfitta alle comunali del 2016. Rimase dov’era, con la coerenza che ha sempre dimostrato, ma libero di esprimere la sua onestà intellettuale.

Quando ricevetti un suo articolo pochissimi giorni prima del referendum costituzionale, dove spiegava le ragioni del suo sofferto NO (per rileggerlo, CLICCA QUI), fui contento di ritrovare un amico che aveva lasciato da parte ragioni di opportunità e si era espresso per quello che sentiva, ritrovandovi quel condiviso percorso di formazione al bene comune, espresso nel buon governo della città. Paolo amava Ciriè, e per questo in primis ne è stato un bravo amministratore, dedicandovi passione e competenza, oltre a tanto tempo, in buona parte sottratto agli affetti familiari. Ma Simone e Roberto – che stringo in un forte abbraccio con mamma Patrizia – devono essere orgogliosi del loro papà, che sarà ricordato con affetto e come avrebbe voluto essere ricordato il suo mentore, Gian Paolo Brizio: una persona perbene.

Ciao Paolo.


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