
La Magnifica Humanitas, prima Enciclica di Leone XIV, ci parla di intelligenza artificiale non tanto per i suoi futuri sviluppi ma per le sue attuali ricadute sull'esistenza umana e sulla dignità della persona. Valore irrinunciabile ed insopprimibile. Da sempre centrale per la Chiesa. Ed oggi messo in forse dall'impeto dell'Ia che rischia di disumanizzare la nostra società.
Inutile girarci attorno. Come un tempo era emersa la questione sociale oggi irrompe la questione digitale. Scottante la sua attualità, perché l'intelligenza artificiale con la sua combinazione di rischi ed opportunità, ha enormi ripercussioni sulla vita dell'uomo. E, come sempre, tutto quello che riguarda l'uomo non può che ritrovarsi sotto l'attento e benevolo sguardo della Chiesa. Ecco allora questa ampia disamina a tutto campo, per aiutarci a riflettere sul rapporto tra l'inesplorato universo dell'algoritmo e l'esistenza umana.
Molteplici gli aspetti trattati dall'Enciclica ma a monte di tutto ci viene ricordato che vi è <<un livello più profondo, il più importante, che consiste nella dignità ontologica che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere». Centralità della persona da cui consegue il primato dell'uomo su qualunque sistema artificiale.
Punto decisivo ci dice Leone XIV è la necessità di umanizzare la tecnica, sempre più evoluta, che sovraintende l'Ia e fare che sia sempre la soggettività umana a prevalere. Una tecnicità che, del resto, vediamo giungere al suo estremo limite ed assumere caratteri micidiali in ambito bellico, con strumenti di morte teleguidati contro i bersagli senza alcun intervento dell'uomo. La deresponsabilizzazione umana portata al suo confine più tragico.
Dietro lo sfavillante mondo dell'Ia vi è poi il lato d'ombra di chi opera dietro le quinte, per lo più nei Paesi del Terzo mondo, con nuove e pervasive forme di schiavitù. Inauditi sfruttamenti umani che non possono venire sottaciuti. La Chiesa, come nell'Ottocento con la Rerum Novarum, non si tira indietro nel denunciare queste storture che annichiliscono l'uomo relegandolo a semplice ingranaggio del sistema produttivo.
Dinanzi allo strapotere economico e finanziario dei nuovi settori ultratecnologici si intravede infine il rischio di una plutocrazia che risulterebbe dominante se lasciata senza controllo. Non si tratta di demonizzare le nuove frontiere dell'intelligenza artificiale, ma di avere precisa consapevolezza che ad esse deve accompagnarsi la permanente tutela rappresentata dalle istituzioni democratiche, imprescindibile presidio di libertà e dignità umana.
Contro il rischio di un'insidiosa cultura dello scarto, magari celata dietro un'accattivante efficienza, tutto va sempre ricondotto al bene comune. Unico approdo che consente una vita dignitosa per tutti, senza eccezione alcuna. Soltanto in questa prospettiva potrà preservarsi una piena centralità della persona, fondamento di una società che faccia dell'umanesimo il suo autentico orizzonte. Custodire la persona umana nel complicato tempo dell'intelligenza artificiale è la grande sfida cui tutti siamo chiamati. Un forte messaggio che questa Enciclica lancia al mondo di oggi.
Inutile girarci attorno. Come un tempo era emersa la questione sociale oggi irrompe la questione digitale. Scottante la sua attualità, perché l'intelligenza artificiale con la sua combinazione di rischi ed opportunità, ha enormi ripercussioni sulla vita dell'uomo. E, come sempre, tutto quello che riguarda l'uomo non può che ritrovarsi sotto l'attento e benevolo sguardo della Chiesa. Ecco allora questa ampia disamina a tutto campo, per aiutarci a riflettere sul rapporto tra l'inesplorato universo dell'algoritmo e l'esistenza umana.
Molteplici gli aspetti trattati dall'Enciclica ma a monte di tutto ci viene ricordato che vi è <<un livello più profondo, il più importante, che consiste nella dignità ontologica che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere». Centralità della persona da cui consegue il primato dell'uomo su qualunque sistema artificiale.
Punto decisivo ci dice Leone XIV è la necessità di umanizzare la tecnica, sempre più evoluta, che sovraintende l'Ia e fare che sia sempre la soggettività umana a prevalere. Una tecnicità che, del resto, vediamo giungere al suo estremo limite ed assumere caratteri micidiali in ambito bellico, con strumenti di morte teleguidati contro i bersagli senza alcun intervento dell'uomo. La deresponsabilizzazione umana portata al suo confine più tragico.
Dietro lo sfavillante mondo dell'Ia vi è poi il lato d'ombra di chi opera dietro le quinte, per lo più nei Paesi del Terzo mondo, con nuove e pervasive forme di schiavitù. Inauditi sfruttamenti umani che non possono venire sottaciuti. La Chiesa, come nell'Ottocento con la Rerum Novarum, non si tira indietro nel denunciare queste storture che annichiliscono l'uomo relegandolo a semplice ingranaggio del sistema produttivo.
Dinanzi allo strapotere economico e finanziario dei nuovi settori ultratecnologici si intravede infine il rischio di una plutocrazia che risulterebbe dominante se lasciata senza controllo. Non si tratta di demonizzare le nuove frontiere dell'intelligenza artificiale, ma di avere precisa consapevolezza che ad esse deve accompagnarsi la permanente tutela rappresentata dalle istituzioni democratiche, imprescindibile presidio di libertà e dignità umana.
Contro il rischio di un'insidiosa cultura dello scarto, magari celata dietro un'accattivante efficienza, tutto va sempre ricondotto al bene comune. Unico approdo che consente una vita dignitosa per tutti, senza eccezione alcuna. Soltanto in questa prospettiva potrà preservarsi una piena centralità della persona, fondamento di una società che faccia dell'umanesimo il suo autentico orizzonte. Custodire la persona umana nel complicato tempo dell'intelligenza artificiale è la grande sfida cui tutti siamo chiamati. Un forte messaggio che questa Enciclica lancia al mondo di oggi.
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