
Sala piena all' Educatorio della Provvidenza di corso Trento per l'incontro sul referendum sulla magistratura. Già questa – in tempi in cui la partecipazione ai dibattiti risulta spesso alquanto esigua – è una buona notizia. Per la nostra Associazione l'incoraggiamento a proseguire con iniziative del genere, magari su altri temi. Che certo non mancheranno.
Confronto interessante e d'altronde l'autorevolezza dei due relatori - l'avvocato Mauro Ronco per il Sì e l'ex procuratore Marcello Maddalena per il No – deponeva certamente in questo senso. Non sappiamo se qualcuno nel pubblico, ascoltando le due voci in contradditorio, abbia cambiato parere rispetto all'idea che magari inizialmente aveva della riforma. Crediamo però che l'approccio “pacato e informato” alla materia del contendere abbia potuto favorire qualche riflessione in più tra i presenti. Approfondimenti magari anche stimolati, al momento delle domande del pubblico, dal ping-pong dialettico - vivace e cortese al tempo stesso – tra i due invitati, a sostegno delle proprie rispettive tesi.
Quali dunque le tesi in gioco? Prima di parlare delle divergenze tra i due convenuti, va intanto registrato un tratto che ha accomunato i loro ragionamenti: per entrambi non vi è alcunché di epocale in questa riforma che non contribuirà affatto a risolvere gli annosi problemi della giustizia del nostro Paese: dai tempi biblici per i processi alle procedure spesso complesse e farraginose. Poi – com'era lecito attendersi - le strade tra i due si dividono: per Ronco questa riforma, pur non decisiva rappresenta comunque il tentativo di migliorare il nostro sistema giudiziario, mentre per Maddalena la modifica costituzionale ne determinerà un significativo peggioramento.
Sintetizzandone i contenuti, sono tre i cardini della riforma: creazione di due Csm, uno per i giudici e l'altro per i pm; sorteggio come metodo di selezione dei componenti dei due Csm; istituzione dell'Alta Corte disciplinare. Vediamo quindi cosa dicono sui singoli punti i nostri due ospiti.
Ronco afferma che la separazione delle carriere tra pm e giudici, attuata sdoppiando i due Csm, servirà a dare finalmente piena attuazione al “giusto processo”, ossia a quanto prescritto nell'art. 111 Cost, laddove si impone una piena parità tra le parti processuali. <<Nelle controversie civili le parti, in genere due soggetti privati, si trovano in posizione di parità, non così accade in ambito penale dove il pubblico ministero appartiene allo stesso ordine del giudice creando una vicinanza istituzionale che solo la separazione può spezzare. La delicatezza dell'attività investigativa del pm, richiederebbe un suo controllo da parte del giudice. Cosa che non avviene in modo adeguato col rischio che possano esservi degli abusi>>. Una funzione di controllo che può esercitarsi soltanto se vi è separatezza tra le due figure: ecco allora la necessità di un giudice realmente terzo. Cosa che oggi non accade.
La separazione delle carriere esiste già, è la risposta di Maddalena. <<Oggi è consentito un solo passaggio, da pm e giudice o viceversa, nei primi dieci anni dall'ingresso in magistratura. Si tratta dunque di un falso problema. La verità è che questa riforma, dietro il suo apparente tecnicismo nello spezzare in due tronconi l'attuale Csm unitario, vuole semplicemente preparare il terreno per portare il pm nell'orbita del governo ed aprire le porte al controllo politico della magistratura. Un esito molto pericoloso per la separazione dei poteri: decisivo principio di un sistema liberale.
Secondo elemento della riforma è il sorteggio. Ronco lo vede legato ad un'esigenza di trasparenza poiché oggi il sistema è inquinato dalle correnti, divenute impropriamente simili a delle formazioni politiche. <<Sorteggio? Un metodo offensivo - ha ribattuto Maddalena – che non risolve alcunché. Essere favorevoli a questo metodo significa far venire meno la responsabilità di chi sceglie e di chi viene scelto. Assurdo poi ritenere che il caso possa far meglio del raziocinio umano. E in ogni modo le correnti, riappariranno sotto mentite spoglie, poiché esse non sono frutto di un capriccio ma si fondano su un substrato storico, su come viene inteso il ruolo stesso del magistrato nel complessivo ordinamento>>.
Terzo aspetto l'Alta Corte. Ronco ritiene che la sua istituzione consentirà di sottrarre la materia disciplinare alle influenze corporative presenti nell'odierno Csm. <<L'elevata qualificazione dei membri di questo nuovo organismo costituisce la garanzia che le valutazioni disciplinari sui magistrati vengano compiute al di fuori di pressioni di vario genere>>. Al contrario Maddalena considera infondata la tesi di un Csm “morbido” verso i magistrati, sostenendo che togliere questa competenza all'organo di autogoverno della magistratura significa soltanto indebolirne il ruolo istituzionale.
Un dibattito – questo dei nostri relatori – che rimarrà aperto sino al voto referendario. E forse anche oltre, considerato che nel nostro Paese le dispute non hanno mai fine. Così come - con o senza riforma - non avranno fine i reali problemi della giustizia che scontano, da sempre, il totale disinteresse della politica.
PER VEDERE IL FILMATO COMPLETO DEL DIBATTITO, CLICCA SU QUESTO LINK
Confronto interessante e d'altronde l'autorevolezza dei due relatori - l'avvocato Mauro Ronco per il Sì e l'ex procuratore Marcello Maddalena per il No – deponeva certamente in questo senso. Non sappiamo se qualcuno nel pubblico, ascoltando le due voci in contradditorio, abbia cambiato parere rispetto all'idea che magari inizialmente aveva della riforma. Crediamo però che l'approccio “pacato e informato” alla materia del contendere abbia potuto favorire qualche riflessione in più tra i presenti. Approfondimenti magari anche stimolati, al momento delle domande del pubblico, dal ping-pong dialettico - vivace e cortese al tempo stesso – tra i due invitati, a sostegno delle proprie rispettive tesi.
