Russia e Stati Uniti: poco, ma qualcosa si muove



Aldo Novellini    15 Maggio 2022       1

Prima di tutto - ancora una volta - mettiamo le cose in ordine, per evitare incomprensioni: la Russia ha aggredito l'Ucraina violandone la sovranità e l'indipendenza. Un'azione di gravità inaudita da condannare senza se e senza ma. Partendo da questa premessa resta più che mai necessario continuare a sostenere la resistenza del popolo ucraino fornendo le armi necessarie per difendersi dal sanguinoso attacco cui è sottoposto.

E' probabile che l'Occidente abbia fatto alcuni errori nella gestione del caso ucraino tra ipotesi di allargamento della Nato e quant'altro, ma oggi la politica seguita dal presidente russo, Vladimir Putin rappresenta una minaccia per la pace europea più o meno come lo era quella di Hitler nel 1939. Allora le democrazie fecero l'errore di sacrificare i Sudeti alle velleità germaniche, poi non difesero l'integrità di quello che rimaneva della Cecoslovacchia e sappiamo tutti come andò a finire. Oggi, avendo per fortuna appreso la lezione, stiamo difendendo l'integrità dell'Ucraina. Non avessimo fatto questa scelta - con una compattezza euro-americana ammirevole, per la Russia forse inaspettata – a quest'ora vi sarebbe il rischio di vedere Mosca estendere le proprie mire alla Moldavia o addirittura alle repubbliche baltiche. Bene aver quindi aver bloccato, prima che divenisse incontenibile, questa politica aggressiva che poteva mettere a soqquadro l'intera Europa, ancor più di quanto sta già accadendo.

L'alleanza tra Europa e Stati Uniti resta dunque fondamentale per la difesa della libertà e della democrazia. Un'intesa connaturata alla storia stessa del vecchio continente: non dimentichiamo che, con tutti i suoi limiti, l'America è pur sempre quella della Normandia e del piano Marshall. Detto tutto questo, tra le due sponde dell'Atlantico si fanno strada alcune differenze. Washington sembra essersi messa in testa non soltanto di sostenere l'Ucraina quanto addirittura di rovesciare il regime di Putin: obiettivo magari auspicabile in linea teorica ma certo impraticabile nella realtà e che, soprattutto, potrebbe rivelarsi foriero di pericolose escalation. Al di là persino dell'effettiva volontà dei contendenti.

Per l'Europa pare dunque esser giunto il momento di dire chiaramente al potente alleato che quella è una direzione sbagliata e pericolosa. Sbagliata, perché va al di là delle nostre possibilità, visto peraltro che la guerra sembra aver persino ricompattato il fronte interno russo attorno al suo capo, come sempre accade quando un dittatore sventola il vessillo nazionalista. Pericolosa, perché non lasciando vie di uscita all'avversario potrebbe far venire la tentazione di giocare il tutto per tutto, ed allora la pace e la sicurezza mondiale sarebbero davvero compromesse.

Ecco allora la necessità, da parte europea di avviare un'iniziativa autonoma che supporti quanto già in corso in Turchia per giungere ad una cessazione del fuoco e, cosa ormai ancora più urgente, a sbloccare le immense partite di cereali ammassate nei porti ucraini che rischiano non tanto di danneggiare l'Europa quanto di affamare l'Africa.

Va infine segnalato che nel mondo politico statunitense sono presenti posizioni differenziate dall'amministrazione Biden, basti pensare all'ala moderata del partito repubblicano, impregnata della realpolitik di marca Henry Kissinger, che ritiene necessario trovare un'intesa con Putin senza immaginare chissà quali rivolgimenti, in nome di una presunta, ed irrealizzabile, espansione della democrazia in terra moscovita.

Qualche movimento tra Russia e Stati Uniti è comunque in atto. Nei giorni scorsi è intercorsa una telefonata tra il segretario alla Difesa, Lloyd Austin e il suo omologo russo Sergej Sojgu: primo colloquio diretto tra Mosca e Washington dopo l'invasione ucraina. Nessun passo avanti verso la pace, e del resto nessuno ci contava, ma è stato intanto aperto un prezioso canale di comunicazione che, quanto meno, dovrebbe servire ad evitare equivoci, errori o fraintendimenti riguardo al rischio di possibili escalation. Di questi tempi è già qualcosa.


1 Commento

  1. La situazione ucraina evolve, si può dire, di ora in ora, e mentre viene evacuata l’acciaieria di Mariupol, Putin sembra abbandonare i toni minacciosi verso la Svezia e la Finlandia decise a chiedere l’adesione alla Nato.
    Sono questi, insieme al primo colloquio tra i massimi rappresentanti militari russi e americani, deboli spiragli di apertura che una Politica accorta dovrebbe incoraggiare e tentare di sviluppare con grande impegno.
    Tra le pesanti ripercussioni di questo conflitto assume sempre più corpo e visibilità il blocco delle forniture di cereali e di fertilizzanti a molti paesi dell’Africa in cui cominciano già a scoppiare tumulti e rivolte per la scarsità di cibo e l’aumento insostenibile dei prezzi.
    La naturale e scontata conseguenza di queste sommosse sociali sarà l’aumento dei flussi migratori, che interesseranno l’Europa e l’Italia in particolare, e costoro, secondo la definizione di alcuni nostri politici di spicco, sarebbero da considerare profughi “non veri” a fronte di quelli ucraini a cui viene attribuita la patente di autenticità.

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