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I guasti della preferenza unica
 
di Alessandro Risso
 

"Il tempo è il più saggio, perché svela ogni cosa". Con Talete, a cui è attribuito questo frammento, possiamo convenire che ha ragione chi ritiene che il primo passo verso la Seconda Repubblica avvene giusto vent'anni fa, con il referendum sulla preferenza unica promosso da Mariotto Segni insieme ai Radicali di Pannella. Allora la Corte Costituzionale giudicò inammissibili altri due referendum che avrebbero portato già nel 1991 al sistema elettorale maggioritario. Tangentopoli sarebbe scoppiata solo nel febbraio dell'anno seguente, ma tanta era già la voglia di cambiare che quasi i due terzi degli italiani parteciparono al voto, malgrado l'invito di Bettino Craxi ad andare al mare. Il 95% dei favorevoli alla preferenza unica diede la prima spinta decisiva per il radicale cambiamento del quadro politico, che avvenne in seguito alla riproposizione nel '93 dei quesiti sull'abolizione del meccanismo proporzionale e, una volta approvati, al successivo ripristino dei collegi uninominali, abbandonati dai tempi di Giolitti.
Solo una esigua minoranza votò per il No nel lontano giugno 1991, dimostrando di avere la vista lunga. Possiamo oggi fare alcune considerazioni sui guasti della preferenza unica, che ritroviamo ancora nelle elezioni regionali e comunali.

1. Nella Prima Repubblica il cittadino poteva esprimere un massimo di quattro preferenze. A cosa servivano? A votare per il proprio leader politico, ad esempio. A "ringraziare" il candidato che ci aveva fatto un "favore". A esprimere una preferenza al femminile. A sostenere un giovane di belle speranze. A permettere una figura dignitosa all'amico entrato in lista come "candidatura di servizio". La preferenza multipla era tutto questo. Costretti a esprimerne una sola, cosa prevale? Se leader e "colonnelli" riescono a emergere grazie all''effetto moltiplicatore delle apparizioni televisive, è così sbagliato affermare che l'amico, la donna, il giovane, cedono il passo alla preferenza clientelare?

2. Partendo dalla preferenza unica è stato più agevole compiere il passo di abolire le preferenze. Le stesse considerazioni usate per criticare le spese eccessive dei candidati alla caccia dei voti con preferenze multiple sono ancora più valide a fronte della lotta all''ultimo voto che si scatena con la preferenza unica. La campagna condotta negli anni contro le preferenze ha fatto sì che la scelta degli eletti in Parlamento sia passata completamente dai cittadini ai partiti. Prima questi hanno inserito nei collegi uninominali sicuri i candidati da far uscire per forza, indipendentemente dal loro legame con il territorio; poi si è arrivati ad accettare un sistema di compilazione preventiva delle liste degli eletti. Ai tempi del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), ricordati come anni di arroganza del potere nel crepuscolo della Prima Repubblica, una legge elettorale come il "Porcellum" di Calderoli sarebbe apparsa fantascienza.

3. Con la preferenza del sistema proporzionale, ogni politico si preoccupava prima di tutto del consenso dei propri elettori. Con il maggioritario conta sempre più il posizionamento nelle stanze del potere e il gradimento del leader, che compila le liste elettorali. Il servilismo è diventato preferibile all'autonomia di pensiero. E la cortigianeria, nei partiti con una forte leadership riconosciuta – Berlusconi e Bossi in primis – ha raggiunto livelli da Re Sole. Palazzo Grazioli a Roma e Villa San Martino ad Arcore come le nuove Versailles del potere italico.

4. La preferenza unica ha reso difficili e controproducenti le strategie di gruppo, sostituite da ottiche individualistiche. Il proprio "simile" all'interno di un partito non è più un naturale alleato e compagno di iniziativa politica, ma è diventato un temibile concorrente nella corsa all'elezione: quindi il primo dei "nemici", dato che pesca nello stesso elettorato. Se nei partiti la concorrenza interna è sempre esistita, certamente il meccanismo della preferenza unica l'ha esasperata. Il fenomeno della frammentazione, che riguarda tutte le forze politiche – dai comunisti all'estrema destra –, non è figlio del caso o il semplice riflesso di una società individualistica. Nasce come scelta obbligata per consentire a tanti politici di costruirsi uno spazio vitale nel tentativo di realizzarsi. Nell'era delle preferenze multiple ci si associava per crescere politicamente. In quest'epoca di preferenza unica, per affermarsi occorre "eliminare" i concorrenti che hanno consenso negli stessi ambienti. Non è una situazione edificante: nell'ottica di costruire il progetto di governo di una città, di una regione, di una nazione, sarebbe meglio pensare di farlo "insieme" a chi ha valori condivisi.


P.S. Tra i pochi che votarono No alla preferenza unica c'era anche un giovane consigliere comunale di Ciriè (TO). Preoccupato per il risultato, scrisse un articolo di fondo sul seguìto settimanale locale, datato esattamente vent'anni fa. Quello scritto, con qualche spunto profetico, gli causò anche dei problemi con l'editore, convinto referendario. Chi fosse curioso di leggerlo, lo trova qui sotto in allegato.

