Migranti, un nodo per l’Europa



Giannino Piana    8 Novembre 2018       2

Proponiamo alla lettura un editoriale che il noto teologo Giannino Piana ha scritto per la rivista della Pro Civitate Christiana di Assisi “Rocca”. È uno sguardo preoccupato sull’Europa segnata da una condizione di profondo disagio, politico, sociale ed economico.

La Brexit, il fenomeno migratorio, gli interessi convergenti degli USA di Trump e della Russia di Putin a indebolire la forza dell’Unione europea, sono tutti elementi dello scenario odierno. A questi si aggiunge poi “l’avanzare di forze sovraniste ed euroscettiche – si pensi a Paesi come l’Italia e come l’Austria – o di movimenti di destra – è sufficiente il rimando ai paesi dell’Est europeo, ma anche a Stati come la Francia e la Germania (pericolose sono, al riguardo, le recenti virate a destra della CSU) – che rischiano di sbilanciare la situazione, mettendo seriamente a repentaglio la stessa idea di comunità europea”.

Proprio il tema dei migranti, anche per la debole gestione delle Istituzioni europee e delle forze politiche democratiche, diventa il terreno favorevole per le forze che invocano la messa in atto dei “meccanismi di rifiuto e di marginalizzazione nei confronti di chi bussa alle porte del nostro continente”.

Per leggere l’articolo, cliccate qui.


2 Commenti

  1. Quando si parla di questioni morali ideali, i buonisti di professione sono battaglieri per favorire migrazioni anche di popoli fortemente caratterizzati da religioni assolutamente contrastanti con i principi prevalenti dei popoli europei e delle loro regole costituzionali, in un contesto sociale, poi, di abnorme disoccupazione, favorendo, così, forme incivili di schiavismo.
    Quando, poi, i problemi si evidenziano oggettivamente nelle loro prossimità, i principi ideali sfumano e si “contestualizzano”. I pochi resistenti,si sa, aspirano ad andare in Paradiso tra i Santi!

  2. Mi trovo in totale disaccordo con quanto scrive Giannino Piana, perché (come è detto anche nel documento in materia a suo tempo elaborato e fatto proprio dal Direttivo) non si può razionalmente affrontare il fenomeno migratorio senza far riferimento ai dati dimensionali (numero di persone che sono e potranno essere coinvolte, carico demografico dei territori di approdo, loro capacità di accoglienza in rapporto alle risorse ed alla potenziale offerta di lavoro, compatibilità con l’identità delle popolazioni autoctone europee, ecc.)
    Piana non manca (come fanno molti) di paragonare il fenomeno attuale con le vicissitudini dei nostri emigranti dimenticando che i milioni di europei coinvolti nelle migrazioni passate verso le Americhe e l’Australia andavano (richiesti dai governi locali) ad in insediarsi in paesi spopolati, anche perché le popolazioni autoctone erano state sterminate. L’Europa densamente popolata non è un paese di immigrazione e i numeri di quanti potranno essere accolti sono e saranno estremamente limitati, come attualmente quelli riguardanti i rifugiati ed i profughi nella definizione assai ristretta che la UE dà di essi. Altrettanto solo a questa ridotta frazione di immigrati, fa riferimento l’accordo di ridistribuzione fra paesi europei (che quindi non è assolutamente risolutivo del problema immigrazione).
    Può essere oggetto di discussione se, al momento, i numeri degli arrivi siano ridotti o meno, ma una politica responsabile deve fin da ora definire limiti precisi agli ingressi e creare le regole e gli strumenti necessari per farli rispettare.
    Quanto ai torti subiti dal sud del mondo da parte delle potenze europee (ciò però non riguarda tutti i paesi del nostro continente), non saranno le politiche migratorie di accoglienza a ripararli, ma piuttosto dovranno essere un riequilibrio negli scambi finora squilibrati a nostro vantaggio e una più equa ripartizione delle risorse.
    Piana auspica che i processi di integrazione dei migranti favoriscano il mantenimento della loro originaria identità culturale. Ora ritengo che i fautori della società multietnica o multiculturale, fra i quali lo annovero, si pongano fuori della realtà. In primis, è strano che, mentre non si preoccupano di salvaguardare l’identità degli europei (che, sovente, reputano un concetto privo di senso), si attivino per difendere quella dei nuovi arrivati. Inoltre, non sembrano aver un’idea molto chiara della società multietnica a cui agognano. In proposito, ha scritto Federico Rampini (Il tradimento: globalizzazione e immigrazione, le menzogne dell’élite) che “si è reso omaggio sempre e ovunque alla società multietnica, senza voler ammettere che questo termine in sé non vuol dire niente”. Della società multietnica o multiculturale credo sia il caso di parlarne prossimamente un po’ più a fondo di quanto consenta un commento.

Lascia un commento

La Tua email non sarà pubblicata.


*