Povera Europa… poveri noi



Alessandro Risso    7 Giugno 2024       8

Cosa dobbiamo aspettarci dalle elezioni dell’8 e 9 giugno? Sinceramente, poco.

Il dato politicamente più rilevante agli occhi di chi è seriamente preoccupato per la deriva oligarchica e plebiscitaria su cui sta rovinando la Seconda Repubblica, sarà vedere quanto inciderà l’astensionismo. Nelle tre elezioni regionali dei primi mesi dell’anno (Sardegna, Abruzzo e Basilicata) l’affluenza al voto è stata omogenea, complessivamente appena sopra la metà dei votanti (52,2%, 52,1%, 49,8%) con un calo percentuale rispetto al 2019 di un paio di punti, doppio tra l’elettorato lucano. Da allora però abbiamo avuto vicende poco edificanti in Piemonte, Puglia e Liguria, tra indagini per voto di scambio, malaffare e corruzione che hanno gettato altro discredito sulla classe politica. Difficile che in Piemonte il voto regionale faccia da traino a quello europeo, che di suo è in difficoltà, e non poco.

Abbiamo assistito a una delle peggiori campagne elettorali della storia, segnata dal protagonismo della Meloni, che per farsi ricordare si è proposta prima come “Giorgia” poi come “stronza”, dalle sparate di Vannacci – fenomeno mediatico creato dalla sinistra che grida al “babau” e usato da Salvini per sopravvivere con i voti del becero populismo di destra – e dalla lotta di tutti contro tutti, disperatamente alla caccia di voti. Ognuno ha i suoi traguardi: la premier confermare il 26% preso alle politiche per poter dire che dopo 20 mesi di governo mantiene intatto il suo consenso: la Schlein superare il 20% (distanziando il più possibile Conte) per poter dire di essere l’unica alternativa possibile alla destra; il Movimento 5 Stelle ottenere un 15% per poter dire di essere indispensabile partner del PD nel “campo largo”; Forza Italia avere un voto in più della Lega per poter dire che i moderati contano ancora nel centrodestra; Salvini avere un voto in più di Forza Italia per evitare la sua fine politica; Verdi/Sinistra, Renzi/Bonino e Calenda per superare il quorum del 4% e poter gongolare sul teatrino mediatico. Tra le new entry la folkloristica coalizione di 19 liste 19 raccoltà da Cateno De Luca e Alternativa popolare, il partito di Angelino Alfano (ricordate?), simbolo acquistato dal folkloristico Bandecchi, sindaco di Terni, non meritano cenno. Sarà invece interessante vedere cosa otterrà la lista di Santoro che si è caratterizzata sul tema della pace, in controtendenza rispetto a tutti gli altri, se si escludono i Cinquestelle e Salvini, poco credibili per due o trecento motivi.

Ma il primo dato politico sarà proprio l’astensionismo: supererà il 50%? Nel 2019 si recò ai seggi il 54,5%. Prima del silenzio elettorale alcuni sondaggi parlavano di affluenza al 52%, ma in questi giorni si avverte un distacco ancora maggiore. L’Europa non scalda più i cuori: gli egoismi nazionali da un lato, le logiche burocratiche e mercantili dall’altro hanno infranto il sogno europeo. Se persino un convinto europeista della prima ora come Guido Bodrato espresse tutta la sua delusione, come vogliamo che si appassioni al futuro del Vecchio continente un elettore medio, anche disorientato dalla progressiva escalation bellicista dei vertici di Bruxelles, che si confondono sempre più con i vertici della NATO? Se poi in Italia la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa è sostenuta e rappresentata da Matteo Renzi… beh… non possiamo dire che sia nelle mani di un testimonial credibile e vincente…

Povera Europa… incapace di bloccare sul nascere la guerra sulla porta di casa e difendere il bene della pace, di neutralizzare Boris Johnson – che, non pago della Brexit, fece saltare gli accordi di Istanbul per il cessate il fuoco in Ucraina a poche settimane dall’invasione russa –, di spiegare agli USA che il mondo è cambiato, è diventato multipolare. E, di conseguenza, di prendersi le sue responsabilità per una difesa comune, utilizzando i 250 miliardi di dollari che complessivamente già destina allo scopo, poco meno della Cina e più del triplo della Russia. Per non parlare della crisi demografica, dell’incapacità a governare il fenomeno migratorio e di incidere sulle emergenze internazionali, in Medio Oriente e in Africa, e sulle sfide del cambiamento climatico.

