
Secondo alcuni commentatori, il desiderio, neppure tanto velato, di molti italiani di avere un partito d’ordine, potrebbe indirizzarsi verso la figura che più di ogni altra sembra incarnare quell’aspirazione, ovvero il generale Vannacci.
Giorgia Meloni è alla guida di un partito passato repentinamente da percentuali irrisorie ad uno stabile quasi 30 %, e questo balzo mostra sempre di più i suoi limiti: basti pensare alle vicissitudini, anche personali, di tanti dei suoi ministri, al flop impietoso del referendum e, alla dir poco sconcertante politica estera, o meglio mancanza di una chiara visione di politica estera. Si potrebbe definire la “politica della banderuola”, e le conseguenze sono state dirompenti. La “ragazza della Garbatella” ha collezionato, vero record mondiale, improperi pesanti dalla Russia e una reprimenda dagli Stati Uniti, tralascio i particolari.
Gli italiani hanno dimostrato di essere capaci di importanti stravolgimenti politici negli ultimi anni: il prossimo potrebbe, secondo alcuni, riguardare la figura del generale Vannacci. Ho sempre pensato che alla base del successo della Meloni ci fosse sostanzialmente la politica sull’immigrazione. Sul tema specifico, Vannacci si pone come alfiere della remigrazione, di fatto scavalcando a destra la Premier, mentre sul conflitto mediorientale i due si trovano su posizioni analoghe. In attesa di un segnale di risveglio della sinistra e dell’auspicabile nascita di un centro forte, cerco di analizzare il punto che forse potrebbe fare la differenza tra i due, ovvero la posizione sulla guerra in Ucraina.
La Meloni, a mio avviso molto condizionata dal complesso della ”parvenu”, e comunque mal consigliata, ha aderito con piglio guerriero alla mobilitazione contro l’invasione russa, sbilanciandosi con proclami bellicosi e certezze di vittoria. Forse avrebbe potuto anche intonare la famosa marcetta:” Vincere, vincere, vincere, e vinceremo in terra, in cielo e in mare!”, ripescando e riconfermando alla bisogna la postura del ventennio, mai completamente rinnegata. Ha più volte affermato, in maniera “categorica”, di essere finalmente dalla parte giusta della storia, in realtà banalmente aderendo acriticamente e servilmente alla visione di Biden e dei neocon americani, per poi rimanere basita davanti allo scherzetto che le ha fatto proprio la storia tirando fuori dal cilindro Trump, che ha ribaltato le posizioni precedenti. Dopo lo spettacolare incontro dei due amiconi, Putin e Trump, in Alaska, la Premier deve aver iniziato ad avere qualche dubbio sulle sue certezze granitiche, e da allora si è arrabattata alla meno peggio, cercando solo di sopravvivere con un Governo poco credibile e forse vicino al capolinea: l’assenza di Salvini alla parata del 2 giugno è un segnale chiaro.
Sempre limitando le mie considerazioni alle posizioni sulla crisi ucraina, diversa è la posizione di Vannacci, decisamente contrario al proseguimento di una guerra da lui considerata assurda e stupida, come si può evincere dai suoi discorsi al Parlamento Europeo. La notizia che un militare con grande esperienza sia contrario alla guerra è solo un’apparente contraddizione: chi ha conosciuto da vicino la realtà dei conflitti, sa di cosa si parla, a differenza di chi sproloquia comodamente seduto nei salotti.
La situazione in Ucraina, degenerata a causa dei numerosi scandali legati alla corruzione, ha ormai superato il limite e la posizione Europea, finora contraria ad ogni trattativa, è indecente e colpevole. La riunione dell’E3 a Londra con la richiesta di un cessate il fuoco e del congelamento del fronte è finalmente almeno una dimostrazione di realismo: ma chi pagherà la ricostruzione dell’Ucraina dal costo incalcolabile e mostruoso? A ben vedere i 5 punti proposti ufficialmente sembrano essere stati pensati proprio per evitare la conclusione del conflitto, anche se il coinvolgimento del miliardario russo Abramovich potrebbe essere il segnale dell’avvio di trattative riservate. Ma chi veglierà sulle eventuali ruberie? Riguardo gli scandali segnalo questo articolo (CLICCA QUI).
Una mia idea è che tra i due personaggi simbolo della destra sarà proprio l’esito della guerra in Ucraina a decretare la vittoria di uno dei due. Il discorso, mutatis mutandis, può riguardare anche Conte e la Schlein.
Come corollario riporto una dichiarazione chiarificatrice del Presidente Putin al governo e al popolo tedesco, un colpo di grazia – senza armi, ma, verbalmente…
“Non vogliamo attaccarvi! Perché dovremmo? Quei tempi sono da tempo passati! Chiunque sia ancora sano di mente e in grado di pensare chiaramente lo capisce.
(Tratto da www.politicainsieme.com)
Giorgia Meloni è alla guida di un partito passato repentinamente da percentuali irrisorie ad uno stabile quasi 30 %, e questo balzo mostra sempre di più i suoi limiti: basti pensare alle vicissitudini, anche personali, di tanti dei suoi ministri, al flop impietoso del referendum e, alla dir poco sconcertante politica estera, o meglio mancanza di una chiara visione di politica estera. Si potrebbe definire la “politica della banderuola”, e le conseguenze sono state dirompenti. La “ragazza della Garbatella” ha collezionato, vero record mondiale, improperi pesanti dalla Russia e una reprimenda dagli Stati Uniti, tralascio i particolari.