Quali dunque le tesi in gioco? Prima di parlare delle divergenze tra i due convenuti, va intanto registrato un tratto che ha accomunato i loro ragionamenti: per entrambi non vi è alcunché di epocale in questa riforma che non contribuirà affatto a risolvere gli annosi problemi della giustizia del nostro Paese: dai tempi biblici per i processi alle procedure spesso complesse e farraginose. Poi – com'era lecito attendersi - le strade tra i due si dividono: per Ronco questa riforma, pur non decisiva rappresenta comunque il tentativo di migliorare il nostro sistema giudiziario, mentre per Maddalena la modifica costituzionale ne determinerà un significativo peggioramento.
Sintetizzandone i contenuti, sono tre i cardini della riforma: creazione di due Csm, uno per i giudici e l'altro per i pm; sorteggio come metodo di selezione dei componenti dei due Csm; istituzione dell'Alta Corte disciplinare. Vediamo quindi cosa dicono sui singoli punti i nostri due ospiti.
Ronco afferma che la separazione delle carriere tra pm e giudici, attuata sdoppiando i due Csm, servirà a dare finalmente piena attuazione al “giusto processo”, ossia a quanto prescritto nell'art. 111 Cost, laddove si impone una piena parità tra le parti processuali. <<Nelle controversie civili le parti, in genere due soggetti privati, si trovano in posizione di parità, non così accade in ambito penale dove il pubblico ministero appartiene allo stesso ordine del giudice creando una vicinanza istituzionale che solo la separazione può spezzare. La delicatezza dell'attività investigativa del pm, richiederebbe un suo controllo da parte del giudice. Cosa che non avviene in modo adeguato col rischio che possano esservi degli abusi>>. Una funzione di controllo che può esercitarsi soltanto se vi è separatezza tra le due figure: ecco allora la necessità di un giudice realmente terzo. Cosa che oggi non accade.
La separazione delle carriere esiste già, è la risposta di Maddalena. <<Oggi è consentito un solo passaggio, da pm e giudice o viceversa, nei primi dieci anni dall'ingresso in magistratura. Si tratta dunque di un falso problema. La verità è che questa riforma, dietro il suo apparente tecnicismo nello spezzare in due tronconi l'attuale Csm unitario, vuole semplicemente preparare il terreno per portare il pm nell'orbita del governo ed aprire le porte al controllo politico della magistratura. Un esito molto pericoloso per la separazione dei poteri: decisivo principio di un sistema liberale.
Secondo elemento della riforma è il sorteggio. Ronco lo vede legato ad un'esigenza di trasparenza poiché oggi il sistema è inquinato dalle correnti, divenute impropriamente simili a delle formazioni politiche. <<Sorteggio? Un metodo offensivo - ha ribattuto Maddalena – che non risolve alcunché. Essere favorevoli a questo metodo significa far venire meno la responsabilità di chi sceglie e di chi viene scelto. Assurdo poi ritenere che il caso possa far meglio del raziocinio umano. E in ogni modo le correnti, riappariranno sotto mentite spoglie, poiché esse non sono frutto di un capriccio ma si fondano su un substrato storico, su come viene inteso il ruolo stesso del magistrato nel complessivo ordinamento>>.
Terzo aspetto l'Alta Corte. Ronco ritiene che la sua istituzione consentirà di sottrarre la materia disciplinare alle influenze corporative presenti nell'odierno Csm. <<L'elevata qualificazione dei membri di questo nuovo organismo costituisce la garanzia che le valutazioni disciplinari sui magistrati vengano compiute al di fuori di pressioni di vario genere>>. Al contrario Maddalena considera infondata la tesi di un Csm “morbido” verso i magistrati, sostenendo che togliere questa competenza all'organo di autogoverno della magistratura significa soltanto indebolirne il ruolo istituzionale.
Un dibattito – questo dei nostri relatori – che rimarrà aperto sino al voto referendario. E forse anche oltre, considerato che nel nostro Paese le dispute non hanno mai fine. Così come - con o senza riforma - non avranno fine i reali problemi della giustizia che scontano, da sempre, il totale disinteresse della politica.
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Sono d’accordo con le tesi dell’avv.Ronco. Lo ribadisco, nel merito non si può non essere d’accordo con Ronco; basta che tutti ci ricordiamo di come e successo da tangentopoli in poi, una parte di magistrati a difendere i poteri forti ed il PCI, e cancellare un sistema di partiti e di soggetti intermedi, per fare emergere l’antipolitica e i partiti col padrone, tutti, anche il pds,avs, 5 stelle, vannacci, renzi, calenda etc.etc…. Andiamoci a rileggere gli scritti di Berlinguer, Andreotti, Forlani, La Malfa, Craxi etc.etc… forse verrà un poco di nostalgia di fronte alle parole false ed insignificanti di molti, molti miracolati che siedono immeritatamente sugli scranni del Parlamento. Conclusione se si vota no solo contro il Governo e da irresponsabili. Oltretutto che era una proposta di tutti i partiti,anche PDS… Certo il si non trasformera’ la giustizia,ci vogliono altre riforme o interventi, ma certo CONTRIBUIRA’ ad alleviare e garantire qualche imputato normale… il voto e’ SI.