
Incomprensibile e ripugnante il rifiuto della pace di chi si sente più forte. La legge della ragione e della giustizia torni ad essere regola delle relazioni internazionali. Chiaro il richiamo nel messaggio di Capodanno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a superare quella logica di sopraffazione all'ordine del giorno un po' ovunque nel panorama mondiale. Conflitti – Ucraina e Gaza in testa, ma non solo – che insanguinano il nostro mondo, provocando morte e distruzione, ma anche immani sofferenze tra freddo, fame e malattie nella popolazione più debole, bambini ed anziani soprattutto. Serve un comune impegno internazionale, per instaurare rapporti di pace e collaborazione tra i popoli.
Tutti devono fare la propria parte in questa direzione, ripudiando la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Un principio inciso nella nostra Costituzione. Per il Capo dello Stato, oggi come ieri, i valori espressi dalla Carta costituzionale rappresentano, e non solo riguardo agli assetti tra le nazioni, la bussola chiamata ad orientare la nostra vita repubblicana.
Nel 2026 si festeggiano gli ottanta anni dal referendum con cui, il 2 giugno 1946, il popolo italiano nella sua maggioranza scelse liberamente la Repubblica come orizzonte del proprio futuro.
Otto decenni costellati da momenti decisivi che punteggiano la nostra vicenda democratica. Come dei fotogrammi. Mattarella ha voluto soffermarsi su alcune di queste tappe. A partire proprio dal voto nel referendum del 1946. Prima partecipazione femminile alla vita nazionale, da cui si è poi snodato il successivo cammino, pieno di ostacoli, volto all'affermazione dei diritti delle donne.
La Costituzione è il secondo fotogramma. Punto di incontro tra culture politiche diverse che in sede costituente seppero mettere da parte le divergenze ideologiche per approdare ad una comune visione incentrata sulla libertà e la dignità della persona. Dalla Carta costituzionale trae linfa la nostra democrazia, lungo un percorso segnato da importanti riforme. Sin dai primi anni del dopoguerra.
Il Capo dello Stato ne snocciola alcune. Dalla riforma agraria al Piano Casa, a superamento di irrisolte storture economiche e sociali. Al centro anche il mondo del lavoro, con la conquista di nuovi diritti, sanciti dallo Statuto dei lavoratori, e da un welfare sempre più capace di rispondere ai bisogni delle persone, con la nascita del Servizio sanitario nazionale, presidio a tutela della salute di tutti. Una dimensione internazionale, infine, che ci ha visti in prima fila nella costruzione europea.
Un cammino - sottolinea il Quirinale - che ha trasformato il nostro Paese facendolo ascendere tra le nazioni più moderne e progredite. Con ragione, possiamo dirci orgogliosi di quanto intrapreso sinora e fiduciosi nell'affrontare le sfide che abbiamo davanti tra lavoro e povertà, tra difesa dell' ambiente e protezione dei diritti. Tocca alle giovani generazioni essere esigenti protagoniste di questo futuro.
Concludendo la sua riflessione il Presidente ha voluto anche ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, coraggiosi custodi della legalità, e ripensare agli aviatori italiani uccisi nel 1961 a Kindu, nel Congo Belga, dove erano impegnati in una missione umanitaria. Situazioni ed epoche diverse, ma la stessa passione civile e il medesimo impegno per il prossimo. Questa - sembra dirci Mattarella - è l'Italia.
Manca nel messaggio del Quirinale qualsiasi riferimento sull'attualità politica. Questioni che da domani torneranno a riempire le prime pagine, ma poco significative, in fondo, per indicare al Paese una vera traccia per l'anno che sta cominciando.
Tutti devono fare la propria parte in questa direzione, ripudiando la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Un principio inciso nella nostra Costituzione. Per il Capo dello Stato, oggi come ieri, i valori espressi dalla Carta costituzionale rappresentano, e non solo riguardo agli assetti tra le nazioni, la bussola chiamata ad orientare la nostra vita repubblicana.
Nel 2026 si festeggiano gli ottanta anni dal referendum con cui, il 2 giugno 1946, il popolo italiano nella sua maggioranza scelse liberamente la Repubblica come orizzonte del proprio futuro.
Otto decenni costellati da momenti decisivi che punteggiano la nostra vicenda democratica. Come dei fotogrammi. Mattarella ha voluto soffermarsi su alcune di queste tappe. A partire proprio dal voto nel referendum del 1946. Prima partecipazione femminile alla vita nazionale, da cui si è poi snodato il successivo cammino, pieno di ostacoli, volto all'affermazione dei diritti delle donne.
