Pier Giuseppe Accornero – Michele Pellegrino. L’uomo, lo studioso, il vescovo del Concilio



Aldo Novellini    14 Luglio 2026       0

Una biografia ampia e minuziosa, ricca di aneddoti e di testimonianze, quella del prete e giornalista Pier Giuseppe Accornero nel libro “Michele Pellegrino. L'uomo, lo studioso, il vescovo del Concilio” (Effatà) sul cardinale che resse l'Arcidiocesi di Torino dal 1965 al 1977. Il ritratto di un uomo di Chiesa con la non comune capacità di unire ad un'intensa attività intellettuale un altrettanto intenso servizio pastorale.

Nato nel 1903 a Roata Chiusani una borgata presso Centallo, in provincia di Cuneo, Pellegrino fu ordinato sacerdote nel 1925 intraprendendo in parallelo la carriera accademica. Divenuto docente di Letteratura cristiana antica all'Università di Torino assunse poi la carica di vescovo ausiliario a Fossano, accompagnando l'insegnamento ai compiti pastorali. Partecipò al Concilio segnalandosi, nei suoi interventi, tra gli esponenti più sensibili al rinnovamento della Chiesa.

Nel 1965, alla morte del cardinale Maurilio Fossati, Paolo VI lo nominò arcivescovo di Torino. Sulla cattedra di San Massimo approdava un presule non particolarmente noto, dai più ritenuto uno studioso rinchiuso nella propria torre d'avorio. E invece, come sovente accade nelle vicende della Chiesa, spesso sorprendenti nel loro divenire, sin dall'esordio il nuovo arcivescovo seppe imprimere alla diocesi una propria e ben precisa direzione di marcia, non curandosi delle ingerenze della politica e delle pressioni degli ambienti economici.

Annunciare il Vangelo ad una realtà sempre più secolarizzata e spesso distante dal cattolicesimo: questa la sola e unica missione che volle portare avanti. Diffondere la parola di Gesù anche con la realizzazione di nuove chiese nei quartieri che stavano prendendo forma in una Torino allora in forte espansione demografica.

Di notevole significato fu l'esperienza dei preti operai che venne incoraggiata seppure sottolineando che l'azione pastorale dovesse sempre avere la priorità su qualsiasi altro aspetto. Grande apertura verso i movimenti di aiuto al Terzo Mondo, in linea con le nuove frontiere solidali che si andavano disegnando nel post concilio. Sul finire del 1971 lanciò quella che fu la sua iniziativa più famosa ed importante: la lettera pastorale “Camminare Insieme”.

Essa, in nome dei valori cristiani di povertà, fraternità e libertà, si faceva portatrice di una Chiesa inclusiva, prossima agli emarginati e a tutte le situazioni di disagio, nella visione di una città solidale che superasse una certa maschera perbenista e rompesse i vecchi schemi di un cattolicesimo rinchiuso in sacrestia. Una “Chiesa in uscita” verso il mondo, antesignana di quella su cui puntò, molti decenni dopo, Papa Francesco. Per queste sue aperture Pellegrino fu aspramente avversato dai poteri forti, infastiditi dal pungolo che proveniva dalla diocesi. In più occasioni il quotidiano La Stampa attaccò il Cardinale e da più parti si parlò di “vescovo rosso” e di “amico dei comunisti”.

Nessuna novità. Quando si mette al centro il Vangelo con la sua forza di liberazione umana si diventa scomodi per i potentati di qualsiasi risma. Capitò non solo a lui ma molti altri uomini della Chiesa: da Arnulfo Romero, ucciso dagli squadroni della morte in Salvador, ad Helder Camara, vescovo di Recife, in Brasile più volte minacciato dalla dittatura.

In Pellegrino nessun cedimento verso il marxismo, dottrina materialista che ritenne sempre inconciliabile con il cristianesimo. Disponibilità al confronto con tutti, ma fermezza sui valori fondamentali: dalla sacralità della vita all'indissolubilità del matrimonio. Gli ultimi anni alla testa dell'arcidiocesi – che lasciò nel 1977- lo videro alle prese con una città immersa in rapidi e tumultuosi cambiamenti, segnata da crescenti tensioni sociali e ferita dall'imperversare del terrorismo.

A sessanta anni dalla sua nomina ad arcivescovo e a quaranta dalla morte, avvenuta nell'ottobre 1986, l'autore si propone di ricordare padre Pellegrino anche per promuoverne la causa di beatificazione. Ritroviamo così, lungo le pagine del libro, un autentico pastore di una Chiesa vicina all'umanità sofferente e in dialogo con una contemporaneità, allora come oggi, tanto confusa e quanto bisognosa di comprensione.


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