
Un libro del giornalista e storico Luca Rolandi, "Guido Bodrato, testimone esemplare. Lezioni di politica e di vita (Edizioni Lavoro) ricorda il leader democristiano a due anni dalla sua scomparsa. Il volume – curato da Margherita Boffano, su iniziativa della Fondazione Carlo Donat-Cattin – trascrive la lunga intervista che Bodrato rilasciò allo stesso Rolandi nel febbraio 2021.
L'intervista è arricchita dalla postfazione di Gianfranco Astori, stretto collaboratore del leader Dc. E proprio Astori, in un convegno svoltosi presso la fondazione Carlo Donat-Cattin, ha ricordato la forte caratura riformista che animava Bodrato. In particolare nel ritenere che le soluzioni politiche vadano costruite misurandosi sempre sui condizionamenti oggettivi del contesto in cui ci si trova ad operare. Le fughe in avanti, con le loro inevitabili forzature, finiscono soltanto per aprire la strada ad una reazione conservatrice.
Quella di Bodrato è una lunga vicenda umana, ancor prima che politica. Abbraccia otto decenni. A cominciare dai ricordi della natia Monteu Roero - vicino ad Alba, in provincia di Cuneo - con l'immagine, fissata nella memoria di ragazzo, dell'arresto di un gruppo di partigiani da parte dei tedeschi. Poi vennero le elezioni del 18 aprile 1948, vinte dalla Democrazia cristiana contro il Fronte popolare. Il suo primo approccio alla politica, appena quindicenne.
L'inizio di una passione che durerà per sempre. Avvio di un percorso che dalle organizzazioni giovanili cattoliche lo porterà all'ingresso nella Dc, collocandosi nella sinistra del partito nel solco di Carlo Donat-Cattin, che considerò sempre il suo maestro. Un'esperienza pubblica nel consiglio comunale di Torino e poi, nel 1968, l'approdo in Parlamento, rieletto per i successivi venticinque anni.
Momento cruciale, il periodo in cui fu vicesegretario di Benigno Zaccagnini, negli anni della solidarietà nazionale, segnati dalla tragedia di Aldo Moro. Toccò a lui, nei 55 giorni della prigionia dello statista, tenere i rapporti con la stampa, vivendo giorno dopo giorno l'evolversi della più drammatica pagina della nostra vita repubblicana. Venne poi il periodo governativo con svariati incarichi come ministro, fino a quando non sopraggiunse la fine della Dc. Si chiudeva la lunga stagione della centralità democristiana cui colpo esiziale fu - a suo dire - la sconfitta nel referendum sul divorzio nel 1974. Primo segnale del minor influsso della Dc nella società italiana ancor più che nella vita politica stessa.
Tappe successive furono la nascita del Ppi, quindi della Margherita ed infine del Pd. Nelle conversazioni con Rolandi, Bodrato compie una lunga panoramica in cui mai fa velo la nostalgia. Più che guardare indietro ad una stagione - quella democristiana – che considerava ormai esaurita, vi era in lui la preoccupazione per le degenerazioni della democrazia non adeguatamente contrastate dalle forze politiche.
<<Suoi punti fermi – ha ricordato Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario del Partito popolare – furono sempre la centralità del Parlamento, l'esigenza di pesi e contrappesi tra i diversi poteri e la difesa del sistema elettorale proporzionale>>. L'unico in grado - contrapponendosi all'elitarismo dei collegi uninominali, in preda ai notabili di turno - di promuovere una più incisiva presenza dei ceti subalterni alla vita democratica. E forse, considerando l'attuale astensionismo, di valorizzare la partecipazione al voto tout court.
Era inquieto nell'osservare la crisi della democrazia parlamentare, figlia della più genuina rappresentanza popolare, in antitesi al leaderismo presidenzialista. E ancor più nel vedere una politica sempre più debole, del tutto incapace di correggere storture e disuguaglianze a favore del bene comune. Che è, o dovrebbe essere, la sua vera finalità. Un'epoca dominata invece da potentati economici che soffiano, senza ovviamente darlo a vedere, sul vento dell'antipolitica, che poi si affida al mito dell' ”uomo solo al comando” illudendosi possa essere risolutivo.
