Quota 100 e il cattivo padre di famiglia



Francesco Cancellato    22 Ottobre 2018       0

Potremmo chiamarlo – nessuno si senta offeso – il cattivo padre di famiglia. È l'idea tipo dei vizi italiani, la cattiva coscienza della nostra Repubblica, prima, seconda o terza che sia: l’uomo adulto, over 50, magari pure dipendente pubblico, beneficiario di tutte le politiche pubbliche durante gli anni d’oro della prima Repubblica, che ha fatto dell’Italia un Paese fondato sul familismo amorale in cui il welfare è una questione tra nonni, padri e figli, che ha schivato tutte le riforme in nome dei diritti acquisiti, che ha attraversato la crisi grazie al massiccio ricorso alla cassa integrazione straordinaria e in deroga pagata coi fondi europei per la formazione, che ha fatto crescere il debito pubblico a livelli siderali e che ora, dopo averci mandato già una volta sul ciglio del baratro, minaccia di farlo di nuovo, attraverso quel provvedimento che risponde al nome di Quota 100.

E non stupisce che sia lo stesso Salvini a scendere nell’agone in difesa del suo elettore tipo, minacciandone per l’ennesima volta la cacciata, mentre Tito Boeri, presidente dell’INPS, ricorda in audizione in commissione lavoro alla Camera dei Deputati le scomode verità del “fiore all’occhiello” della manovra del (non) cambiamento, una riforma costosa, iniqua e pericolosa come poche altre.

È la più costosa, e Boeri lo mette nero su bianco: le misure sulla quota 100 e sul blocco dell'indicizzazione alla speranza di vita per le pensioni anticipate «costano 8,5 miliardi il primo anno per arrivare nel giro di tre anni a 16 miliardi» e l’introduzione delle nuove norme porterà «già nel 2021 a un incremento di 1 punto di Pil della spesa pensionistica». Piccolo dettaglio che aggiungiamo noi: allo stato attuale è un provvedimento che è coperto da 20 miliardi circa di deficit aggiuntivo, o, se preferite, da un bel condono fiscale. Coperture di lungo periodo, all’orizzonte, non se ne vedono. E quando se ne vedranno, temiamo saranno, tasse in più per chi lavora, o soldi in meno per chi va a scuola, o debito aggiuntivo per le generazioni future. Finché potremo permettercelo. Finché non ci toccherà una Legge Fornero al cubo per rimettere a posto i conti.

Già, perché quota 100 anche il provvedimento più pericoloso: «È un’operazione che fa aumentare la spesa pensionistica mentre riduce in modo consistente i contributi previdenziali anche nel caso in cui ci fosse davvero, come auspicato dal governo, una sostituzione uno a uno tra chi esce e chi entra nel mercato del lavoro», spiega Boeri, aggiungendo che per pagare ogni pensionato aggiuntivo servirebbero due lavoratori, che ci sono 18 milioni di baby boomer che andranno in pensione comunque da qui al 2045 e che c’è un debito pensionistico che monta di oltre 100 miliardi aggiuntivi. Cosa succede dopo non lo dice ma lo lascia capire: «Il rischio è quello di minare alle basi la solidità del nostro sistema pensionistico. Non vorremmo che un domani qualcuno dovesse considerare il fatto stesso di percepire una pensione come un privilegio».

E di sicuro, se di privilegi parliamo, ne parliamo per i soliti maschi adulti over 50 che lavorano nel settore pubblico, i grandi incassatori del sistema Italia, per l’ennesima volta beneficiari unici delle politiche del governo a discapito di indovinate chi: «Le donne - risponde Boeri - tradite da requisiti contributivi elevati e dall’aver dovuto subire sin qui, con l’opzione donna, riduzioni molto consistenti dei trattamenti pensionistici, quando ora per lo più gli uomini potranno andare in pensione prima senza alcuna penalizzazione». E i giovani, ovviamente, «su cui pesa in prospettiva anche il forte aumento del debito pensionistico», nell’ordine di 100 miliardi circa.

«Da italiano invito il dottor Boeri, che anche oggi difende la sua amata legge Fornero, a dimettersi dalla presidenza dell'INPS e a presentarsi alle prossime elezioni chiedendo il voto per mandare la gente in pensione a 80 anni», ha detto Salvini, parafrasando pericolosamente il malaugurato invito che Piero Fassino fece a Beppe Grillo, nel 2009.

In realtà poco importa che sia Boeri, o chi per lui. Ma se arrivasse qualcuno col coraggio di sfidare la dittatura del cattivo padre di famiglia, dei privilegi di oggi contro la sostenibilità di domani, delle riforme ai margini e dei diritti acquisiti, a favore finalmente di giovani e donne, ne saremmo ben lieti.

(Tratto da www.linkiesta.it)


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