1946-2026: ottanta anni di Repubblica italiana



Aldo Novellini    2 Giugno 2026       0

La Repubblica compie ottanta anni. Il 2 giugno del 1946 nel referendum istituzionale l'opzione repubblicana prevalse su quella monarchica per due milioni di voti. Ventiquattro milioni i votanti, una partecipazione alle urne stellare, quasi il 90 per cento: altro che l'asfissia elettorale di oggi. Per la prima volta dall'unità nazionale, anche le donne furono ammesse a votare.

Per la Repubblica si pronunciò il 54 per cento dell'elettorato, per la monarchia il 46. Il referendum spaccò però in due l'Italia: il nord, con il 66 per cento, fu a favore della Repubblica, il sud, con il 63 per cento si schierò dal lato della monarchia. La Campania la regione più monarchica, il Trentino quella più filo repubblicana. Non votò l'Alto Adige in attesa di conoscere il proprio destino, con l'Austria in agguato. Stessa cosa per la Venezia Giulia con Trieste nelle mire jugoslave. In Piemonte fu Cuneo la provincia più fedele al Re, mentre la repubblica fu maggioranza a Torino e nelle restanti province.

Non mancarono le polemichem forse inevitabili. Al centro della contesa la modalità di computare la maggioranza, se cioè basarsi sui votanti – schede bianche e nulle comprese – o sui voti validi. Nel primo caso la Repubblica avrebbe prevalso davvero di un soffio, dando adito a reieterate contestazioni. Poi, come è logico, furono i voti validi ad essere presi in considerazione e tutto rientrò nei binari di una certa correttezza istituzionale e Umberto se ne andò in Portogallo. A ben vedere, si sarebbe potuto scommettere che sarebbe stato il Juan Carlos italiano. Nessuna nostalgia – intendiamoci - solo una sorta di onore delle armi al “Re di maggio”, chiamato nell'impresa, invero complicata, di salvare la dinastia.

Fu Repubblica, dunque, e di li a poco Costituzione. Un legame inscindibile, perché proprio la Carta costituzionale a dare vita e a fissare in modo chiaro ed univoco i contorni della nostra democrazia repubblicana.

Intanto una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Non sui lavoratori come in prima battuta chiedevano le sinistre, ma sul lavoro, in un'accezione più larga ed inclusiva, contrapposto a rendita e privilegio, come generale espressione dell'attività umana e non appannaggio di una specifica classe sociale.

Una repubblica antifascista, perché in essa tutto respinge le logiche prevaricatrici, gerarchiche e razziste di quella ideologia. Le sue radici sono nella Guerra di Liberazione nazionale, nella conquista dalla dignità e della libertà contro l'oppressione.

Una repubblica solidale che tutela salute ed ambiente. Che ripudia la guerra e fa della collaborazione internazionale la bussola per guidare il nostro futuro.

Una repubblica, infine, parlamentare che pone al centro la libera e democratica rappresentanza dei cittadini, senza concedere spazio ad opzioni leaderistiche e presidenziali.

Teniamocela quindi stretta questa Repubblica senza stravolgerne principi ed istituzioni con riforme forzate ed abborracciate. Significherebbe soltanto peggiorarne gli assetti. Nel corso dei decenni in diverse occasioni si è tentato di modificare alcuni dei suoi assetti politici ed istituzionali. Tentativi quasi sempre falliti, respinti dalla maggioranza dei cittadini.

Soltanto la modifica federalista del Titolo V è passata al vaglio elettorale, rivelandosi però, alla resa dei conti, un'inutile complicazione nei rapporti tra lo Stato e le Regioni. Per il resto, bocciatura totale di ben tre riforme costituzionali: 2006 (devolution), 2016 (soppressione del bicameralismo) e di quella della magistratura, poco più di due mesi fa.

Il messaggio proveniente dalle urne è sempre stato quello di lasciare che il modello repubblicano parlamentare, tra separazione dei poteri e bicameralismo, continui il proprio corso, sulla base di quanto tracciato in Assemblea Costituente. Ecco, evitiamo allora di rivoltare queste nostre istituzioni democratiche e repubblicane, rischieremo solo di peggiorarle. Lunga vita quindi alla nostra cara Repubblica e, a tutti noi, Buona Festa in questo Ottantesimo anniversario.


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