Europa e Ucraina: cambio di strategia?



Massimo Brundisini    2 Febbraio 2026       2

Ho letto con grande interesse e grande attenzione il saggio articolo di Domenico Galbiati (CLICCA QUI). Quella di Galbiati è una fotografia lucida, libera da rigide posizioni faziose, e aperta a quella visione globale che, unica, può aiutarci tutti a trovare il famoso bandolo della matassa, con uno scopo ben preciso: portare il nostro meraviglioso Pianeta in una situazione di pacifica convivenza e prosperità.

L’inaspettato (solo per alcuni), repentino e per molti versi sconvolgente “J’accuse” di Zelensky contro l’Europa ("persa e divisa di fronte a Trump", ndr) ha messo fine ad anni di una visione delle cose forzata e innaturale, con il “Vecchio (!) Continente” alle prese con una strategia sbagliata: si era accodato agli USA nel gestire le conseguenze delle tante provocazioni alla Russia, ma quando è arrivato un Presidente che ha affermato che con lui non sarebbe mai iniziata quella guerra, invece di prender atto della nuova realtà, forse obbedendo ad input sbagliati e faziosi, ha soffiato sul fuoco del bellicismo, senza però avere la capacità di sostenere la posizione. Si è trattato di un gravissimo errore strategico, che tra l’altro vedeva in prima linea, nel riaffermarlo di continuo, l’improbabile Kaja Kallas, definita con eufemismo “la depensante”, vittima, e noi con lei, del suo personale desiderio di vendetta verso la ex Unione Sovietica, con conseguenti sproloqui ad libitum.

I danni creati a tutti noi da quell’errore sono sotto gli occhi di tutti. Qualcuno ha definito Zelensky ingrato, ma la sua è stata per certi versi una scelta obbligata prima di vedere l’annichilimento definitivo della sua nazione: in poche parole “si salvi chi può!”. E d’altra parte noi abbiamo perso un po’ di soldi e qualche armamento, spesso obsoleto, lui molto di più. Molto concretamente, Black Rock si è impegnata a fare investimenti eccezionali per la ricostruzione dell’Ucraina, si parla di 800 miliardi di dollari.

La nuova strategia, quella giusta, ma meglio tardi che mai, è ben riassunta nelle parole del Cancelliere Merz, il 15 gennaio alla Camera di Commercio e Industria di Halle-Dessau, dove, con cambio di passo evidente, ha dichiarato:” Se poi riusciremo anche a garantire il ritorno della pace e della libertà in Europa, a trovare finalmente un equilibrio a lungo termine con il nostro più grande vicino europeo, ovvero la Russia – non lo dico perché mi trovo qui nell’Est, lo dico anche in qualsiasi altro luogo in Germania: la Russia è un Paese europeo – se regna la pace, se è garantita la libertà, se riusciamo in tutto questo, signore e signori, allora questa Unione Europea, allora anche noi nella Repubblica Federale di Germania avremo superato un’altra prova e potremo guardare al futuro con grande fiducia anche oltre il 2026”.

Certo, se queste parole fossero state dette tempo fa, si sarebbero potuti evitare troppi morti e troppa distruzione. Si potrebbe commentare che, quando si prende atto del fallimento di una politica con così gravi implicazioni, le dimissioni di alcuni sarebbero d’obbligo: evidentemente, la prospettiva che gli Stati Uniti abbandonino l’Europa a sé stessa, sta provocando uno shock di realtà in alcuni. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha preso atto del cambiamento, affermando che, se ora gli europei vogliono dialogare, questo è “uno sviluppo positivo nelle loro posizioni”. Meloni e Macron avevano fatto dichiarazioni in linea con quelle di Merz.

Riconoscere di aver commesso errori di valutazione è il primo passo verso un cambiamento della strategia dell’Europa. Dovremmo iniziare a non vedere nemici dappertutto, essendo stati in realtà solo nemici di noi stessi, ma a ristabilire giuste relazioni, a cominciare dalla Russia e poi con il resto del Mondo. Risulta purtroppo evidente che troppi politici europei sembrano obbedire a direttive superiori, come peraltro le maggiori testate giornalistiche: queste sono spesso palesemente legate a ordini di scuderia, con commenti fotocopia, senza una reale e necessaria capacità critica, una realtà invero deprimente.

In particolare l’Italia potrebbe farsi portabandiera dalla nuova visione con una proposta rivoluzionaria, quella cioè di diventare un paese non allineato nella speranza che altri possano accodarsi, testimoniando così di essere interprete reale di quei valori umanistici e cristiani troppo spesso sbandierati a sproposito. Diventare di fatto un faro per l’Umanità intera e non un patetico vaso di coccio. Ripropongo, per chi se lo fosse perso, un mio precedente articolo dove riprendevo la visione profetica di Don Sturzo di quasi un secolo fa: che i tempi siano maturi? (CLICCA QUI)

Per rispondere alla domanda finale di Galbiati, “guerra o Pace?”, poiché è risaputo che ai gestori della finanza interessa quasi unicamente il buon andamento degli affari, questa considerazione si rivela essere la migliore assicurazione contro la guerra: sta poi ai vari attori mondiali sapersi posizionare nelle comunque inevitabili guerre commerciali.

Che ci sia un piano strategico globale avvallato dai gestori della finanza mondiale è comprovato dal fatto che gran cerimoniere a Davos è stato Larry Fink (succeduto alla guida del Forum al defenestrato Karl Schwab), gestore del più importante fondo di investimenti mondiale, Black Rock, che peraltro agisce in sinergia con altri fondi di punta come Vanguard e State Street. Secondo alcuni sono loro che “gestiscono” il Mondo. Il palcoscenico spettacolare riservato alla presentazione e al lancio del “Board of Peace” di Trump, ha di fatto sottolineato la nuova strada imboccata dalla finanza mondiale, che ha semplicemente deciso nuove strategie per la gestione del Pianeta. Se al Board dovesse aderire, come sembra la Russia, e magari in futuro anche la Cina, assieme ai tanti e ricchi stati arabi già presenti, ecco che l’assenza dell’Europa potrebbe rivelarsi un nuovo errore strategico: potrebbe diventare insostenibile, e non sarà certo una corsa al riarmo a poterlo scongiurare, anzi.

(Tratto da www.politicainsieme.com)


2 Commenti

  1. L’Italia paese NON ALLINEATO? LA Storia è la realtà internazionale odierna suggeriscono ben altro. De Gasperi insegna ancora.

  2. Forse una Europa Unita potrebbe permettersi in prospettiva di non allinearsi.
    L’ Italia da sola non è in grado di allinearsi nemmeno con sè stessa.

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