Temi di grande attualità in tempi in cui si parla di premierato e di riforme, come quella sulla magistratura, che rischiano di stravolgere i nostri connotati istituzionali che non sono - ammoniva Bodrato - aridi e neutri meccanismi giuridici ma lo snodo essenziale entro cui si sviluppano la buona politica e una democrazia di qualità.
L'intervista è arricchita dalla postfazione di Gianfranco Astori, stretto collaboratore del leader Dc. E proprio Astori, in un convegno svoltosi presso la fondazione Carlo Donat-Cattin, ha ricordato la forte caratura riformista che animava Bodrato. In particolare nel ritenere che le soluzioni politiche vadano costruite misurandosi sempre sui condizionamenti oggettivi del contesto in cui ci si trova ad operare. Le fughe in avanti, con le loro inevitabili forzature, finiscono soltanto per aprire la strada ad una reazione conservatrice.
Quella di Bodrato è una lunga vicenda umana, ancor prima che politica. Abbraccia otto decenni. A cominciare dai ricordi della natia Monteu Roero - vicino ad Alba, in provincia di Cuneo - con l'immagine, fissata nella memoria di ragazzo, dell'arresto di un gruppo di partigiani da parte dei tedeschi. Poi vennero le elezioni del 18 aprile 1948, vinte dalla Democrazia cristiana contro il Fronte popolare. Il suo primo approccio alla politica, appena quindicenne.
L'inizio di una passione che durerà per sempre. Avvio di un percorso che dalle organizzazioni giovanili cattoliche lo porterà all'ingresso nella Dc, collocandosi nella sinistra del partito nel solco di Carlo Donat-Cattin, che considerò sempre il suo maestro. Un'esperienza pubblica nel consiglio comunale di Torino e poi, nel 1968, l'approdo in Parlamento, rieletto per i successivi venticinque anni.
Momento cruciale, il periodo in cui fu vicesegretario di Benigno Zaccagnini, negli anni della solidarietà nazionale, segnati dalla tragedia di Aldo Moro. Toccò a lui, nei 55 giorni della prigionia dello statista, tenere i rapporti con la stampa, vivendo giorno dopo giorno l'evolversi della più drammatica pagina della nostra vita repubblicana. Venne poi il periodo governativo con svariati incarichi come ministro, fino a quando non sopraggiunse la fine della Dc. Si chiudeva la lunga stagione della centralità democristiana cui colpo esiziale fu - a suo dire - la sconfitta nel referendum sul divorzio nel 1974. Primo segnale del minor influsso della Dc nella società italiana ancor più che nella vita politica stessa.
Tappe successive furono la nascita del Ppi, quindi della Margherita ed infine del Pd. Nelle conversazioni con Rolandi, Bodrato compie una lunga panoramica in cui mai fa velo la nostalgia. Più che guardare indietro ad una stagione - quella democristiana – che considerava ormai esaurita, vi era in lui la preoccupazione per le degenerazioni della democrazia non adeguatamente contrastate dalle forze politiche.
<<Suoi punti fermi – ha ricordato Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario del Partito popolare – furono sempre la centralità del Parlamento, l'esigenza di pesi e contrappesi tra i diversi poteri e la difesa del sistema elettorale proporzionale>>. L'unico in grado - contrapponendosi all'elitarismo dei collegi uninominali, in preda ai notabili di turno - di promuovere una più incisiva presenza dei ceti subalterni alla vita democratica. E forse, considerando l'attuale astensionismo, di valorizzare la partecipazione al voto tout court.
Era inquieto nell'osservare la crisi della democrazia parlamentare, figlia della più genuina rappresentanza popolare, in antitesi al leaderismo presidenzialista. E ancor più nel vedere una politica sempre più debole, del tutto incapace di correggere storture e disuguaglianze a favore del bene comune. Che è, o dovrebbe essere, la sua vera finalità. Un'epoca dominata invece da potentati economici che soffiano, senza ovviamente darlo a vedere, sul vento dell'antipolitica, che poi si affida al mito dell' ”uomo solo al comando” illudendosi possa essere risolutivo.
Temi di grande attualità in tempi in cui si parla di premierato e di riforme, come quella sulla magistratura, che rischiano di stravolgere i nostri connotati istituzionali che non sono - ammoniva Bodrato - aridi e neutri meccanismi giuridici ma lo snodo essenziale entro cui si sviluppano la buona politica e una democrazia di qualità.
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