Il prosecco che richiama Toniolo



Giovanni Palladino    14 Dicembre 2020       0

“Tratto da una storia vera unica al mondo”. È il titolo di una pubblicità a tutta pagina a cura del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene. Sullo sfondo si vede uno scorcio dei magnifici vigneti piantati anche nelle scoscese colline dell’Alta Marca Trevigiana, tanto scoscese che uno si domanda: “Ma come fanno a coltivarli e a raccogliere l’uva?”. La risposta è triplice: grandi “radici”, grande passione e grande competenza di una comunità composta da migliaia di famiglie, che hanno “inciso” una cultura di buona gestione delle imprese cooperative nel loro territorio.

Ecco il testo della pubblicità: “Le storie vere affascinano, perché coinvolgono, ispirano e appassionano. Proprio come il nostro Prosecco Superiore DOCG, capace di raccontare un dettaglio di sé a ogni sorso. Degustandolo, puoi sentire la sua origine: un territorio inimitabile, Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. Puoi percepire l’eroica quotidianità di una comunità inarrestabile, capace di sfidare le pendenze estreme delle colline che coltiva da secoli. Puoi gustare il risultato della dedizione di ben 3.300 famiglie di viticoltori, unite a tutela della qualità controllata e garantita e della biodiversità. Quel territorio, quella comunità, quelle famiglie siamo noi. Siamo il Conegliano Valdobbiadene e nelle nostre viti c’è la nostra vita”.

È quella stessa cultura del cooperativismo economico-sociale, reso possibile dalla vitalità creativa e intelligente dell’iniziativa privata, che affascinò e convinse a tal punto il trevigiano Giuseppe Toniolo (1845-1918) da garantirne la grande validità a Leone XIII nel corso dei suoi frequenti incontri con il Papa (nel periodo precedente alla promulgazione della Rerum novarum egli fu ricevuto ben sette volte in udienza privata, in quanto era stimato da Leone XIII come uno dei migliori economisti e sociologi cattolici).

Nacque così la prima Enciclica Sociale come antidoto alla “medicina” sbagliata del marxismo, allora nascente. La giusta soluzione per la “questione operaia”, sosteneva il Toniolo – “corazzato” dalla positiva esperienza vissuta da giovane a stretto contatto con le cooperative dell’Alta Marca Trevigiana – non stava nell’abolizione della proprietà privata, ma nel crescente sviluppo di questa in un clima di stretta collaborazione tra lavoro e capitale. È solo attraverso questa responsabile collaborazione che si sarebbe potuta sconfiggere la povertà e l’ingiustizia sociale, da sempre prevalenti nel mondo a causa della mancanza di tale collaborazione. Una colpevole e lunga mancanza, che alla fine portò all’“urlo” di Marx, che tuttavia fornì la soluzione sbagliata.

Bisognava quindi far prevalere la cultura della buona gestione delle imprese private e delle cooperative per contrastare la pericolosa cultura marxista. Contro questa si batté con lucidità e determinazione Giuseppe Toniolo e più tardi uno dei suoi allievi, Luigi Sturzo. Entrambi hanno combattuto con grande passione, ma in Italia è poi prevalsa la cultura dell’economia mista, un compromesso tra capitalismo e comunismo, con lo Stato e la burocrazia di ostacolo, anziché di supporto, al lavoro delle imprese private e delle cooperative. Un grave difetto culturale ha così prodotto i tanti problemi economico-sociali (e morali) di cui soffre da tempo l’Italia.

Il Beato Giuseppe Toniolo è sepolto nel Duomo di Pieve di Soligo, paese di nascita di sua moglie. Grazie al lavoro di promozione svolto da Marco Zabotti, Direttore scientifico e Vicepresidente dell’Istituto diocesano “Beato Toniolo – Le vie dei Santi”, e da altri operatori e cooperatori locali, Pieve di Soligo – che si trova al centro delle Terre Alte della Marca Trevigiana – è ora tra le 10 città finaliste per la nomina a “Capitale Italiana della Cultura 2022”, ambito titolo che verrà assegnato nel prossimo gennaio a Roma.