Povera Europa, considerando anche la drammatica crisi di leadership, evidente già a livello di singoli Stati (la Merkel non ha lasciato eredi e di Macron… lasciamo perdere). Se la grande coalizione tra socialisti, popolari e liberali ha partorito Michel e la Von der Leyen, chissà cosa uscirà dal possibile compromesso dei tre di cui sopra (magari senza i socialisti) con in più conservatori (tipo Meloni) e sovranisti “presentabili” (tipo Le Pen)? Pensiamo davvero che Mario Draghi abbia possibilità di venire eletto al vertice della Commissione europea?

Un passo per volta. Cominciamo a vedere cosa uscirà dalle urne questo fine settimana.


8 Commenti

  1. Si povera Europa dei nostri padri fondatori. È evidente che non si crede in un’Europa federata, autonoma dagli USA, centrale per incidere nella politica internazionale.

  2. Ottimo articolo che interpreta diffusi sentimenti di sconforto e delusione ed evidenzia il fermo immagine di una politica acefala e carente di proposte credibili.

  3. Condivido appieno il giudizio di Alessandro Risso sulla situazione italiana e internazionale (similari e, purtroppo indicative dello spirito dei tempi occidentale).
    A suo tempo in un mio commento parlai dell’attuale UE come di un “ircocervo anarcocapitalistico” quindi destinato al fallimento, se non avesse cambiato rotta dal cedere la sovranità, che non è una parolaccia ma il riconoscimento di un potere apicale che non può essere eliminato e che il potere economico vuole accaparrasi, dicendo ipocritamente di volerlo distruggere, strappandolo alla politica.
    Nella sua ultima fase il processo unitario europeo è diventato sempre più un fedele esecutore della politica globale statunitense (e una sorta di braccio economico-tecnocratico della NATO), specialmente dopo le ultime “lezioni” date alla Oestpolitik della Germania.
    La politica statunitense globale, basata sull’idea che sarebbe stato l’ “antisovranista mercato” a far trionfare l’impero globale americano è fallita miseramente davanti all’economia che ha arricchito le multinazionali statunitensi ma a spese del popolo americano (lo ha perfino riconosciuto un grande banchiere italiano in una sua conferenza a New York!), a conti fatti cedendo spazio alla fieramente “sovranamente statale economia di mercato” della Cina. E ora gli USA vogliono far pagare il conto dei loro fallimenti all’Europa.
    Se il mio quadro è corretto. l’Europa avrà ben poco di buono da aspettarsi. Le mezze calzette della politica europea (tra le quali brillano le mezze calzette italiane, tra le ultime in classifica) non potranno che gareggiare a fare i Quisling degli USA in territorio europeo. In primis penso alla Francia (e purtroppo, come ha sempre fatto notare Giuseppe Ladetto, elemento centrale dell’unità, e, storicamente, della non unità, europea occidentale). Non dimentichiamo che essa è l’unica nazione europea continentale “vincitrice” (si fa per dire) della seconda guerra mondiale alla quale la Russia sta strappando gli ultimi scampoli dell’impero africano. Da qui la pericolosissima rabbiosa aggressività di Macron nei confronti della Russia che sta mettendo gravemente a repentaglio la pace in Europa.

