
Titolo e contenuto di questo articolo esprimono al meglio l’opinione che abbiamo in questa prima fase della guerra portata da USA e Israele all’Iran.
L’ex Consigliere di Donald Trump – oggi in disgrazia – John Bolton, ci fa sapere che anche l’Italia può essere raggiunta dai missili iraniani. Come già accaduto in passato, c’è sempre il rischio di allargare le paure e il conflitto.
Noi la pensiamo come il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, che ha denunciato, anche in questo caso, la violazione del Diritto internazionale da parte di Israele e degli Stati Uniti per un’azione militare ingiustificata. Giunta tra l’altro nel pieno delle trattative e che, secondo i mediatori dell’Oman, era a “portata di mano”. La pensiamo anche come papa Leone XIV che proprio ieri ha ricordato come “la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”.
Questa guerra, dunque, non è la nostra come non lo sono tutte quelle respinte dallo spirito e dalla sostanza dell’art. 11 della nostra Costituzione. Andrebbe detto chiaro e tondo e ripetuto tutti i giorni. Anche da parte del nostro Governo, invece di continuare a fare “il pesce in barile” e dovrebbe agire ben sapendo che la stragrande maggioranza degli italiani non la vogliono questa guerra – né altre – così come non vogliono continuare a veder violare il Diritto internazionale da amici e da alleati. I quali, con il loro comportamento, minano ancora di più quei “valori” cui ci si appella ad ogni piè sospinto, ma senza assumere una posizione chiara e ferma come meriterebbe, invece, un rapporto vero di amicizia e di alleanza.
E sarebbe inoltre necessario capire, anche alla luce del fatto che l’Italia è stata completamente tenuta disinformata – al punto che il nostro Ministro della Difesa è andato in vacanza a Dubai proprio poche ore prima dei bombardamenti –, il senso che viene dato a quell’amicizia e a quell’alleanza.
E guardando ai nostri interessi, e a quelli del resto d’Europa, noi rischiamo – come accaduto con l’Ucraina – di assaggiare un’altra “polpetta avvelenata” per noi europei. Perché lo Stretto di Hormuz, da cui passa quotidianamente l’80% della fornitura mondiale di idrocarburi, è di fatto già impraticabile, visto che centinaia di petroliere si sono dovute fermare a causa dei bombardamenti incrociati tra le due parti contrapposte. Peccato che il blocco – che potrebbe scattare in maniera definitiva se l’Iran cominciasse a prendere di mira le petroliere – significherebbe per noi restare senza la continua fornitura del gas che riceviamo dal Qatar. E allora sì, che la guerra diventerebbe anche la nostra, ma non come ce la vogliono ammannire amici ed alleati.
L’ex Consigliere di Donald Trump – oggi in disgrazia – John Bolton, ci fa sapere che anche l’Italia può essere raggiunta dai missili iraniani. Come già accaduto in passato, c’è sempre il rischio di allargare le paure e il conflitto.
Noi la pensiamo come il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, che ha denunciato, anche in questo caso, la violazione del Diritto internazionale da parte di Israele e degli Stati Uniti per un’azione militare ingiustificata. Giunta tra l’altro nel pieno delle trattative e che, secondo i mediatori dell’Oman, era a “portata di mano”. La pensiamo anche come papa Leone XIV che proprio ieri ha ricordato come “la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”.
Questa guerra, dunque, non è la nostra come non lo sono tutte quelle respinte dallo spirito e dalla sostanza dell’art. 11 della nostra Costituzione. Andrebbe detto chiaro e tondo e ripetuto tutti i giorni. Anche da parte del nostro Governo, invece di continuare a fare “il pesce in barile” e dovrebbe agire ben sapendo che la stragrande maggioranza degli italiani non la vogliono questa guerra – né altre – così come non vogliono continuare a veder violare il Diritto internazionale da amici e da alleati. I quali, con il loro comportamento, minano ancora di più quei “valori” cui ci si appella ad ogni piè sospinto, ma senza assumere una posizione chiara e ferma come meriterebbe, invece, un rapporto vero di amicizia e di alleanza.
E sarebbe inoltre necessario capire, anche alla luce del fatto che l’Italia è stata completamente tenuta disinformata – al punto che il nostro Ministro della Difesa è andato in vacanza a Dubai proprio poche ore prima dei bombardamenti –, il senso che viene dato a quell’amicizia e a quell’alleanza.
E guardando ai nostri interessi, e a quelli del resto d’Europa, noi rischiamo – come accaduto con l’Ucraina – di assaggiare un’altra “polpetta avvelenata” per noi europei. Perché lo Stretto di Hormuz, da cui passa quotidianamente l’80% della fornitura mondiale di idrocarburi, è di fatto già impraticabile, visto che centinaia di petroliere si sono dovute fermare a causa dei bombardamenti incrociati tra le due parti contrapposte. Peccato che il blocco – che potrebbe scattare in maniera definitiva se l’Iran cominciasse a prendere di mira le petroliere – significherebbe per noi restare senza la continua fornitura del gas che riceviamo dal Qatar. E allora sì, che la guerra diventerebbe anche la nostra, ma non come ce la vogliono ammannire amici ed alleati.
Che dire ? Tutto vero. Ma se da decenni, pur di rimanere disuniti, i governanti europei ritengono bene mettersi nelle condizioni di non poter fare nulla di significativo in politica estera, non potremo fare altro che subire, ivi comprese le guerre non nostre.