Tanto attivismo è la dimostrazione che sono ancora vivi i “semi” piantati da uno dei più grandi economisti e sociologi cattolici. Toniolo ha combattuto per tutta la sua vita e ha vinto con il buon lavoro che continua a svolgere la sua comunità, come testimoniato da Zabotti nel suo libro Giuseppe Toniolo: nella storia il futuro, edito nel 2018 e nel suo più recente libro Le cose nuove. Rinascere più forti sulle orme del Toniolo (La Piave Editore). Sono due libri che “trasudano” buona cultura a dimostrazione della grande importanza di questa qualità fondamentale per lo sviluppo, innanzitutto morale, di un Paese.

Con grande lucidità profetica don Sturzo ammoniva e raccomandava, in piena sintonia con il pensiero di Toniolo: “Nel campo economico si può affermare che in nessun altro Paese libero sono stati creati tanti vincolismi all’iniziativa privata come in Italia. E che in nessun altro Paese libero i monopoli privati e pubblici, con il relativo parassitismo che ne deriva, sono così sviluppati come in Italia. L’errore dell’economia a mezzadria – pubblica e privata – porta a queste conseguenze. La partecipazione attiva dello Stato nell’economia si estende e si generalizza a danno del consumatore, del contribuente e del clima morale del Paese. (…) La moralizzazione della vita pubblica è il miglior servizio che si possa fare all’Italia”.

Marco Zabotti mette al centro del suo recente libro le “cose nuove”, ossia il mondo nuovo da realizzare dentro ciascuno di noi. Quasi un instant book, un diario di bordo, uno sguardo accorato sulle conseguenze negative della pandemia, ma anche sulle risposte di bene che si sono generate con la cura della malattia e la solidarietà della comunità. Egli mette in risalto i valori che contano e le vere priorità della vita. Con l’emergenza sanitaria tantissime persone si sono impegnate in una vera e propria gara di altruismo e di aiuto ai malati Covid e ai loro familiari, e alle realtà dei territori impegnati nel bloccare il contagio e lenire le sofferenze.

“L’inedito, l’imprevedibile, l’impensabile è piombato all’improvviso dentro la nostra vita – scrive Zabotti – e ne ha sconvolto la normalità, i ritmi, gli assetti, le relazioni. Tutto questo diventa una forte sollecitazione al cambiamento. Infatti, di fronte a questo radicale mutamento, il mondo nuovo deve nascere dentro di noi, se vogliamo cogliere le possibilità positive, che comunque si manifestano, se vogliamo affrontare le sfide importanti che si aprono, se vogliamo essere uomini e donne trasformati. Si giunge alla visione di una nuova dimensione interiore, a cominciare dalla sapienza narrata nei Vangeli, e di uno stile di nuova umanità, a partire dalla capacità di riformare se stessi e di mutare le proprie relazioni con gli altri nel segno dell’essenzialità, umiltà, gratitudine, benevolenza e capacità di essere generativi e cooperativi.

Come fece un tempo il grande economista e sociologo cattolico Giuseppe Toniolo, un beato che ha attraversato la sua epoca giungendo sino a noi con la sua sintesi di vita in pienezza, protagonista a livello nazionale, europeo e della stessa terra trevigiana, a cui ha donato anelito di santità personale, cultura, cooperazione, spirito di libertà, democrazia e bene comune, ali di futuro. Un vero e proprio simbolo per la rinascita”.

Per SERVIRE (davvero!) L’ITALIA abbiamo bisogno di queste “ali di futuro”, vissute e ben testimoniate da due grandi italiani: il Beato Giuseppe Toniolo e il Servo di Dio Luigi Sturzo, due solidi credenti che vedevano nel Vangelo non solo l’economia della salvezza, ma anche la salvezza dell’economia.

Dio non ci ha creato per vivere male in un mondo straordinariamente ricco di bellezze e di risorse naturali, tutte create da Lui.

(Tratto da www.servirelitalia.it)


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