Zaccagnini, l’autentico



Sergio Mattarella    7 Novembre 2019       1

Benigno Zaccagnini è stato ricordato nella sua Ravenna il 5 novembre, a trent'anni esatti dalla scomparsa. Alla cerimonia per ricordare la figura dell'ex partigiano, deputato e segretario della Democrazia cristiana negli anni difficili del terrorismo e del sequestro Moro, ha partecipato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Pubblichiamo il suo intervento.

Prendo la parola per rivolgere un saluto di grande cordialità a tutti i presenti e particolarmente, attraverso il Sindaco, alla città di Ravenna.

Un saluto molto intenso ai familiari di Zaccagnini; la loro presenza manifesta il legame che vi era tra figli e nipoti di Benigno Zaccagnini e di Anna Zaccagnini, scomparsa da poche settimane.

Non posso aggiungere molte parole alla bella rievocazione fatta dal Professor Formigoni ed al filmato coinvolgente di Giuseppe Sangiorgi. Vorrei soltanto sottolineare come sia di grande valore che Ravenna ricordi Zaccagnini a trent’anni dalla sua scomparsa, per il legame così forte che vi era tra Zaccagnini e il suo territorio.

Poc’anzi il professor Formigoni ha parlato del senso di provvisorietà dell’impegno politico di Zaccagnini, che è un senso autentico dell’impegno politico che può durare anche a lungo, ma è sempre, per sua natura, provvisorio e si aggiunge alla dimensione personale. E questa provvisorietà nasceva dal suo legame, così forte, con la sua professione di medico, con la sua città, con il suo territorio.

C’era del fascino in questo legame così stretto con la sua città, il suo territorio e la sua apertura verso l’altrove, verso ogni altra realtà.

L’ho constatato tante volte. Ed è apparso nella maniera più evidente la notte prima dei funerali di Zaccagnini. Una veglia improvvisata in quelle ore notturne, illuminata dalle parole del vescovo di allora Ersilio Tonini. In quelle ore notturne vi erano tanti Ravennati nel Duomo, ma anche tante persone venute da ogni parte d’Italia. Perché? Perché la gente – giovani e meno giovani – percepiva l’autenticità delle sue parole e dei suoi comportamenti. Era credibile quando parlava del fondamento etico dell’impegno politico, della tensione morale in politica.

Avendo avuto il privilegio e l’onore di frequentarlo, ricordo il suo sorriso che esprimeva il suo animo, la sua apertura, la sua disponibilità, la sua attitudine al dialogo e al confronto con l’attenzione più grande verso l’interlocutore.

Era la stessa condizione che in lui faceva sviluppare amicizie profonde e autentiche.

È stata poc’anzi ricordata l’amicizia con Arrigo Boldrini; abbiamo visto l’amicizia con il suo amico anarchico che con lui svolgeva l’impegno di aiutare i bambini degli ospedali.

Ricordo un altro episodio. Quando al congresso fu riconfermato segretario nel momento della proclamazione non c’era. Era partito velocemente per Ravenna perché era morto un suo amico. Questo rifletteva il senso di umanità profonda che lo muoveva.

Perché la politica non può essere disumana.

Vorrei ricordare alcune parole del suo ultimo discorso in pubblico, alla fine dell’ottobre di trent’anni fa. Zaccagnini parlò dell’esigenza, del dovere, di offrire ai giovani un orizzonte di ideali, una prospettiva di valori per evitare – così disse – l’inaridimento. Inaridirsi è il pericolo che si corre.

È un messaggio forte per oggi, per il nostro momento presente.

Io rappresento tutte le opinioni, le ideologie, le correnti, le posizioni, le convinzioni del nostro Paese. Questo non mi impedisce di sottolineare, per ciascuna di esse, i loro caratteri.

E questo messaggio così attuale, in questa ultima occasione in pubblico di Zaccagnini, è in fondo il messaggio storico e culturale del cattolicesimo democratico che ha visto in Zaccagnini una figura esemplare, vivendo – come egli ha vissuto – la sua profonda fede cristiana in maniera semplice, autentica. In maniera laica.

Un atteggiamento che lo accomuna a Luigi Sturzo, ad Alcide De Gasperi, ad Aldo Moro, un atteggiamento che non è la rinuncia alle opinioni e neppure l’attenuazione della propria ispirazione. Al contrario: è la ricerca con tutti gli altri del bene comune.

La ricerca del bene comune insieme a chiunque altro, al di là dei confini di ideologie, opinioni e fedi, è quello che Zaccagnini ha fatto in tutta la sua vita.

Per questo gli siamo tutti profondamente riconoscenti.


1 Commento

  1. Martedì ricorreva il trentesimo anniversario della scomparsa di Benigno Zaccagnini.
    Il Capo dello Stato ha usato parole appropriate per ricordarlo. Lo ha indicato sopratutto come testimone di una politica che non rinuncia alla sua umanità.
    Ho sentito queste parole come vere, autentiche.
    Avevo sedici anni quando fu inaspettatamente eletto segretario politico della DC.
    Per noi giovani democristiani fu subito “amore a prima vista”.
    Eppure, Zaccagnini, all’epoca, aveva sessantatré anni. Era un politico di lungo corso. Era tutt’altro che un “trascinatore”, come oggi si direbbe. Parlava in modo quasi noioso. Con tono monotono.
    Ma la sua storia personale di uomo onesto, di partigiano cattolico, di servitore delle istituzioni democratiche trasmise subito a tutti noi una scintilla di sintonia.
    Ricordo ancora la prima “Festa Nazionale dell’Amicizia” a Palmanova, in Friuli.
    Correva voce che volesse lasciare il suo incarico, messo a dura prova dalle dinamiche di potere interne ad un partito che già allora viveva i segni evidenti di quello che poi sarebbe diventato il suo declino.
    Assieme ad un gruppo di giovani democristiani trentini portammo un gigantesco striscione con la scritta “ZAC, RESTA”.
    Restò e visse, dopo la tragedia del rapimento del suo Maestro Aldo Moro, la fase più drammatica della sua vita e della vita democratica del Paese.
    Ecco, se nelle formule della politica non bisogna essere nostalgici (perché la storia deve guardare avanti e non indietro), nel ricordo del profilo umano, profetico e morale dei protagonisti di quella stagione la nostalgia non solo è giusta, ma suscita una drammatica è doverosa riflessione: può esistere buona politica senza politici dal forte spessore umano e morale?

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