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Il nodo del presidenzialismo
 
di Aldo Novellini
 

È certo lecito immaginare una trasformazione in senso presidenziale delle nostre istituzioni democratiche. Qualcuno afferma che la nostra Carta costituzionale sia la più bella del mondo e pertanto è bene che non venga toccata.
In realtà bisognerebbe precisare che a rendere bella e preziosa la nostra Costituzione non sono certo i capitoli dedicati all'assetto politico, ossia il suo disegno di un modello parlamentare e non presidenziale, bensì la prima parte del testo, quella che sancisce i principi fondamentali della Repubblica: dal ripudio della guerra all’impegno a rimuovere, in nome dell’eguaglianza sostanziale, gli ostacoli di natura economica o sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Articoli che enunciano una precisa e imprescindibile scelta di valori posti alla base della nostra convivenza civile che vanno certamente preservati e considerati intangibili.
Altro è invece ciò che riguarda appunto il modello istituzionale su cui è naturale pensare a eventuali riforme, anche piuttosto incisive. L’attuale sistema parlamentare dopo oltre sessant’anni richiede come minimo un’ampia manutenzione. Pare infatti urgente accrescere i poteri del presidente del Consiglio (che oggi non può revocare neanche un ministro in palese dissenso con la linea dell’esecutivo) e superare il bicameralismo perfetto, assegnando al Senato un ruolo di assemblea delle Regioni, anche in un’ottica di definitivo compimento di un vero Stato delle Autonomie, cosa peraltro ben diversa dallo pseudofederalismo di marca leghista.
A fianco di questa ipotesi, per così dire “conservativa” delle nostre istituzioni, in quanto ci farebbe comunque permanere nel solco del classico modello parlamentare, può venir legittimamente prospettato un cambiamento più audace, ovvero il passaggio a un sistema presidenziale. Va intanto riconosciuto che l’elezione diretta del Presidente della Repubblica possiede una propria attrattiva di fondo poiché far decidere tutti i cittadini con il suffragio universale è, a ben pensarci, uno dei capisaldi dell'idea stessa di democrazia.
Certo, imboccando la strada presidenzialista bisognerà scegliere tra il modello presidenziale puro, in uso negli Stati Uniti, oppure puntare, più probabilmente, su quello semipresidenziale francese che conserva anche diversi aspetti dello schema parlamentare. Esso infatti prevede un capo dello Stato eletto dal popolo affiancato da un Governo e un Primo ministro che debbono godere della fiducia del Parlamento, con il rischio di qualche conflitto istituzionale se le due teste dell’esecutivo, Presidente e Premier, appartengono a schieramenti diversi.
Detto questo e immaginando che vi sarà il tempo necessario per tutti gli approfondimenti del caso, soprattutto per riflettere sui contrappesi che questo modello necessariamente richiede, una cosa va però sottolineata sin da subito: scegliendo l’opzione presidenzialista deve esser chiaro che si va verso un Capo dello Stato non più organo di garanzia ma con un ruolo marcatamente politico. Eletto infatti dal popolo il Presidente risulterà in pratica votato da una maggioranza contro una minoranza, divenendo un autentico leader di governo. Niente di male in tutto ciò; c'è però da chiedersi se davvero l’Italia sia pronta ad avere un Capo dello Stato più simile ad un Capo di Governo che ad un garante delle Istituzioni.
Il nostro attuale bipolarismo, così conflittuale, alimenta non pochi dubbi in proposito.


Ruggero Bacchetta - Grignasco (No) - 2013-07-13
La nostra indole ci porta ad essere sovente passionali, tifosi, conflittuali, orgogliosi. Abbiamo bisogno di seguire norme che ci aiutino a stare in equilibrio. Queste norme ce le dobbiamo dare noi stessi, senza bisogno di un CAPO ASSOLUTO che tutto sa e tutto può! Sul tema in questione credo dunque che sia preferibile un Capo dello Stato garante delle Istituzioni.
Carlo Baviera - 2013-07-11
Appunto. Molta prudenza, non guasta. Fatta la frittata, le uova intere non ci sono più.