La Costituzione è il secondo fotogramma. Punto di incontro tra culture politiche diverse che in sede costituente seppero mettere da parte le divergenze ideologiche per approdare ad una comune visione incentrata sulla libertà e la dignità della persona. Dalla Carta costituzionale trae linfa la nostra democrazia, lungo un percorso segnato da importanti riforme. Sin dai primi anni del dopoguerra.
Il Capo dello Stato ne snocciola alcune. Dalla riforma agraria al Piano Casa, a superamento di irrisolte storture economiche e sociali. Al centro anche il mondo del lavoro, con la conquista di nuovi diritti, sanciti dallo Statuto dei lavoratori, e da un welfare sempre più capace di rispondere ai bisogni delle persone, con la nascita del Servizio sanitario nazionale, presidio a tutela della salute di tutti. Una dimensione internazionale, infine, che ci ha visti in prima fila nella costruzione europea.
Un cammino - sottolinea il Quirinale - che ha trasformato il nostro Paese facendolo ascendere tra le nazioni più moderne e progredite. Con ragione, possiamo dirci orgogliosi di quanto intrapreso sinora e fiduciosi nell'affrontare le sfide che abbiamo davanti tra lavoro e povertà, tra difesa dell' ambiente e protezione dei diritti. Tocca alle giovani generazioni essere esigenti protagoniste di questo futuro.
Concludendo la sua riflessione il Presidente ha voluto anche ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, coraggiosi custodi della legalità, e ripensare agli aviatori italiani uccisi nel 1961 a Kindu, nel Congo Belga, dove erano impegnati in una missione umanitaria. Situazioni ed epoche diverse, ma la stessa passione civile e il medesimo impegno per il prossimo. Questa - sembra dirci Mattarella - è l'Italia.
Manca nel messaggio del Quirinale qualsiasi riferimento sull'attualità politica. Questioni che da domani torneranno a riempire le prime pagine, ma poco significative, in fondo, per indicare al Paese una vera traccia per l'anno che sta cominciando.
Ciao Aldo mi è piaciuto moltissimo quello che hai scritto, ti chiedo il permesso di ripubblicarne dei pezzi sui miei stati WhatsApp…
Non ha importanza se siamo nati sotto il cielo di Buddha o sotto il cielo di Gesù o sotto il cielo del potere cieco disumano…
Tutte le persone di buona volontà cercano solo pace serenità fratellanza amore
Ho seguito con attenzione il discorso del nostro Presidente, che nel complesso condivido. Un punto ritengo il più importante quando Mattarella ha citato i diritti e i doveri degli italiani, a mio avviso molto sbilanciati a favore della Pubblica Amministrazione con i vertici eccessivamente arroganti e in maggioranza non all’altezza delle posizioni presiedute. Mi riferisco alle Agenzie preposte per far valere le regole e le procedure in difesa dei diritti di tutti, di fronte a questa grande disgrazia si arrese Renato BRUNETTA, da ciò deriva un grave danno alla Repubblica, se la stampa in generale indagasse sull’efficienza dei vertici di questi organismi molte cose cambierebbero in favore di tutti i cittadini, con risparmio di risorse preziose e meno rabbia e scontento per i ricorsi e processi che giacciono senza riscontro, stessa fine fanno le segnalazioni ai politici. Oppure pervengono risposte deludenti dopo ripetuti solleciti. Un male aggressivo e devastante che si riassume in un solo giudizio: insidiosa inefficienza burocratica, un male essenzialmente italiano! L’approccio del Governo di riorganizzare la PA, anche con l’introduzione di nuove tecnologie e l’istituzione di ministeri dedicati come quello dell’Innovazione, cerca di affrontare questa sfida. Tuttavia, il problema è tanto sistemico quanto strutturale. La digitalizzazione della PA non è solo una questione di implementazione tecnologica, ma anche di cambiamento culturale, responsabilità e applicazione di criteri di efficacia. La difficoltà nel trovare consenso su una riforma così ambiziosa è comprensibile, anche considerando la lunga tradizione di inefficienza che caratterizza una parte della PA italiana. L’approvazione del disegno di legge sulla “concretezza” e le iniziative per contrastare l’assenteismo e migliorare l’efficienza, come l’introduzione di tecnologie avanzate per il controllo del personale (impronte digitali o riconoscimento dell’iride), potrebbero essere passi concreti in questa direzione. Tuttavia, non si può negare che il cambiamento richieda non solo nuove leggi, ma anche un ripensamento profondo dell’organizzazione, del coinvolgimento delle persone e della gestione delle risorse. Un altro tema è la necessità di monitorare i risultati e non concentrarsi su tecnologie ancora immature. Questo è un punto cruciale: l’adozione delle nuove tecnologie, se non accompagnata da una reale formazione e preparazione del personale, potrebbe trasformarsi in un fallimento.