Sergio Zavoli, un maestro da ascoltare



Giorgio Merlo    6 Agosto 2020       0

La straordinaria, ricca e feconda vita terrena di Sergio Zavoli ci descrive una persona che ha cambiato in profondità il mondo della televisione, del giornalismo di inchiesta, di come si raccontano le grandi tragedie che hanno caratterizzato e insanguinato il nostro Paese, di come si racconta la vita di mondi che sino a quel momento erano perlopiù sconosciuti. La sua vita è la vita del servizio pubblico radiotelevisivo nelle sue multiformi espressioni: giornalista, inchiestista, direttore di rete, presidente. Il tutto condito dalla “voce” di Sergio Zavoli, per dirla con Aldo Grasso. Una voce che ti metteva a tuo agio, che non ti stancava, che ti accompagnava a conoscere, ad approfondire, a scavare la notizia e che ti catturava con una profondità e una dolcezza uniche e irripetibili. Vorrei quasi dire inusuali.

Certo, “Il processo alla tappa”, “Clausura”, “Nascita di una dittatura” e “La notte della Repubblica” restano pietre miliari della informazione televisiva italiana che nessuno potrà mai archiviare o, peggio ancora, banalizzare. Sono l’essenza e, forse, l’identità del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. Lì c’è tutto Sergio Zavoli e lì c’è anche il racconto politico, culturale, storico, etico e di costume del nostro Paese dopo il secondo dopoguerra.

E poi c’è il Sergio Zavoli istituzionale. Presidente della RAI negli anni ‘80 e, soprattutto, – almeno per quanto attiene alla mia esperienza personale, politica e istituzionale – Presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. La famosa e meglio conosciuta Commissione di Vigilanza RAI. Ho avuto l’onore di essere il suo vicepresidente per cinque anni designato dal Partito democratico. Diciamolo con franchezza e senza piaggeria di sorta. La sua elezione a presidente, auspicata e quasi invocata a livello politico e parlamentare dopo settimane di stallo istituzionale e politico che aveva trasformato la Commissione di Vigilanza in un inedito campo di battaglia, ha permesso a tutti i componenti di ascoltare gli innumerevoli interventi di Zavoli per “imparare”. Sì, per imparare che cos’era la RAI, la sua mission, la sua storia, la sua ricchezza, le sue potenzialità e i suoi limiti. Si ascoltava un “maestro”, non un presidente pro tempore e né un semplice esponente politico designato e votato a presiedere una importante Commissione bicamerale del nostro Parlamento. Memorabili resteranno, al riguardo, le audizioni con i vertici RAI del tempo, i direttori di rete e di testata e i vari interlocutori istituzionali e di settore.

Ecco perché Sergio Zavoli entra di diritto nella storia televisiva, giornalistica, politica e culturale del nostro Paese. Entra con la sua autorevolezza, il suo acume, il suo inconfondibile carisma, la sua cultura, il suo approccio unico e irripetibile e la sua profonda e mai ostentata intelligenza. Ma, soprattutto, entra con il suo stile. Austero e sobrio. Lo stile di Sergio Zavoli.


Il primo dei commenti

Lascia un commento

La Tua email non sarà pubblicata.


*