  4. La povera Europa tratteggiata da Alessandro Risso, rischia di trasformarsi in un’Europa povera e dilaniata da conflitti sociali e da guerre, se tarderà ancora a porsi di fronte agli altri “centri”, in cui si sta dislocando il potere globale, come soggetto unitario e autonomo. Non si sa se Mario Draghi diverrà il nuovo presidente della Commissione Europea, ma dalla strada che egli ha indicato – politiche energetiche, finanziarie, estera e di difesa comuni, secondo il principio di sussidiarietà – sarà difficile prescindere per qualsiasi nuova maggioranza europea.
    Si parla spesso della necessità di un’Europa più autonoma dagli Stati Uniti, ma non meno loro amica e alleata. Si dovrebbe parlare anche, specie dopo la Brexit, di una maggiore autonomia strategica dell’Ue dal Regno Unito. La visione di Londra, plasmata ancora su coordinate d’altri più gloriosi tempi, contempla un’Europa continentale debole e divisa e l’azzardo della dissoluzione della Federazione Russa in molti piccoli stati. Un azzardo per due grandi motivi. Primo perché spingere il conflitto in corso fino all’utilizzo di armi e uomini di Paesi occidentali per colpire sul territorio russo, potrebbe portare a un tipo di conflitto molto più esteso e combattuto con mezzi sempre più distruttivi. Ma, ammesso e non concesso, che lo smembramento della Russia sia ottenibile evitando il rischio di una guerra atomica, la domanda è: quanto sarebbe conveniente per l’Europa? Un’Europa in declino demografico e in crisi economica, potrebbe inserirsi nel vuoto lasciato dalla fine della Federazione Russa oppure ad approfittarne maggiormente sarebbero Paesi come la Cina e l’India, la Turchia e il mondo islamico?
    La mia impressione è che si assista a una grave sottovalutazione del ruolo storicamente esercitato dalla Russia nei confronti dell’Asia. In sostanza l’ascesa della città di Mosca nel medioevo fu dovuta al fatto che essa esercitò dapprima la funzione di riscossione dei tributi per conto dell’Impero Mongolo e nella fase di declino di quest’ ultimo, si mise alla guida delle forze che reclamavano l’indipendenza di vaste zone dell’Europa orientale. Dunque, la Russia, europea per storia e cultura, da sempre svolge una funzione di argine e di controbilanciamento verso gli imperi asiatici. Funzione di cui l’Europa occidentale è la principale beneficiaria. Anche sotto questo aspetto, pur sommariamente richiamato, l’Unione Europea ha tutto l’interesse a mostrasi autonoma dalla visione geopolitica inglese, puntando con decisione a un immediato cessate il fuoco in Ucraina e ad una soluzione diplomatica realistica, equa e duratura. Senza la capacità di gestire in modo autonomo e secondo i propri effettivi interessi la questione ucraina, ben difficilmente l’Unione Europea potrà entrare nel ristretto club delle potenze mondiali di questo secolo.

  5. Una Chiesa schierata a sinistra. Ma nell’urna Dio ti vede, i vescovi no
    commento di Stefano Fontana.
    Il presidente dei vescovi dell’Ue, mons. Crociata, il vicepresidente della Cei, mons. Savino e i cattolici scesi in campo, come Tarquinio, sono tutti schierati a sinistra, per un progetto di Europa unita, con i valori socialisti di Ventotene. Ma per un cattolico, si può esercitare l’obiezione di coscienza nei confronti di questi vescovi.
    – Leggere “La vera posta in palio è nazionale” di Ruben Razzante

  6. Condivido pienamente il pensiero di Alessandro Risso. Oggi, purtroppo, non abbiamo nè una Europa nè gli Europei.

  7. Ho poco da aggiungere a questa magistrale analisi di Alessandro Risso e agli altrettanto magistrali commenti degli amici. Mi limito a un’osservazione: spingere la Russia fra le braccia delle potenze asiatiche emergenti è uno sbaglio imperdonabile. Gli USA come si sa (Limes ha dedicato al riguardo numerosi approfondimenti) temono la collaborazione economica fra Russia e Europa occidentale: il blocco eurasiatico, il know-how tecnologico europeo e le risorse naturali russe insieme, rischia di costituire un aggregato economico e politico troppo forte e concorrenziale. Lo scavo di una profonda frattura fra Europa e Russia, grazie alla guerra ucraina, è una mission accomplished. Ma l’amalgama fra Russia e Cina e gli altri BRICS conviene? Non si rivelerà l’ennesimo errore di cui gli USA avranno a pentirsi? E un’Europa indebolita è utile alla politica americana di lungo periodo? Non rimpiangeranno gli statunitensi quei quattro soldi guadagnati con la vendita del loro gas liquefatto che gli europei sono costretti ad acquistare a un prezzo anche 4 o 5 volte superiore al vecchio gas russo? Strategia di corto respiro a me pare. Non così ragionavano il presidente Truman e il gen. Marshall.

  8. ho letto in ritardo l’articolo. Ora posso solo dire che questa mastodontica organizzazione Europea che mangia troppi soldi nostri ma che partorisce solo leggi prevalentemente divisive, ora sta vivendo un profondo processo di assestamento. Vedremo se in seguito ci sarà un marasma distruttivo oppure un profondo salutare rinnovamento con un amalgama nei processi innovativi nei popoli che la compongono.

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