L’Anschluss di Putin



Aldo Novellini    3 Ottobre 2022       2

Quello di Vladimir Putin, con le quattro regioni ucraine (Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhia) annesse alla Russia, è un colpo di mano simile all'Anschluss di Hitler nell'Austria del 1938. Con una differenza non da poco: allora l'arrivo tedesco a Vienna fu salutato dai mazzi di fiori di una folla plaudente, oggi l'ingresso russo nel Donbass avviene sotto i colpi di mortaio di un popolo che difende la propria libertà. E non basta certo un referendum farsa a cambiare la realtà delle cose.

Quella di Putin è una mossa al tempo stesso arrogante, astuta ed ambigua. Arrogante, perché in totale spregio al diritto internazionale e all'autodeterminazione dei popoli (che un tempo l'Urss, a Cuba come in Algeria o in Vietnam giustamente difendeva). Astuta, perché con questa manovra, ordita mentre sta perdendo sul fronte militare, il capo del Cremlino sbandiera una finta conquista territoriale di fronte alla propria popolazione. Ambigua, perché con l'annessione Mosca afferma di ritenere qualsiasi controffensiva in quelle regioni un attacco al proprio territorio. Attacco a cui minaccia di rispondere anche con le armi nucleari. Un ricatto con il quale la Russia non mostra un contegno da potenza autorevole e responsabile (come era l'Urss presa a modello da Putin), ma una condotta da Stato di mezza tacca che gioca a spaventare il mondo.

Alcuni esperti militari, distinguono tra nucleare tattico, che avrebbe effetti limitati, e nucleare strategico, dagli esiti catastrofici perché generalizzato. Meglio fermarsi qui. Guai ad immaginare l'impiego di armi nucleari di qualunque natura: si finirebbe per sdoganare questo genere di armamenti, muovendo un ulteriore passo in direzione dell'abisso.

Meglio togliere dal tavolo qualsiasi opzione del genere, senza andare a vedere se Putin stia facendo sul serio o sia tutto un bluff. Come reagire però alla prepotenza russa senza rischiare un conflitto più ampio? Una mossa appropriata potrebbe rivelarsi la richiesta ucraina di aderire alla Nato. Qualcuno obietterà che proprio il temuto ingresso di Kiev nel Patto atlantico ha fatto da iniziale detonatore alla contesa bellica. Tutto vero. Ma se l'Ucraina è stata di parola rinunciando, prima dell'invasione russa, alla Nato, la Russia ha comunque risposto con l'attacco militare a prescindere. Pertanto l'impegno di desistere dalla scelta atlantica, da parte di Kiev, è in sostanza superato dagli avvenimenti successivi, culminati addirittura con la proditoria annessione russa.

Bene quindi la domanda di adesione, ma ancor di più la scelta della Nato di prendere tempo. Una decisione che, per ora, deve rimanere sospesa. In questa fase conviene piuttosto andare a scoprire le carte russe riguardo ad una possibile trattativa che proprio Putin ha pubblicamente dichiarato di essere pronto ad intavolare. Certo, il capo del Cremlino il tavolo lo vuole a proprio uso e consumo, però allo stato in cui siamo, è sempre meglio di niente. Si può quindi sondare il terreno e, almeno per il momento, da parte ucraina, rallentare le operazioni belliche. Alla Russia si deve confermare piena disponibilità ad una conferenza internazionale da tenersi a tamburo battente, coinvolgendo anche la Cina. In questa prospettiva: congelamento a tempo indefinito dell'opzione atlantica per Kiev.

Viceversa, se cioè Mosca troverà nuovi pretesti per irrigidirsi, continuando a brandire lo spauracchio del nucleare o ritenendo davvero totalmente chiusa la questione dei territori annessi, allora l'ingresso ucraino nella Nato dovrà essere messo seriamente in agenda. Anche per mettere al riparo la fascia costiera del Paese. Perché a quel punto non è affatto scontato che le mire putiniane si limitino (si fa per dire) alle regioni sinora occupate e se l'Occidente non trova il modo di proteggere l'Ucraina sotto l'ombrello Nato, pur senza installarvi armi offensive, Mosca potrebbe allargare la proprie mire all'intera costa del mar Nero, stringendola in una morsa grazie al sostegno dei filo russi della Transnistria e togliendo agli ucraini, la città di Odessa e qualsiasi sbocco al mare.

Ipotesi fantascientifica? Meno di quanto si possa immaginare. In fondo chi avrebbe pensato all'inizio di quest'anno che la Russia si sarebbe annessa quattro province ucraine? Se è impensabile di fronte ad una sfida nucleare rischiare un'escalation, occorre però anche bloccare sul nascere qualsiasi nuova tentazione aggressiva di Mosca. E l'unico modo per farlo è l'ingresso dell'Ucraina nella Nato, esattamente come Svezia e Finlandia.


2 Commenti

  1. Non me ne voglia Aldo Novellini che ha scritto su questo sito tanti articoli interessanti, ma stavolta leggendo questo articolo ho dovuto controllare se mi trovavo sul sito di Rinascita o su quello della Stampa a leggere un articolo di Jacopo Jacoboni, perché i contenuti sono uguali così come l’isteria antirussa.

    • Condivido i giudizi di Mila e Ladetto del 29 gennaio 2022, la guerra Russo-Ucraina, non doveva iniziare, E’ stata voluta da Biden e Stoltemberg (favorevole ad ambedue, per la Norvegia +3000 MM USD, di maggiori introiti dal costo del Gas). Zelensky e Ursula Vander Linen come Putin, sono mefistolfelici, distruggono l’UE. Questo conflitto penalizza maggiormente l’Italia, perciò non dobbiamo aderire alle sanzioni ma individure un astuto negoziatore per aprire buone relazioni commerciali con Gazprom: a) salvare dalla chiusura la raffineria di Priolo, b) giungere ad un armistizio, c) giungere alla PACE. Inoltre Il Tesoro deve costituire un’attività commerciale di crisi, in modo che i guadagni dei contratti dell’Olio e del Gas entrino nelle tasche degli italiani e non degli speculatori.

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