Il piano inclinato



Aldo Novellini    19 Gennaio 2026       4

Bisogna purtroppo ammettere che nell'attuale contesto internazionale è come ci trovassimo su piano inclinato: quello che lentamente rischia di portare ad una guerra aperta sul terreno europeo e non solo. Magari non succederà, e in qualche maniera le tensioni si ridurranno a schermaglie senza alcun seguito, ma questa frenesia nel riarmo, che pervade un po' tutti, non può che destare allarme in qualsiasi persona di buon senso.

Siamo immersi in un clima che prefigura, per i prossimi anni, la concreta possibilità di un conflitto europeo o comunque su vasta scala. Ritenendolo addirittura probabile se non proprio – e ci mancherebbe! - inevitabile. E questo clima va persino al di là delle complesse situazioni presenti sul campo in Ucraina o in Medio Oriente o a quanto sta accadendo in Iran ed è accaduto in Venezuela. O riguardo alle irragionevoli mire sulla Groenlandia da parte statunitense.

E' un'aria mefitica che si respira più in genere. Anche perché fosse solo per le singole questioni, per intricate che siano, qualche compromesso potrebbe venir trovato. Di situazioni tese c'erano anche in passato e di crisi, a partire dalla Seconda guerra mondiale, ce ne sono state parecchie. Anche con gravi rischi per la pace.

Pensiamo ai missili di Cuba nel 1962. E quello fu solo l'apice di molti altri contesti a rischio. Cosa cambia adesso, da destare maggior allarme? Il punto è che mentre nei decenni scorsi si percepiva la consapevolezza che non ci si sarebbe spinti fino alla rottura, oggi nessuno sembra disposto a fare un passo indietro, Negli anni della Guerra fredda vi erano dei conflitti, anche aspri, ma tutto finiva per ricomporsi, evitando mosse troppo azzardate.

Un atteggiamento che accomunava il mondo occidentale e quello comunista. Probabilmente era ancora troppo vicina la tragedia della guerra mondiale e vi era dunque cautela da parte di tutti nel fare in modo di non oltrepassare certi limiti, arrischiando escalation incontrollate. C'era anche la volontà – e non era cosa da poco - di non usare parole troppo offensive e contundenti verso la controparte di turno.

L'avversario veniva in qualche modo umanizzato. Immagine più significativa di questa attitudine - e qui si parla del cruciale rapporto Usa-Urss – possiamo rinvenirla nel viaggio negli Stati Uniti compiuto nel 1959 dal leader sovietico, Nikita Kruscev. Un soggiorno nel quale i ragazzi americani scoprirono, dai filmati della televisione, che il capo del comunismo mondiale, sino ad allora il "cattivo" per eccellenza, non era poi tanto dissimile dal proprio nonno. Come vederlo, dunque, nei panni del nemico assoluto che vuole la nostra distruzione? E fu proprio questo diverso approccio - non di resa ideologica ma di prossimità umana – ad aprire una fase di distensione.

I due blocchi rimanevano certamente in piedi, ma al tempo stesso emergeva la sensazione che qualcosa di più grande potesse unirli, su tutto la salvaguardia della pace, cancellando lo spettro di uno scontro atomico distruttivo per l'umanità intera. I successivi trattati per la riduzione delle testate nucleari andavano in questa direzione. Una competizione tra capitalismo e comunismo cercando di convivere, senza avventurarsi, anche solo per una serie di malintesi o concause involontarie, in un conflitto totale. Non ancora l'eliminazione della guerra ma quanto meno la consapevolezza di non voler essere i primi a crearne le condizioni. Stando soprattutto attenti alla trappola del piano inclinato che conduce verso il baratro.

Oggi tutto questo pare dimenticato. Prevale un po' in tutti gli attori una fregola bellicista. Come se più armi significassero più sicurezza e non piuttosto il contrario. Chiaro, l'invasione russa dell'Ucraina va condannata perché ha destabilizzato il quadro internazionale. Così come, in un contesto diverso, ha fatto l'attacco americano in Venezuela. Il punto è avere però la lungimiranza di contenere gli effetti di questi colpi di mano, non di accentuarli. Va insomma recuperata - con quella concreta gradualità che non è astratta utopia - una logica distensiva. Fosse anche solo come obiettivo cui tendere, invece di lanciarsi in avventati discorsi su scontri prossimi venturi.

