Germania: dopo il crollo in Meclemburgo, quale futuro per la Cdu?



Aldo Novellini    1 Ottobre 2026       0

Regionali tedesche in Meclemburgo e a Berlino. Nel primo caso era praticamente sicura la vittoria dell'ultradestra Afd, mentre nella capitale era lecito attendersi, dato il solido radicamento, un successo della Linke. Fin qui nulla di inaspettato. La vera notizia è invece l'esclusione della Cdu dal Parlamento del Meclemburgo non avendo superato la soglia del 5 per cento necessaria ad entrarvi. Qualcosa mai accaduta prima. Il partito che dal 1949 - quando è nata la Repubblica federale - è la principale forza politica del Paese essendovi rimasto alla guida più a lungo di tutti, per la prima volta resta fuori da un'assemblea legislativa.

Un vero e proprio terremoto politico. Un crollo verticale senza precedenti che mette a soqquadro il partito e vede il cancelliere Frederick Merz parlare apertamente di disastro. Alla Cdu non basta infatti il secondo posto ottenuto a Berlino (19 per cento, tre punti in più dell'Afd) per cambiare il senso di una tornata elettorale mai tanto negativa.

Evidente, e piena di incognite, la crisi dei cristiano-democratici, a rischio di future sconfitte anche nei lander occidentali, dove sinora si è sempre registrata una certa tenuta. Nessuno comunque prevede vi siano ripercussioni sul governo nazionale con la sostituzione in corsa di Merz con un altro esponente Cdu. Del resto non si vede chi, in circostanze tanto complicate, voglia realmente prenderne il posto. Se però accadesse non sarebbe la prima volta. Nel 1963 capitò addirittura a Konrad Adenauer, il cancelliere della ricostruzione democratica, messo da parte per avviare un mutamento di rotta nel governo.

Adesso però è troppo rischioso rimettere in discussione gli equilibri di governo anche perché nell’attuale Bundestag - dove neppure sono presenti i liberal della Fdp, tradizionali alleati dei democristiani - non esistono - tranne coinvolgere l'Afd, e sarebbe folle - altre possibili maggioranze oltre alla Grande coalizione con i socialdemocratici della Spd. I quali, ad ogni buon conto, hanno già riconfermato il sostegno al cancelliere, puntando su qualche aggiustamento in corso d'opera.

Al di là del voto in Meclemburgo, e di quanto potrà accadere nelle fila governative, resta da chiedersi, se stiamo assistendo ad un'inesorabile declino della Cdu oppure se siano solo nubi passeggere. I cristiano-democratici, tranne alcuni periodi di opposizione, sono un po' il perno su cui si sono costituite le maggioranze di governo e in Baviera, la consociata Csu, domina la scena da sempre. Economia sociale di mercato (ben diversa dal liberismo anglosassone) e forte ancoraggio europeo sono i due ingredienti che ne hanno fatto la fortuna, oltre ad un robusto radicamento sociale e un interclassismo che ha sempre evitato le posizioni estreme. Qualcosa di simile alla nostra Dc, seppure lievemente più spostata sul centro-destra.

Al suo interno peraltro, oltre all'anima conservatrice, oggi incarnata dal cancelliere Merz, vi è una corrente di sinistra, a forte contenuto sociale, che in anni lontani aveva in Theodor Blank il suo più convinto assertore, e che in tempi più recenti ha visto in Angela Merkel la sua capofila.

L'interrogativo è, dunque, se alla Cdu possa accadere quanto successo alla Dc dove ad un certo punto le diverse anime del partito non sono più riuscite a coesistere. Si tratta cioè di capire se per i cristiano-democratici tedeschi non vi il rischio di fare la stessa fine, dividendosi tra tra centristi e conservatori: i primi orientati verso il centrosinistra e i secondi attratti dall'Afd. Una tentazione che con la caduta di consensi potrebbe rendersi irresistibile.

Difficile, ovviamente, fare previsioni e in ogni modo questo richiederebbe un'analisi politica assai più approfondita. Può dirsi però che la presenza di un sistema elettorale proporzionale, che non obbliga come nei collegi maggioritari a schierarsi a destra o a sinistra per conquistare il seggio, dovrebbe rivelarsi il vero salvagente del futuro unitario alla Cdu. L'auspicio è che sia davvero così, anche considerando l'europeismo che da sempre connota questa grande forza politica.


Il primo dei commenti

Lascia un commento

La Tua email non sarà pubblicata.


*