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Il NO, un calcio all’establishment
 
di Giuseppe Davicino
 

Si sta per fortuna concludendo una lunghissima campagna elettorale che ha assorbito e mescolato in un vortice ciclonico mediatico-politico argomenti di ogni tipo, ha creato un clima di profonda divisione nel Paese, alternato a crescente disillusione e infine a rigetto tra i cittadini.
È stato oltrepassato abbondantemente il senso della misura, in mancanza del quale le cose, anche le più giuste e necessarie si deformano, talora persino nel loro contrario. Una su tutte. La nostra Costituzione concepita per unire un Paese dilaniato dalla guerra, è stata usata come arma da brandire contro gli avversari, occasione di ricerca di un plebiscito per i governanti di turno.
Alla via della riforma condivisa si è preferita quella dello strappo, con un testo scritto tecnicamente male, e in maniera frettolosa e disorganica. In tal modo le cose su cui si registra un ampio consenso (come l'abolizione del CNEL) sono state mescolate ad altre come il ritorno a un centralismo che mortifica e svuota le Autonomie locali (salvo lasciare intatte le prerogative delle Regioni a statuto speciale) proprio nel momento in cui instaura un Senato non elettivo le cui funzioni sono delineate in modo farraginoso al punto che potrebbe creare ulteriori intoppi e lungaggini all'iter legislativo.

Ma soprattutto questa riforma è stata concepita per confondere e ingannare la classe media, i ceti lavoratori penalizzati da un lungo periodo nel quale è avanzata un’agenda, non dichiarata quanto concreta, volta a favorire le ragioni dei pochi super ricchi a scapito del resto della popolazione, della piccola e media impresa legata al territorio, del lavoro e della famiglia nella sua dimensione patrimoniale. Questa agenda, dettata dai grandi organismi economici internazionali, come FMI, OCSE, e purtroppo anche questa irriconoscibile Unione europea deformata dal mercatismo, punta alla riduzione progressiva degli spazi di democrazia, a una smodata concentrazione del potere, alla cooptazione dall’alto dei gruppi dirigenti. Obiettivi che la riforma costituzionale persegue in parte con i senatori non più votati direttamente dai cittadini, con le Province definitivamente soppresse (uno scempio ai territori di cui i cittadini stanno già pagando le conseguenze) e ancor di più con il combinato disposto con una legge elettorale, l’Italicum, che assegna al “capo” il controllo del Parlamento.
Tuttavia l’apice della svolta oligarchica di cui è portatrice la riforma si trova al nuovo articolo 117 laddove recita: «La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali». Con questo articolo l’Italia si lega definitivamente le mani di fronte alla voracità dei poteri finanziari internazionali, che ci imporranno in maniera ancor più pesante, insostenibile – economicamente e socialmente – politiche a favore dei grandi detentori speculativi del nostro debito pubblico e a scapito di chi crea quotidianamente ricchezza col sudore del proprio lavoro.

La classe media impoverita da tali politiche, numericamente maggioritaria nelle democrazie occidentali, ha capito che ogni occasione è utile per contrastare l’avidità infinita di quella supercasta che persegue un progetto globale di dominio e sfruttamento. L’occasione del referendum costituzionale si presenta ottima, quindi, per dare, come ha scritto il Wall Street Journal, “un altro calcio all’establishment”. Democraticamente, per ragioni di merito inerenti la riforma, lontano da ogni deriva populista, in nome di un futuro in cui il Sovrano continua ad essere il popolo.
Un voto che nel mondo sarà letto non contro Renzi, bensì contro la Merkel – cui la sconfitta Hillary Clinton ha passato il testimone di supremo rappresentante globale dei poteri forti – e contro la sua teutonica determinazione a trascinare l’intera Europa nel baratro piuttosto che cambiare insieme la rotta.


Giuseppe Davicino - 2016-12-03
Il fatto è, caro Stefano, che questa è una riforma che, in molti punti nodali, non mantiene quanto annuncia e non annuncia quanto realizza. Anch'io spero arrivi in fretta lunedì. Comunque vada, dovremo ringraziare sia Renzi che il fronte del No per il loro contributo, ed accogliere anche le buone ragioni di chi avrà perso per migliorare insieme le regole della nostra democrazia.
Stefano Lepri - 2016-12-02
Non vorrei essere scortese o frainteso: quei poteri forti e i grandi problemi dell'umanità ci sono tutti e dobbiamo combatterli. Mi pare tuttavia forzato coinvolgerli come un grande complotto su una riforma costituzionale che riguarda il modo con cui vogliamo organizzare lo Stato.
Stefano Lepri - 2016-12-02
Hai Dimenticato J. P. Morgan, le banche d'affari, la massoneria, De Luca,la fame nel mondo,la globalizzazione,i sindacati venduti al potere,i poteri forti, i poteri occulti, il giglio magico e le oligarchie burocratiche. Ma c'è molto d'altro. Inutile discutere ora, lo abbiamo fatto per due mesi sul merito. Meno male che arriva lunedì