Bocciata la riforma della magistratura



Aldo Novellini    24 Marzo 2026       2

Responso chiaro al referendum sulla magistratura: 53 per cento per il No e 46 per cento per il Sì. I contrari alla riforma sono stati 14,5 milioni, i favorevoli 12,5: un netto scarto di due milioni di voti. Elevata la partecipazione alle urne, prossima al 60 per cento, in piena controtendenza al dilagante astensionismo delle ultime tornate elettorali.

A larga seppur non schiacciante maggioranza gli italiani hanno così bocciato la riforma che sdoppiava il Csm, istituiva l'Alta Corte disciplinare e introduceva il sorteggio per la composizione dei tre organi. Questo l'esito di un voto preceduto da una campagna referendaria dove di rado si è discusso del merito della riforma. Del resto era un po' inevitabile che fosse così.

Si trattava di una modifica costituzionale molto tecnica, ostica da comprendere per i non addetti ai lavori. Cioè quasi tutti noi. Oltretutto, a dispetto dei suoi promotori, essa non toccava affatto i reali problemi della nostra giustizia a cominciare dalla lunghezza dei processi su cui il nostro Paese è stato chiamato ad intervenire persino dall'Europa in sede di Pnrr.

Ma al di là del merito anche il metodo non ha convinto i cittadini. La maggioranza di governo pur di raggiungere il risultato voluto è andata avanti come un treno in corsa. Il testo uscito dal Consiglio dei Ministri non ha subito alcuna modifica nel corso dei quattro passaggi parlamentari. Quattro votazioni - come previsto per le revisioni costituzionali - senza toccare una virgola, senza accogliere qualche suggerimento dell'opposizione meno intransigente. Né tanto meno ascoltare le obiezioni del mondo della magistratura.

Una logica autoritaria che ha finito per indispettire, e insospettire, anche chi, in linea di principio, poteva persino essere d'accordo con alcuni obiettivi della riforma. Ma per la nostra premier non vi era posto per l'ecumenismo democristiano ma solo per l'arrogante decisionismo, di vago stampo craxiano. Per non dire di peggio. E anche questo ha contribuito ad accendere i toni oltre misura.

Avere escluso i fuori sede dalle urne è stata poi una vera ed inutile cattiveria, privando della possibilità di votare tanti giovani desiderosi di farlo. E forse anche il trattamento riservato a tanti compagni di studio lontani da casa ha indotto le nuove generazioni a votare in massa per il No, stufe anche di subire affitti alle stelle e precariato lavorativo. Problemi che mai il Governo si è sognato di affrontare, preferendo occuparsi di epocali riforme costituzionali tra magistratura e premierato. La prima di queste riforme è stata respinta speriamo che l'altra, quella del “premier solo al comando” venga messa da parte.

Rimane il fatto che dopo tre anni di navigazione senza troppi scossoni, per la destra è giunta la prima vera sconfitta. Fatale l'aver preteso di attentare alla separazione dei poteri e all'indipendenza della magistratura. I cittadini hanno bocciato questa riforma che, tecnicismi a parte, alla resa dei conti avrebbe rischiato di sottoporre i giudici al controllo della politica.

Un risultato che nella sua limpidezza speriamo serva da monito a chiunque insista nel modificare la Costituzione a colpi di maggioranza, senza cercare quelle larghe intese sulle regole che dovrebbe essere il solo ed unico metodo da perseguire. E' il terzo referendum costituzionale che viene respinto, dopo quello sulla devolution nel 2006 e quello sulla riforma renziana nel 2016. Forse più che cambiare frettolosamente la Carta costituzionale bisognerebbe provare ad attuarla fino in fondo, per costruire un'Italia più giusta e più vivibile per tutti.


2 Commenti

  1. La metá soverchiante di chi si è espresso nel voto ha tirato un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, e, a livello internazionale, questo risultato elettorale si inscrive nell’elenco delle risposte di diversi paesi in controtendenza rispetto all’onda montante della destra.
    E’ una fase molto delicata in cui le forze politiche alternative sono chiamate a dimostrare che il positivo sofferto risultato elettorale non è stato un episodio effimero ma un punto di ripartenza su basi più solide e con alleanze al di sopra di interessi di parte.

  2. E’ stata una sconfitta “metodologica”, dice bene Novellini. Giorgio Merlo nel suo bel libro su “I Popolari” lamenta l’eclissi del pluralismo e della pratica delle alleanze, due dei tratti più significativi della cultura politica del popolarismo che hanno innervato e fatto crescere la democrazia parlamentare durante la vituperata e oggi rimpianta Prima Repubblica. Al di là del merito (personalmente condividevo gli obiettivi di massima della riforma) questo risultato spero serva a provocare un’inversione di tendenza rispetto alle derive cui ci ha condotto un bipolarismo esasperato. Non è solo questione di rivedere la legge elettorale, riforma pur importantissima, ma di riscoprire una cultura politica genuinamente democratica. Il centrosinistra prenda appunti e non ripiombi negli errori commessi dalle destre.

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