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Un vulnus gravissimo per la democrazia
 
di Pier Luigi Tolardo
 

Il governo Letta ha varato il DDL per la riforma del finanziamento pubblico ai partiti, uno dei pochi ed essenziali punti programmatici del governo di larghe intese PD-PDL-SC. L’abolizione del finanziamento pubblico non riguarda il rimborso elettorale previsto per le elezioni politiche del febbraio 2013 e andrà a regime, se approvato, dal 2015.
La richiesta dell’abolizione del finanziamento pubblico – o, meglio, dei rimborsi elettorali che avevano sostituito il finanziamento pubblico abolito con il referendum del 1993 – era un punto qualificante del programma elettorale del PDL, di Scelta Civica e del Movimento 5 Stelle. Il PD si era dichiarato contrario al superamento di una forma di finanziamento pubblico, e solo disponibile a una sua riforma e diminuzione della spesa. Va detto che Renzi, avversario sconfitto da Bersani alle primarie, si è sempre dichiarato favorevole a una sua completa abolizione in favore di un regime volontario di contributi privati, con un tetto per l’importo dei contributi stessi e il divieto ai contributi di aziende.
La proposta di legge del governo Letta corrisponde senz’altro a un fortissimo sentimento dell’opinione pubblica, scandalizzata – è dire poco – per l’utilizzo privato e sconsiderato di ingenti fondi pubblici da parte di esponenti locali e nazionali, in un momento di gravissima crisi occupazionale e sociale.
Il problema è che la proposta non prevede alcun tetto ai contributi privati, ma solo alla detraibilità fiscale per i contributi che superassero i 20.000 euro. Pare che questa formulazione sia stata imposta dal numero due della coalizione governativa, il vice premier Alfano, e non a caso. Così si ritornerebbe alla situazione del 1993, quando dopo lo scoppio di Tangentopoli le casse dei partiti tradizionali erano completamente vuote e i privati non contribuivano nemmeno minimamente. Gli unici che ebbero disponibilità illimitate nella campagna elettorale furono Forza Italia, An e la Lega, grazie a Berlusconi e al suo immenso potere finanziario. Un peso economico che nel tempo ha portato la stessa Lega Nord a una inscindibile alleanza, che ha significato una supremazia, indiscussa ed indiscutibile, di Berlusconi sul partito di Bossi e, ancor più, di Maroni.
Ora, il PD pare intenda rinunciare a porre qualsiasi obiezione di ineleggibilità verso Berlusconi, e non può avanzare una proposta di legge per regolamentare seriamente il conflitto di interessi pena la caduta immediata del governo Letta. Inoltre, molti esponenti di punta del PD come Franceschini, Renzi e Veltroni, si sono convertiti al presidenzialismo. Come è possibile pensare addirittura a un’elezione diretta del Capo dello Stato e aprire il campo a una politica in cui il potere delle lobby e dei potentati economici nel condizionare le elezioni non avrebbe nessun freno ma sarebbe addirittura legalizzato?
Siamo prossimi a un vulnus che può ledere al cuore, per sempre, la nostra democrazia. Parigi non vale una Messa. Il governo non può valere una legge che mette in scacco la stessa democrazia.


Stefano Godizzi - 2013-06-07
Che cosa c'entra il PD con il semiprensidenzialismo alla francese? E' un sistema nato come abito su misura per De Gaulle. Siamo diventati Gollisti? Non è forse un cedimento al populismo ed alla deriva plebiscitaria? (con l'aggravante che in Italia è proponibile una coabitazione, sarebbe destabilizzante. Abbiamo già i nostri guai non mi pare il caso di importarne altri). La Costituzione non è merce da baratto e nemmeno materia da manipolare sotto la cangiante pressione dei sondaggi o del Web. Le istituzioni non sono mattoncini Lego da scomporre e ricomporre a piacimento.
Carlo Baviera - 2013-06-04
Condivido. A questo punto si arriva quando si pensa solo alla tattica, a rincorrere le comodità degli elettori; quando si costruiscono Governi di necessità. Se si è liberi, pur nel confronto e con il dialogo (che possono portare a cambiare opinioni e a mediazioni alte), non si barattano le proprie idee di fondo con i ricatti sulla tenuta dei Governi. Alla fine acceteremo il Presidenzialismo aiutando chi vuole attuare (qui Grillo non ha torto, anzi è uno di quelli che ricorda bene) i programmi della P2
franco maletti - 2013-06-04
Mi sembra che le priorità del governo Letta siano diventate quelle di cedere ai ricatti. A questo punto la questione del conflitto d'interessi che impedisca almeno la manipolazione della opinione pubblica non è più rinviabile. Così come una legge elettorale che, in caso di disaccordo, ci riporti almeno e da subito al mattarellum. Credo che al "governare ad ogni costo" esista un limite etico invalicabile. I pochi onesti rimasti in politica vi ci si stanno avvicinando pericolosamente.
Carlo Baviera - 2013-06-04
Meditate gente! Anzi meditiamo. Quando si perdono i riferimenti e la politica diventa solo tattica, rincorsa del voto sulla base delle comodità degli elettori, formazione di Governi di necessità, anzichè volare alto, si finisce per accettare le ricette populiste: o addirittura (e qui Grillo non sbaglia) concorrere alla realizzazione di punti del Programma della P2. Meditiamo!