
Quello che si cerca invano sui principali media italiani sono le reazioni dei repubblicani USA alle “bizzarre” dichiarazioni del presidente Trump. Il termine “bizzarre” non è mio , ma preso da un editoriale dall’autorevole rivista conservatrice americana “National Review” che parla testualmente di The antics of the last few months ( si potrebbe addirittura tradurre con “le buffonate degli ultimi mesi”).
Una parte del mondo repubblicano americano sembra pensarla come la rivista e anche se i “Maga” fossero la maggioranza dell’elettorato che vota per il partito Repubblicano, senza questa parte è molto probabile che il Presidente non abbia più una maggioranza popolare.
Per questi commentatori, la Groenlandia è una inutile crisi e “se anche Trump ha avuto ragione a sottolinearne l'importanza strategica, a lanciare l'idea di un acquisto diretto piuttosto che limitarsi a sfruttare i nostri attuali accordi contrattuali favorevoli che regolano l'isola, c'è una differenza tra lanciare un'idea e imporla. Dovremmo acquistare la Groenlandia solo se la decisione finale sull'accettazione della nostra offerta verrà presa tramite referendum dagli stessi groenlandesi”, scrive la “National Review”.
E anche un altro organo di stampa di tendenze conservatrici come il “Wall Street Journal” ha titolato Le minacce di Trump agli alleati alimentano la preoccupazione che gli Stati Uniti abbiano perso la strada.
Il timore per molti è sulla tenuta della NATO e che i dazi non si rivelino un boomerang per i consumatori americani. Scrive Michael Goodwin, opinionista di un altro media decisamente conservatore come il “New York Post”: “La possibilità che le sue richieste e minacce possano mandare in frantumi la NATO è un prezzo assurdamente alto da pagare. Invece di raggiungere il suo obiettivo di rafforzare la sicurezza nazionale, perdere la NATO la danneggerebbe gravemente. Lo stesso vale per il piano del presidente di imporre tariffe come sanzione agli alleati europei che non sostengono la proprietà statunitense della Groenlandia”.
Questi commentatori filo Repubblicani non sono diventati improvvisamente Democratici. Di Trump apprezzano le politiche anti-narcos e anti-migratorie, ma mettono in guardia, ad esempio, sugli eccessi dell’ICE (la polizia anti-immigrati), in particolari su quanto accaduto a Minneapolis: “I Democratici hanno esagerato definendo gli agenti nazisti e Trump Hitler. Ma i sondaggi suggeriscono che gran parte del Paese non gradisce l'immagine che circonda i raid, il che dovrebbe servire da monito alla Casa Bianca”, scrive Goodwin. Il giornalista definisce invece coraggioso il tentativo di Trump di fermare il flusso di droga illegale proveniente dal Venezuela, giusto bombardare le navi della droga e catturare l'uomo forte Nicolás Maduro ma, sottolinea, “purtroppo, la Groenlandia offre un esempio di altro tipo. La forte determinazione del presidente nel volersi assicurare la proprietà dell'isola più grande del mondo è giustificabile in termini di sicurezza nazionale, ma le sue tattiche non si stanno rivelando convincenti né in patria né all'estero”.
Questa “lotta sconveniente”, scrive sul “Post” Goodwin, sottolinea il fatto che, “nonostante le richieste di Trump, l'America non può semplicemente imporre la propria volontà e continuare a stringere e mantenere alleati», e conclude: “un veterano esponente del partito repubblicano ha riassunto in modo intelligente la scommessa che Trump sta facendo sulla Groenlandia: sono troppe fiches da scommettere, e per cosa?”.
Una parte del mondo repubblicano americano sembra pensarla come la rivista e anche se i “Maga” fossero la maggioranza dell’elettorato che vota per il partito Repubblicano, senza questa parte è molto probabile che il Presidente non abbia più una maggioranza popolare.
Per questi commentatori, la Groenlandia è una inutile crisi e “se anche Trump ha avuto ragione a sottolinearne l'importanza strategica, a lanciare l'idea di un acquisto diretto piuttosto che limitarsi a sfruttare i nostri attuali accordi contrattuali favorevoli che regolano l'isola, c'è una differenza tra lanciare un'idea e imporla. Dovremmo acquistare la Groenlandia solo se la decisione finale sull'accettazione della nostra offerta verrà presa tramite referendum dagli stessi groenlandesi”, scrive la “National Review”.
E anche un altro organo di stampa di tendenze conservatrici come il “Wall Street Journal” ha titolato Le minacce di Trump agli alleati alimentano la preoccupazione che gli Stati Uniti abbiano perso la strada.
Il timore per molti è sulla tenuta della NATO e che i dazi non si rivelino un boomerang per i consumatori americani. Scrive Michael Goodwin, opinionista di un altro media decisamente conservatore come il “New York Post”: “La possibilità che le sue richieste e minacce possano mandare in frantumi la NATO è un prezzo assurdamente alto da pagare. Invece di raggiungere il suo obiettivo di rafforzare la sicurezza nazionale, perdere la NATO la danneggerebbe gravemente. Lo stesso vale per il piano del presidente di imporre tariffe come sanzione agli alleati europei che non sostengono la proprietà statunitense della Groenlandia”.
Questi commentatori filo Repubblicani non sono diventati improvvisamente Democratici. Di Trump apprezzano le politiche anti-narcos e anti-migratorie, ma mettono in guardia, ad esempio, sugli eccessi dell’ICE (la polizia anti-immigrati), in particolari su quanto accaduto a Minneapolis: “I Democratici hanno esagerato definendo gli agenti nazisti e Trump Hitler. Ma i sondaggi suggeriscono che gran parte del Paese non gradisce l'immagine che circonda i raid, il che dovrebbe servire da monito alla Casa Bianca”, scrive Goodwin. Il giornalista definisce invece coraggioso il tentativo di Trump di fermare il flusso di droga illegale proveniente dal Venezuela, giusto bombardare le navi della droga e catturare l'uomo forte Nicolás Maduro ma, sottolinea, “purtroppo, la Groenlandia offre un esempio di altro tipo. La forte determinazione del presidente nel volersi assicurare la proprietà dell'isola più grande del mondo è giustificabile in termini di sicurezza nazionale, ma le sue tattiche non si stanno rivelando convincenti né in patria né all'estero”.
Questa “lotta sconveniente”, scrive sul “Post” Goodwin, sottolinea il fatto che, “nonostante le richieste di Trump, l'America non può semplicemente imporre la propria volontà e continuare a stringere e mantenere alleati», e conclude: “un veterano esponente del partito repubblicano ha riassunto in modo intelligente la scommessa che Trump sta facendo sulla Groenlandia: sono troppe fiches da scommettere, e per cosa?”.
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