Gli italiani hanno dimostrato di essere capaci di importanti stravolgimenti politici negli ultimi anni: il prossimo potrebbe, secondo alcuni, riguardare la figura del generale Vannacci. Ho sempre pensato che alla base del successo della Meloni ci fosse sostanzialmente la politica sull’immigrazione. Sul tema specifico, Vannacci si pone come alfiere della remigrazione, di fatto scavalcando a destra la Premier, mentre sul conflitto mediorientale i due si trovano su posizioni analoghe. In attesa di un segnale di risveglio della sinistra e dell’auspicabile nascita di un centro forte, cerco di analizzare il punto che forse potrebbe fare la differenza tra i due, ovvero la posizione sulla guerra in Ucraina.
La Meloni, a mio avviso molto condizionata dal complesso della ”parvenu”, e comunque mal consigliata, ha aderito con piglio guerriero alla mobilitazione contro l’invasione russa, sbilanciandosi con proclami bellicosi e certezze di vittoria. Forse avrebbe potuto anche intonare la famosa marcetta:” Vincere, vincere, vincere, e vinceremo in terra, in cielo e in mare!”, ripescando e riconfermando alla bisogna la postura del ventennio, mai completamente rinnegata. Ha più volte affermato, in maniera “categorica”, di essere finalmente dalla parte giusta della storia, in realtà banalmente aderendo acriticamente e servilmente alla visione di Biden e dei neocon americani, per poi rimanere basita davanti allo scherzetto che le ha fatto proprio la storia tirando fuori dal cilindro Trump, che ha ribaltato le posizioni precedenti. Dopo lo spettacolare incontro dei due amiconi, Putin e Trump, in Alaska, la Premier deve aver iniziato ad avere qualche dubbio sulle sue certezze granitiche, e da allora si è arrabattata alla meno peggio, cercando solo di sopravvivere con un Governo poco credibile e forse vicino al capolinea: l’assenza di Salvini alla parata del 2 giugno è un segnale chiaro.
Sempre limitando le mie considerazioni alle posizioni sulla crisi ucraina, diversa è la posizione di Vannacci, decisamente contrario al proseguimento di una guerra da lui considerata assurda e stupida, come si può evincere dai suoi discorsi al Parlamento Europeo. La notizia che un militare con grande esperienza sia contrario alla guerra è solo un’apparente contraddizione: chi ha conosciuto da vicino la realtà dei conflitti, sa di cosa si parla, a differenza di chi sproloquia comodamente seduto nei salotti.
La situazione in Ucraina, degenerata a causa dei numerosi scandali legati alla corruzione, ha ormai superato il limite e la posizione Europea, finora contraria ad ogni trattativa, è indecente e colpevole. La riunione dell’E3 a Londra con la richiesta di un cessate il fuoco e del congelamento del fronte è finalmente almeno una dimostrazione di realismo: ma chi pagherà la ricostruzione dell’Ucraina dal costo incalcolabile e mostruoso? A ben vedere i 5 punti proposti ufficialmente sembrano essere stati pensati proprio per evitare la conclusione del conflitto, anche se il coinvolgimento del miliardario russo Abramovich potrebbe essere il segnale dell’avvio di trattative riservate. Ma chi veglierà sulle eventuali ruberie? Riguardo gli scandali segnalo questo articolo (CLICCA QUI).
Una mia idea è che tra i due personaggi simbolo della destra sarà proprio l’esito della guerra in Ucraina a decretare la vittoria di uno dei due. Il discorso, mutatis mutandis, può riguardare anche Conte e la Schlein.
Come corollario riporto una dichiarazione chiarificatrice del Presidente Putin al governo e al popolo tedesco, un colpo di grazia – senza armi, ma, verbalmente…
“Non vogliamo attaccarvi! Perché dovremmo? Quei tempi sono da tempo passati! Chiunque sia ancora sano di mente e in grado di pensare chiaramente lo capisce.
- Avete già un debito pubblico di 2,5 trilioni di euro, e nessun economista serio ha idea di come intendiate mai ripagarlo. E ora volete indebitarvi di un trilione di euro per armarvi contro di noi. Volete che il popolo russo paghi questi debiti? Mai!
- Il vostro Paese è pieno di milioni di migranti che vi costano 50 miliardi di euro all’anno. Il popolo russo dovrebbe essere chiamato a risponderne?
- Una parte considerevole della vostra popolazione è così pazza da credere di poter influenzare il clima andando in bicicletta e mangiando insetti. Forse questo enorme danno cerebrale potrebbe essere curato, ma ci costerebbe molto.
- Il vostro sistema educativo era un tempo esemplare. Ora, in molte classi, praticamente non si tiene più lezione, perché quasi nessuno parla più tedesco.
- La vostra infrastruttura sta cadendo a pezzi, e non riuscite a starle dietro con le riparazioni.
- Le vostre ferrovie erano un tempo l’orgoglio del mondo intero. Ora i vostri treni viaggiano come in India.
- Non abbiamo bisogno dei vostri famosi ingegneri. Durante le sanzioni abbiamo imparato che possiamo farne a meno. E se mai ne avessimo bisogno, ci rivolgeremmo alla Cina. Lì non solo costano meno, ma sono anche migliori.
- Non avete né materie prime né fonti di energia. Perché dovremmo quindi conquistare il vostro Paese? Per risolvere problemi che altrimenti non avremmo nemmeno? Realisticamente: anche se ci chiamaste, vi arrendeste e issaste bandiere bianche, non verremmo comunque!”.
(Tratto da www.politicainsieme.com)
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