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Dopo questo voto, la svolta
 
di Guido Bodrato
 

A Milano il boomerang del referendum affonda Berlusconi
Con le elezioni amministrative del 15 e 16 maggio, siamo a una svolta nella vicenda politica nazionale? Il voto di Milano segna l’inizio del declino elettorale e politico di Berlusconi, e rende evidente una incrinatura nel blocco di potere – fondato sulla alleanza tra PdL e Lega – che appariva senza alternativa. E tuttavia il dibattito sulla svolta potrà svolgersi con la necessaria efficacia dopo il “secondo turno”. Si può comunque notare che ancora una volta le elezioni amministrative, anche parziali, imporranno una verifica per la maggioranza al governo, come accade per le elezioni americane di “mezzo termine”. Ma questa volta è stato Berlusconi a trasformare un voto amministrativo in un referendum sul premier, facendole diventare un appello per la stabilità del governo, anche per mettere in ombra le questioni giudiziarie che stanno danneggiando la sua immagine. Ancora una volta le televisioni sono diventate lo strumento più importante della contesa elettorale e non a caso i network hanno concentrato la loro attenzione su Milano, dove Berlusconi ha guidato la lista del Pdl, dove lo scontro è stato più aspro, dove i pubblici ministeri sono stati paragonati alle BR e dove Pisapia è stato demonizzato per escluderlo dal consenso dei moderati. Ma proprio a Milano l’insuccesso della Moratti ha reso più evidente il declino di Berlusconi, e questo declino ha trascinato verso il basso anche la Lega.

Fassino trionfa a Torino, Merola vince a Bologna
Il centrodestra ha perso consensi in molte città, specie nel centro-nord, e ora spera di recuperare posizioni in un ballottaggio che interessa quasi il 50 per cento dei Comuni con più di 15 mila cittadini. Nelle quattro maggiori città, le “città vetrina” su cui si è concentrata l’attenzione dei media, la coalizione di centrosinistra ha eletto il proprio sindaco al primo turno a Torino, dove ha trionfato Piero Fassino, e a Bologna, anche se sul filo di lana. Le città di Milano e Napoli decideranno al secondo turno, ma a Milano è probabile la vittoria di Pisapia, che parte in netto vantaggio.

Il vento del Nord frena anche la Lega
Una prima, più generale, lettura di risultati che sono caratterizzati da molte contraddizioni, mette in evidenza un fatto: il blocco conservatore ha perso voti nelle regioni del Nord, mentre il PD appare in qualche difficoltà nel Sud; questa volta il vento del Nord ha soffiato nelle vele del PD e ha frenato l’onda della Lega, da Torino a Trieste, dal Piemonte al Veneto. Non tutto è ancora definitivo. Bisogna attendere l’esito dei ballottaggi per completare la lettura dei risultati e per riflettere sul loro significato. Si può tuttavia affermare che ormai si pone per il PdL una questione decisiva: il “referendum” imposto da Berlusconi per radicalizzare lo scontro elettorale e consolidare la maggioranza di governo, in realtà è stato un boomerang che ha indebolito il governo. Se il PdL non recupera con il secondo turno le posizioni che ha perso nel primo, la Lega sarà indotta a separare il suo futuro dal futuro di Berlusconi, e a quel punto il PdL rischierà una crisi drammatica, la separazione dei moderati (Pisanu) dagli estremisti (La Russa, Santanchè).

Quale ruolo per il PD?
Alcuni nodi riguardano anche il Partito democratico, che vede confermato il suo ruolo di perno dell’alternativa di governo a una destra che sotto la maschera dell’anticomunismo nasconde in realtà una strategia anticostituzionalista. Questo PD con la segreteria Bersani ha acquistato in realismo, ma è in grado di guidare uno schieramento realmente alternativo all’onda populista e plebiscitaria che minaccia lo stato democratico disegnato dalla Costituzione repubblicana? A Torino si, a Napoli no. Il voto del 15 giugno ripropone così una riflessione che non può essere rinviata: sta declinando l’idea veltroniana del partito “a vocazione maggioritaria”, e tuttavia resta difficile costruire un'alleanza elettorale e di governo che metta insieme un arco di forze che va da Vendola a Casini, dalla sinistra radicale ai moderati. Vendola le sue carte le ha giocate, anche nelle “primarie di coalizione” del PD, a Milano come a Cagliari; il Terzo polo pare ancora alla ricerca di una leadership.

I nodi non risolti del Terzo polo
Si pone così anche la questione del “Terzo polo”, che ha presentato un suo candidato solo nelle “città vetrina”. Resta così per molti aspetti indecifrabile, per gli elettori, il progetto che unisce Casini, Fini e Rutelli, e anche dove il Terzo polo ha presentato un candidato a sindaco, ha raggiunto risultati modesti. E sembra in difficoltà anche dove il suo voto potrebbe essere determinante, nel ballottaggio di Napoli e di Milano. Se l'incidenza elettorale di questo polo è marginale, quella politica resta da dimostrare, anche se appare esplicito il rifiuto nei confronti del berlusconismo.
In realtà, tra le molte liste che hanno espresso in modo evidente il fallimento del bipolarismo all’italiana meglio della politologia, le “Cinque stelle” di Grillo hanno ottenuto i consensi più significativi e hanno posto in evidenza il disagio delle giovani generazioni nei confronti della politica. Bisognerà evitare che questi elettori si impantanino nell’antipolitica. Anche di questo si dovrà discutere, poiché dopo questo voto cambieranno molte cose nel rapporto tra gli opposti schieramenti, a anche all’interno dei diversi partiti. Penso abbia ragione chi ha scritto: una lunga stagione è al tramonto, ma quella nuova deve ancora delinearsi.