Attenzione, quindi, al piano inclinato. Fermiamoci in tempo. Non lasciamo unicamente spazio alla lobby delle armi. Torna sempre di attualità il monito lanciato dal presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower, giusto 65 anni fa nel lasciare la Casa Bianca. Parlò di un "complesso militare industriale" che alimenta una pericolosa corsa agli armamenti e che necessita di continui conflitti e tensioni per giustificare la produzione bellica. Un pericoloso connubio tra militari, politica ed industria delle armi in grado di sfuggire al controllo democratico, rischiando di mettere a repentaglio la pace e la convivenza mondiale. Ecco, forse siamo arrivati, o ci stiamo avvicinando, a questo punto. Mai come oggi può dirsi che questo potente conglomerato di interessi stia entrando pienamente in azione.


4 Commenti

  1. Ci si può anche riarmare, ma in parallelo andrebbe sviluppata un’ azione diplomatica decisa e non balbettante tesa alla prevenzione del disastro.
    Invece assistiamo a lamentele ed “auspici” quasi che in fondo l’ Europa sia rassegnata al peggio. Me ne ha date, ma gliene ho dette…..
    Per spegnere il fuoco devi avvicinarti ad esso, naturalmente con mezzi opportuni.

  2. Condivisibilissime argomentazioni, colme di buon senso e libera visione della realtà. Purtroppo nel mondo, ad ogni livello, prevale l’ipocrisia! Spesso chi parla di pace come “bene assoluto” poi, nei fatti, alimenta le premesse o il mantenimento dei conflitti.
    Io, per esempio, vorrei tanto che un Presidente della Repubblica Italiana, semplicemente rileggendo l’art. 11 della nostra Costituzione e restando fedele allo spirito dei “Padri costituenti” negasse la propria firma a decreti che vogliono farci credere che aiuteremo la pace inviando nuove armi. Dovremmo tutti rifiutare tale fallace ed ingannevole logica: ben vengano ogni sforzo di mediazione ed ogni forma di aiuto umanitario, ma no alla fornitura di armi a chicchessia!

  3. Non si sopporta più Zelensky, per colpa sua si è persa la pace in Europa, è una disgrazia! Nel suo discorso da Davos ha frustato duramente l’Europa. “Invece di diventare una vera potenza globale – ha detto – l’Europa resta “un magnifico ma frammentato caleidoscopio di piccole e medie potenze. Invece di guidare la difesa della libertà nel mondo, soprattutto quando l’attenzione americana si sposta altrove, l’Europa appare disorientata, occupata a cercare di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare idea. Ma non la cambierà”. Zelensky ha insistito sul fatto che l’Europa sta mancando l’appuntamento con la storia. “Molti dicono: ‘Dobbiamo restare forti’, aspettando che qualcun altro decida per quanto tempo. Preferibilmente fino alle prossime elezioni. Ma una grande potenza non si comporta così”. Le sue parole ingenerose hanno suscitato incredulità e sdegno in alcuni.” Fa un gioco sporco: semina discordia e disarmonia. A mio avviso molti interrogativi riguardano i grandi capovolgimenti della storia, qui trovano inquietanti risposte. I documenti raccolti da svariati ricercatori sono ormai in grado di dimostrare come un super-governo ombra, diretto dall’alta finanza internazionale, coordina da tempo le azioni e i programmi dei nostri rappresentanti di ogni colore politico per realizzare disegni di dominio assoluto e di nefasta globalizzazione. Si tratta di ciò che la massoneria ama eufemisticamente definire “Nuovo Ordine Mondiale”, un piano secolare che contempla la concentrazione di tutte le risorse del pianeta nelle mani di una infima élite di super-banchieri. Solo conoscendo i retroscena e gli obiettivi delle società occulte a cui sono appartenuti e appartengono tutt’ora tutti i maggiori protagonisti della storia possiamo provare a comprendere realmente il passato, il presente, e forse anche il nostro futuro. Un’analisi dettagliata e approfondita del vero ruolo esercitato dalle società segrete”. Non è soltanto un mio pensiero, ma sono cose documentate. È in questo contesto che si terrà stasera un vertice a tre – Usa, Russia e Ucraina – ad Abu Dhabi, ma senza l’Europa, oltretutto è come dire cornuti e bastonati.

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