Documento

Aldo Cantoni - 2011-06-23
Caro Risso, non si può che condividere in toto le tue considerazioni, ma il buon senso disinteressato troverà mai spazio politico adeguato? Non dimentichiamo che "Porcellum" e preferenza unica sono funzionali alla conservazione della casta, di qualunque colore essa sia, e temo che la rivoluzione democratica pur non violenta sia difficile venga operata dalla nobiltà che ha ricevuto l'investitura dai vari reucci.
Leonello Mosole - 2011-06-22
Caro Risso, tutto quello che dici è vero. E' vero che con la preferenza unica si è esasperato l'individualismo e i partiti sono diventati poco più che etichette. Soprattutto a livello locale, ognuno è padrone di se stesso e si sposta tranquillamente da una sigla a un altra senza pudore, tanto i voti, amici e parenti glieli danno lo stesso. Premesso che sono sempre stato favorevole a un proporzionale in un sistema bipolare (ovvero premio di maggioranza alla coalizione vincente: la questione è da approfondire) e che continuo ad essere favorevole al finaziamento pubblico dei partiti, qualche problema sulle preferenze multiple lo vedo ancora e la soluzione al malcostume non sarà frutto solo di nuove regole elettorali. Se ora l'individuo è padrone di se stesso prima i partiti erano padroni degli individui. Chi, infatti, stabiliva le "quadrette"? Chi riusciva ad essere eletto se non chi si sottometteva a chi? Per non parlare poi del controllo dei voti che il sisema consentiva. Forse era il male minore, ma la questione non sta tutta lì ed è più complicata. Se di regole vogliamo parlare vediamo anche quelle che governano i partiti, il modo con cui questi si rapportano con gli elettori e, soprattutto, quello con cui si raccolgono le tessere. Credo che sarebbe anche il caso di rivedere le modalità con cui le liste vengono fatte e presentate... P.S. Condivido anche l'introduzione di Campia: parliamone pure, è un argomento interessante ma i problemi sono altri.
Rosanna Cordero - 2011-06-21
Ho da tempo l'idea un po' sadica che bisognerebbe permettere all'elettore non di mandare avanti, con la preferenza, uno o più candidati della lista votata, ma, all'opposto, di far ARRETRARE nell'ordine di elezione, esprimendo una o più "penalità", i candidati che, all'interno della lista votata, gli sembrino inidonei o non gli siano graditi. A mio avviso questa soluzione avrebbe tutti i vantaggi della preferenza, evitandone gli svantaggi: e probabilmente ridurrebbe la personalizzazione e favorirebbe un significativo ricambio della classe politica (i volti già molto noti sarebbero probabilmente più bersagliati dello sconosciuto esordiente).
Giorgio - 2011-06-21
Come non essere d'accordo, sia con l'attuale analisi che con il documento riproposto. A quei tempi, ricordo che affrontammo la questione con fratel Enrico Trisoglio della scuola di politica "A. De Gasperi" e concordammo che gli effetti nefasti di quel referendum li avremmo visti in seguito. Purtroppo, fummo in pochi a pensarla così e i danni di Segni li stiamo pagando tutti e da diversi anni ormai, per cui condivido nell'aprire una nuova "stagione" per le preferenze multiple...
Franco Campia - 2011-06-20
La consolazione di vedersi progressivamente squagliare sotto gli occhi il blocco berlusconian-leghista è grande, ma non basta a render belli questi tempi della politica per chi è animato da spirito e cultura Popolare. Ancor più per chi non ha accettato il compromesso di entrare in una società dove altri sono gli azionisti di riferimento. Così può esser utile distogliere lo sguardo dalla prima linea del fronte e dalle schermaglie quotidiane, per concentrarsi su una serie di pre-condizioni che hanno contribuito in modo determinante al degrado della nostra vita politica. La preferenza unica è una di queste. L’ho più volte definita una delle cause di imbarbarimento della nostra vita politica e sottoscrivo dalla prima all’ultima parola lo scritto di Risso. Credo che un’associazione politico-culturale come quella dei Popolari dovrebbe avere come uno dei suoi primi obiettivi l’eliminazione di questa fattore di tossicità ed operare di conseguenza. Aggiungo, per allargare il campo attingendo all’attualità, che la recentissima proposta dei gruppi parlamentari del PDL di prevedere delle primarie istituzionalizzate, e garantite nella loro regolarità, per la scelta di determinate candidature sia molto interessante, non nella lettera, carente e limitata, ma nello spirito, in quanto aprirebbe la strada a prospettive di grande interesse, ben al di là della fattispecie proposta. Non intendo approfondire ora il tema ma, per rassicurare chi veda con sospetto un giudizio positivo attribuito a un’iniziativa della concorrenza, assicuro che su ipotesi simili ragionammo e scrivemmo molti anni fa, quando la dinamica dei partiti si appalesò per quello che era ed è, ossia prigioniera tra Scilla – il clientelismo, i pacchetti di tessere – e Cariddi – le decisioni oligarchiche calate dall’alto –; e dunque ben venga ora se qualcuno, pur con una consueta eterogenesi dei fini, risolleva la questione.
Mario Lanfranco - 2011-06-20
Sono completamente d'accordo. Io ho spesso fatto le scelte referendarie che erano meno popolari: contro il maggioritario sia a livello nazionale che a livello locale, contro la preferenza unica, in favore dei sindacati, in favore del finanziamento pubblico dei partiti e, in generale, contro l'antipolitica, già da quando di antipolitica non se ne parlava ancora. Cordiali saluti.