UE, compromesso sull’Ucraina



Giancarlo Infante    23 Dicembre 2025       0

Ridotta oramai a seguire le vicende del mondo come se si trattasse di una partita di calcio e, quindi, seguita dalle opposte tifoserie come solo le tifoserie sanno fare, l’Unione europea ha raggiunto un accordo per concedere all’Ucraina un prestito di 90 miliardi di euro. Un prestito erogato direttamente, senza attingere ai beni russi congelati che valgono 210 miliardi di euro. Di questi, la stragrande parte rimane quindi bloccata in Belgio che si è rifiutato di rilasciare il denaro senza che il resto degli Europei fornisse adeguate garanzie nel momento in cui il Cremlino avesse deciso di fare causa e chiedere, persino, i danni. Impadronirsi di un ammontare così cospicuo di beni russi non è, infatti, cosa che si risolve con la stessa facilità con cui sentiamo parlarne da tanti commentatori sulle nostre televisioni.

L’UE non ha quindi accontentato la Germania che – manifestando una linea che finiva per quasi confondersi con quella di alcuni Paesi direttamente confinanti con la Russia – chiedeva un’azione forte che ci avrebbe, inevitabilmente, portato allo scontro diretto con Mosca, ben più di quanto questo scontro non lo sia al momento, sia pure non esplicitato ufficialmente. Una linea che s’intravedeva dietro le continue dichiarazioni – ad esempio di Ursula von der Leyen, ma lo hanno fatto molti ministri della difesa europei, incluso il nostro Guido Crosetto – sull’opportunità di “prepararsi alla guerra”. Dichiarazione che si provava a stemperare con la precisazione del fatto che si parlava di quella “ibrida”.

Rimanendo quindi nel clima da stadio, possiamo dire che la linea tedesca, quella dell’accoppiata Merz-von del Leyen, è stata sconfitta con la possibilità da parte della Presidentessa della Commissione europea, però, di poter, alla fine, celebrare il compromesso raggiunto sui 90 miliardi di prestito euro concessi all’Ucraina che sarebbero pari, secondo gli studi degli esperti, a circa due terzi dei 135 miliardi di euro che si ritengono necessari a Kiev per sopravvivere nei prossimi due anni. Non si tratta, dunque, solo di soldi destinati alle armi, ma per consentire all’apparato statale di Zelensky di funzionare.

L’Ucraina, quindi, è già di fatto diventato il 28esimo componente dell’Unione. Senza però – dirà qualche malizioso – essere sottoposto a quei controlli contro fenomeni di corruzione che, invece, stando a tanti fatti di cronaca emersi anche nel pieno della guerra, sono ben noti sin dalla sua nascita come entità statuale autonoma. E diventati una costante nella gestione della cosa pubblica ucraina. Non è un caso se la celebrità mondiale di Zelensky sia dovuta, già prima della sua chiamata alla presidenza a Kiev, alla serie televisiva Servitore del popolo andata in onda dal 2015 al 2019. Vasilij Petrovyč Holoborodko, il personaggio interpretato dall’attuale, reale, Presidente ucraino, è l’alfiere della battaglia contro la corruzione, ancora oggi endemica e pandemica, nel Paese contro cui si è impantanata la strategia di Putin.

La decisione sul mancato congelamento degli asset russi ha fatto respirare chi temeva che ci si potesse avvicinare ancora di più ad un conflitto esplicito e diretto con la Russia, però guardata con ostilità da chi la giudica come un cedimento europeo, si presta in ogni caso alla riflessione che gli europei continuano ad avere strategie diverse. Con il chiarimento di taluni punti che non vanno però sottovalutati. Com’è quello della nascita di un vero e proprio “asse interno” composto da tre Paesi come l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia che, oramai, non accettano più alcun compromesso ed esplicitamente si prestano all’accusa di essere il “cavallo di troia” di Putin – ma solo di Putin? – nel cuore dell’Europa. Occupano, tra l’altro, una striscia di terreno confinante e continuo come se potessero rappresentare un pezzo di Europa a sé.

O come quello, che dev’essere visto da noi italiani con grande favore, che riguarda l’accensione di un “Debito comune” europeo per la copertura dei 90 miliardi concessi a Kiev. Siamo, cioè, di fronte all’ennesimo passaggio – il primo con la sospensione del Patto di stabilità durante la stagione del Covid, il secondo con il Next Generation Eu, e la conseguente elargizione del PNRR – verso quell’idea che vorrebbe l’introduzione di meccanismi diversi rispetto a quelli seguiti finora sulla definizione e, soprattutto, per la gestione dei debiti pubblici dei singoli Stati europei.

E questo potrebbe spiegare perché, nonostante i furiosi scontri tra Parigi e Roma, la Meloni e Macron si siano ritrovati alla fine dalla stessa parte della barricata nella discussione con i tedeschi intenzionati ad indossare l’elmetto.

Resta l’incognita Trump. Ha fatto pressione perché i soldi russi non fossero toccati perché il suo obiettivo è quello di utilizzarli, un domani, per la ricostruzione dell’Ucraina. Ovviamente, prevedendo una cospicua parte messa a disposizione delle aziende americane. E allora bisognerà vedere come è quanto resisterà l’appena raggiunto equilibrio a Bruxelles.

(Tratto da www.politicainsieme.com)


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