Qualche nota sul conflitto russo-ucraino



Giuseppe Mila    24 Febbraio 2026       2

In un primo tempo avevo pensato intervenire nel form dei commenti, però vista la mole dei temi e delle riflessioni sull’argomento Europa-Russia-Ucraina ho ritenuto opportuno preparare un pezzo.

L’articolo di Massimo Brundisini (Europa e Ucraina: cambio di strategia?) è bello e positivo, anche se al momento (purtroppo) è ancora da libro dei sogni, perché rompere la sudditanza che ormai l’Europa intera ha nei confronti di Zelensky è molto difficile.

Sudditanza alimentata quotidianamente da una propaganda a spron battuto, falsa e senza ritegno, della quale non vi è nessun segno di moderazione. Cito solo due esempi uno più conosciuto, l’altro meno. Il primo: il 6 settembre 2023 un missile fece strage al mercato di Donetsk, ed ecco il titolo di “Repubblica”: Missile sulle bancarelle. Putin fa strage al mercato: 17 morti tra le macerie.

In seguito il missile si rivelò essere ucraino, lanciato forse per errore, come afferma addirittura il “New York Times”, ma nessuna smentita dalla stampa euroatlantica italiana. Ovviamente nel frattempo i russi sono diventati ancor più dei mostri.

Secondo caso: lo scorso sabato 31 gennaio, nel giornale radio delle 17 di Radio 24 del “Sole 24ore” si dice che un drone russo ha colpito un treno con dei minatori che rientravano dal lavoro. Notizia non più ripetuta nei seguenti giornali radio di questa emittente né ripresa da altri, però è ovvio che ancora una volta i russi appaiono cattivissimi. In realtà si è trattato di un attacco russo nella regione di Kharkiv che ha annientato parte di alcune forze speciali ucraine, a bordo di un treno che trasportava truppe punitive del 17° Centro Speciale, una specie di polizia militare.

Casi come i sopracitati sono innumerevoli, senza mai alcuna smentita o correzione.

È ovvio quindi che la gran parte dell’opinione pubblica non può avere una visione neutra di questa guerra con una simile incessante propaganda non veritiera sul conflitto, quindi occorre attendere tempi migliori per l’avverarsi del bellissimo augurio di Brundisini: “In particolare l’Italia potrebbe farsi portabandiera dalla nuova visione con una proposta rivoluzionaria, quella cioè di diventare un Paese non allineato nella speranza che altri possano accodarsi, testimoniando così di essere interprete reale di quei valori umanistici e cristiani troppo spesso sbandierati a sproposito. Diventare di fatto un faro per l’Umanità intera e non un patetico vaso di coccio”.

L’articolo di Giuseppe Ladetto (La Russia e l’Europa) è come sempre è un saggio scorrevole ma allo stesso tempo lucido e ben articolato sulla situazione attuale e, ahimè, sulle sofferenze che l’Europa patirà se non invertirà marcia. Come sempre quando leggo questi articoli mi viene una grande rabbia, sia perché mi piacerebbe poterlo leggere come articolo di fondo in prima pagina almeno sul “Corriere della Sera”, sia soprattutto perché i nostri politicanti non ne tengono conto o forse non arrivano nemmeno a comprendere quanto vi è scritto.

Desiderò però soffermarmi su due commenti a tale scritto.

Afferma Pier Giuseppe Levoni: “Peccato che l’analisi trascuri la natura autocratica e oppressiva del regime di Putin. Si consiglia una visita alle città ucraine sottoposte a fuoco e gelo dai droni russi. Crudeltà pura sui civili”.

Mi permetto un consiglio: di domandarsi dove erano gli ucraini il 2 maggio 2014 (data ricordata come “la strage di Odessa”) in cui morirono 42 persone – 34 uomini, 7 donne ed un ragazzo – bruciati vivi nella Casa dei Sindacati, edificio in cui si erano rifugiati per sfuggire alle milizie di Pravdi Sector, e quando scoppiò l'incendio i pochi che riuscirono a fuggire furono falciati dalle mitragliatrici dei militanti neonazi appostati all’esterno.

Oppure quando udirono il famoso discorso di Poroshenko nel 2014 quando in pratica iniziò la guerra nel Donbass: “Perché noi avremo il lavoro e loro no! Perché noi avremo le pensioni e loro no! Perché noi avremo i sussidi per bambini, persone e pensionati e loro no! I nostri figli andranno negli asili e nelle scuole, i loro vivranno nelle cantine! Perché non sanno fare niente. Così e solo così vinceremo questa guerra” (QUI la versione integrale)

Andando poi indietro nel tempo è bene ricordare che alla periferia di Kiev in una notte sola, quella del 29 settembre 1941, alla periferia di Kiev nel famoso massacro di Babij Jar furono uccisi 33.771 ebrei. Parte del milione e mezzo di ebrei uccisi nella Seconda guerra mondiale dai collaborazionisti ucraini complici del Terzo Reich.

Non succede mai nulla per caso e la storia pare non insegnare nulla, cambia spesso di segno e tutto si ripete.

Riferendomi infine al commento di Aldo Cantoni, tutt’altro che fanta-politico, mi permetto brevi considerazioni su tre lady ai piani alti di Bruxelles.

La baronessa Ursula von der Leyen che è sì russofobica, ma dimostra soprattutto un grande protagonismo negli affari condotti in prima persona (non necessariamente a vantaggio dell’Europa) come i contratti opachi al tempo del Covid, la firma del Mercosur nonostante sia stato bocciato dal Parlamento europeo, l’accordo economico con l’India e via dicendo.

La plenipotenziaria agli esteri della UE, Kaja Kallas, nipote di uno dei fondatori dell’Estonia, figlia di un primo ministro e divenuta primo ministro anche lei a 44 anni. Ma dopo tre anni altalenanti in patria (fino al 2024) mandata a Bruxelles per la gioia dei suoi concittadini, un po' meno la nostra. Il suo odio per la Russia è totale avendo avuto la nonna deportata in Siberia. Nota per la sua cultura storica, è famosa per la frase “la Russia e la Cina hanno vinto la Seconda guerra mondiale? Questa è una novità”. A parte ciò, come può un Paese come l’Estonia, con meno abitanti di Milano, entrato tra gli ultimi in Europa e russofobico fino alla paranoia, fornire il ministro degli esteri di una comunità di oltre 400 milioni di persone?

La regina della propaganda guerresca Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, instancabile nel proporre sempre nuove sanzioni alla Russia e con il desiderio di far tacere tutte le voci critiche in materia, considerandole filoputiniane senza se e senza ma.

Ora, se davvero nell’Unione europea vigesse la democrazia e non un ristretto club che prende decisioni per tutti noi e le fa digerire ai Paesi membri con l’abusato ritornello “lo ha deciso l’Europa, lo vuole l’Europa, ecc.”, credo che errori madornali come quelli prospettati nell’articolo di Ladetto non si sarebbero verificati.

Ma si sa, gli autocrati sono altri. Noi siamo i buoni e siamo nel giusto. Anche quando Tafazzi, al nostro confronto, è un dilettante.


2 Commenti

  1. Putin è uno stinco di santo, non ha fatto uccidere i suoi avversari interni, non ha violato il diritto internazionale invadendo un paese sovrano. Non lo sapevo. Grazie per avermi illuminato.

  2. Montesquieu ha scritto che quando scoppia una guerra, c’è chi la ha iniziata e chi la ha resa inevitabile: molto spesso si tratta di soggetti differenti. Mi sembra che tale considerazione si adatti perfettamente alla guerra in Ucraina. 

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