Afghani vittime degli ipocriti



    20 Agosto 2021       1

In "Fardelli d'Italia" raccogliamo esempi dei vizi italici così ben rappresentati nel teatrino della politica nostrana. Questo articolo travalica i nostri confini all'insegna di un male, l'ipocrisia, che sta dominando i commenti sui tristi fatti in Afghanistan, dove la retorica dell'Occidente e sull'Occidente si è miseramente squagliata.

Continuano a piovere calde lacrime per i poveri afghani. Loro sono in una condizione drammatica per davvero, ma molte delle grida strazianti che si levano tra gli occidentali dimostrano solamente di quanta ipocrisia ci siamo imbevuti, al punto che neppure ce ne rendiamo conto.

Le uniche riflessioni serie sono quelle sul senso che ha avuto perdere tante vite umane, riportare a casa tanti feriti, profondere tante giovani energie, quali quelle dei componenti dei nostri contingenti militari che vi hanno messo sincere passioni e solidarietà. Per non parlare degli ingenti investimenti finanziari.

Biden si sta prendendo critiche a tutto spiano per aver lasciato che le cose facessero il loro corso. Molti politici e giornalisti nostrani parlano di una sconfitta dell’Occidente. Peccato che assieme a quelli che sono sinceri, e magari coerenti con una consolidata visione, il grosso è costituito dagli stessi che credettero, e hanno continuato a farlo per oltre vent’anni, nella esportazione della democrazia in lande montagnose o desertiche dove, salvo rarissimi casi, non è proprio così facile trovare i trattati di Rousseau o del Montesquieu.

Sono gli stessi smemorati che non si sa dove fossero quando Donald Trump firmò nel febbraio del 2020 l’accordo di Doha con i Talebani. Fecero finta di non vedere come le cose sarebbero finite. Un accordo che tagliava completamente fuori il Governo di Kabul, per una precisa scelta dell’amministrazione USA di allora. E nel fare ciò era implicitamente chiaro quale sarebbe stato il destino della struttura statuale afghana che, di fatto, è sempre solo sopravvissuta sulla base della capacità militare dispiegata degli USA e dagli altri eserciti occidentali presenti. Eserciti spesso rinchiusi nelle loro basi.

Quanto la vicenda afgana sia stata gestita sapendo di farlo solamente sulla polvere delle aspre lande di quella terra lo ha confermato a posteriori quello che la CIA avrebbe fatto ben presente, e per tempo, sia a Donald Trump, sia a Joe Biden.

Gli stessi smemorati avrebbero dovuto in queste ore riandare a quelle carte firmate dal delegato talebano Abdul Ghani Baradar e dal segretario alla Difesa USA Mark Esper. Ma sotto lo sguardo compiaciuto di Mike Pompeo che, da suo Segretario di Stato, rappresentava pienamente il Presidente USA. Quell’accordo non conteneva alcun cenno ai diritti delle donne per cui, giustamente, ci si preoccupa in queste ore, né tanto meno alla garanzie da assicurare alle tante minoranze etniche che compongono l’arcipelago afghano.

È vero che in Afghanistan è fallito l’Occidente. Ma chiariamo anche di quale Occidente si tratta. Ad esempio quello che non ha mai avuto alcuna intenzione di costruire davvero uno stato moderno in Afghanistan, ben sapendo che altri avrebbero dovuti essere i metodi da utilizzare per raggiungere un tale risultato. L’Occidente che aveva altri obiettivi. Magari gli stessi che si proverà a perseguire comunque con un Afghanistan consegnato nuovamente ai Talebani.

Prendiamo atto che anche Biden ha ragionato guardando solo agli interessi statunitensi. Gli europei non lo sapevano? Oggi parlano di “fuga vergognosa”. Ma non avrebbero potuto organizzarsi diversamente, già all’indomani degli accordi di Doha per provare a fare qualcosa di diverso e di veramente utile agli afghani?

Vi è poi una forma particolarmente odiosa di ipocrisia che circola in queste ore. Quella sull’accoglienza dei profughi afghani. Sì, ma non accogliamoli noi. Facciamolo fare ai paesi vicini. Il che è voler dire: versiamo lacrime, ma non facciamo un bel niente.

Tutto fa pensare, e qualcuno comincia a parlarne sempre più apertamente, che in realtà con i Talebani sia stato tessuto un accordo più ampio e del quale, però, solo il futuro ci dirà di cosa si tratta. Anche perché quelli che accomuniamo sotto la dicitura Talebani costituiscono una vera e propria galassia di cui ancora non è per niente chiara l’articolazione e, soprattutto, se c’è qualcuno che li guida sul complesso scenario regionale .

P.S. A proposito della ipocrisia di alcuni nostri politici che vorrebbero che gli afghani fossero accolti nei paesi vicini, giunge la notizia che il Pakistan ha chiuso le frontiere per fermare i profughi, dopo che già la Turchia aveva annunciato la costruzione di un muro allo stesso scopo.

(Tratto da www.politicainsieme.com)


1 Commento

  1. Guai a voi ipocriti! Ma siamo solo all’ inizio di una ipocrisia di cui è facile prevedere gli sviluppi.
    1) I corridoi umanitari proposti “ora”…che è come se nel 1942 qualcuno avesse proposto i corridoi umanitari per far uscire gli ebrei da Auschwitz
    2) Faranno films ambientati nell’Afganistan talebano per suscitare orrore e pietà e, purtroppo inevitabilmente… farci un po’ di soldi.
    3) Alla facile obiezione risponderanno che “è solo perchè non si dimentichi e queste cose non succedano più”
    4) Peccato che, dopo la shoà e mentre in tanti hanno lucratp sul ricordo di quell’ immane tragedia, si siano verificati nella sostanziale indifferenza politico/operativa i massacri nel Biafra, il genocidio in Ruanda, i Curdi nostri salvatori dall’ Isis lasciati in balia di sultani e dittatori vari, la tragedia degli Yasidi ignorata e infine lo stillicidio di annegati nel Mediterraneo, probabilmente colpa dell’acqua e non degli uomini.
    5) L’inesistente Europa ha saputo solo pagare il pizzo ad Erdogan perchè ci facesse il lavoro sporco di cacciare indietro in qualunque modo i disperati profughi della rotta balcanica.
    6) Unico commento sintetico: VERGOGNA!!

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