Il voto postale negli USA



AMERICANA di Beppe Mila    15 Aprile 2021       2

Per introdurre il tema di questo a articolo e far si che sia compreso correttamente al di la delle posizioni ideologiche di ognuno di noi, devo ricorrere in primis ad un vecchio adagio: il meglio è nemico del bene; secondariamente scomodare il filosofo napoletano Gianbattista Vico sintetizzando il suo pensiero ed estremizzandolo in questo modo: “Nulla veramente cambia, ma tutto si ripete ciclicamente nei corsi e ricorsi della storia”.

Negli Stati Uniti la questione razziale è sempre all’ordine del giorno e in questo momento uno dei temi più dibattuti è la riforma del sistema del voto postale in alcuni Stati del Sud.

Per meglio affrontare il tema è necessario dividerlo in più parti.

Tecnica e storia del voto postale in USA

In 34 Stati degli USA il voto postale da sempre è possibile senza limitazioni, ed essenzialmente permette alle persone che non si trovano nella città di residenza il giorno delle elezioni di votare in anticipo spedendo la scheda elettorale agli indirizzi sedi di scrutinio dello Stato di appartenenza, senza necessità di giustificazioni. Questo sistema risale al periodo della Guerra civile, quando i soldati al fronte non potevano fare ritorno per votare. Nei rimanenti 16 Stati è presente lo stesso metodo ma limitato ad anziani, persone con disabilità, malati e carcerati (in quegli Stati dove quest’ultima categoria può esercitare il diritto di voto).

Quello che però agli occhi di noi europei è inconcepibile, e per alcuni versi incredibile, è che il voto postale avviene inviando una scheda elettorale semplicemente firmandola senza allegare alcuna copia di documento che attesti veramente che chi ha votato è una persona fisica e ha votato una sola volta. In moltissimi Stati la scheda elettorale viene inviata a casa a tutti i cittadini per default, e in ogni caso la si può richiedere senza difficoltà. Ripeto, la scheda elettorale, non un certificato elettorale. Le schede infilate in busta preaffrancata si mettono poi in speciali cassette postali riservate esclusivamente per le elezioni.

È evidente a tutti che questo sistema per sua natura si presta a forti manipolazioni perché chiunque può inviare più schede richiedendole a nome di una comunità o quartiere oppure raccogliendole presso quelle comunità, quasi sempre afroamericane che poco votano.

Cosa è successo in Georgia a novembre

In Georgia, con l’80% delle schede scrutinate, il presidente uscente Donald Trump era in vantaggio con una percentuale vicina al 70% di consensi, poi si è passati allo spoglio dei voti postali, operazione andata molto più in là come tempi, terminando alcuni giorni dopo la data del voto, e al termine dello scrutinio il vincitore è risultato Joe Biden.

In questa sede nessuno mette minimamente in dubbio che l’elezione non sia stata regolare, ma è ovvio che il comitato elettorale di Trump non l’abbia presa bene.

Sulle tante cose dette in merito a ciò ed alla elezione suppletiva di due senatori, sempre in Georgia a gennaio, va segnalato per completezza di informazione che il “Washington Post”, giornale liberal e non conservatore, (dichiarazione dell'11 marzo dell’editorialista Amy Gardner) ha chiesto pubblicamente scusa a Trump in merito al rapporto pubblicato in precedenza che lo accusava di aver fatto pressioni su un funzionario della Georgia affinché trovasse una frode per vincere le elezioni presidenziali nello Stato, confermando che la notizia non era vera.

Cosa prevedono le nuove leggi

Le modifiche approvate in Georgia, ora in discussione anche in Texas, come novità di rilievo prevedono essenzialmente due cose:

1) imporre requisiti di identificazione degli elettori per i voti espressi per corrispondenza;

2) stabilire quattro giorni prima del voto come ultimo termine utile per imbucare una busta con la scheda elettorale nelle famose cassette.

Da quel momento le cassette saranno chiuse perché si ritiene che un periodo minore di quattro giorni non permetta di far giungere nelle sedi di scrutinio i voti postali.

Per noi che dobbiamo recarci ai seggi con certificato elettorale, documento di riconoscimento e uno scrutatore che spunta il nostro nome, dovrebbe esser facile riconoscere che questa legge non lede alcun diritto, anzi favorisce proprio le classi più povere perché così tutti possono per davvero esprimere il loro voto e non rischiare di lasciarlo in mano a qualcun altro.

I Democratici dicono che la nuova legge è contro gli afroamericani perché, non essendo obbligatorio in America avere l’equivalente della nostra Carta d'identità, molti ne sono sprovvisti e non hanno patente o altri documenti rilasciati dalla Stato.

Questo non è assolutamente vero perché chi ne è sprovvisto sono i membri delle gang metropolitane, ma non la stragrande maggioranza delle altre persone di colore che spesso ormai conducono anche attività commerciali oltre che esser lavoratori dipendenti in tutti i settori.

Come detto all’inizio, negli USA la questione razziale è sempre attuale ma per cercare di attutirla negando l’evidenza (o peggio ancora essendo in malafede) si fanno più danni che benefici, da qui il detto sul “meglio nemico del bene”.

Secondariamente voler trovare il razzismo in ogni dove, complice il nuovo pensiero della cancel culture (la quale tra l’altro ha portato ad abbattere anche le statue di Lincoln) porterà inevitabilmente prima o poi una reazione avversa e questa sarà molto pericolosa. Perché allora vedremo tornare il vero razzismo con i suoi ferrivecchi del KKK (Ku Klux Klan) e del suprematismo bianco.

In conclusione, sul tema sia i politici sia i giornalisti hanno grandi responsabilità che in questo momento non sono tenute in debito conto. Fomentare continuamente attriti creerà tensioni e ingiustizie creando i presupposti di una ben brutta e chiusa società… che ci condurrà purtroppo ad avvalorare le tesi vichiane sui corsi e ricorsi della storia.


2 Commenti

  1. Comunque il voto postale non garantisce la segretezza, un requisito non secondario di un sistema elettorale affidabile

    • Caro e stimatissimo Giuseppe, concordo appieno ed è per questo che la battaglia politica negli USA su questo tema è molto calda.

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