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Migranti: serve un impegno europeo
 
di Patrizia Toia
 

Oggi, 9 maggio, è la festa dell’Europa. La data è stata scelta in ricordo del discorso con cui Robert Schuman propose nel 1950 a Parigi la creazione di una comunità di Stati che cooperassero nella gestione della produzione di carbone e acciaio.
Da europeisti convinti, noi Popolari pensiamo che occorra più Europa – con maggiore visione e meno burocrazia – per affrontare i problemi del nostro tempo. Primo fra tutti quello dei flussi migratori verso il nostro continente. Su questo tema pubblichiamo uno scritto dell’europarlamentare Patrizia Toia, nostra associata, che illustra l’ultimo documento approvato dal Parlamento Europeo.


Leggiamo ormai ogni giorno sui giornali della situazione a Idomeni, dei naufragi in mare, dei muri che vengono alzati in più Stati europei, della miope retorica populista contro “l’invasione degli immigrati”. Anche un Paese fino a poco tempo fa aperto e accogliente come l’Austria ha paventato l'avvio della costruzione di un “muro preventivo” al Brennero.
Io sono convinta che non possiamo più eludere un fenomeno ormai storico che va gestito: siamo di fronte a persone che fuggono da guerre e persecuzioni, che cercano in Europa un futuro migliore e, in ogni caso, anche di fronte all'immigrazione economica. Siamo dunque di fronte a fenomeni strutturali e in ogni caso duraturi.
Il 12 aprile scorso in Aula a Strasburgo abbiamo discusso e approvato a larga maggioranza (459 si, 206 no, 52 astenuti) il rapporto della collega Cécile Kyenge (che ringrazio per l'ottimo lavoro fatto) sulla situazione del Mediterraneo e il fenomeno immigrazione, un testo molto buono che contiene moltissime indicazioni che come PD da tempo cerchiamo di portare avanti. Si tratta di un rapporto completo che affronta con approccio olistico, cioè globale, tutte le azioni che vanno fatte.
Nel mio intervento in Aula ho proprio sottolineato la necessità di un approccio olistico: la crisi migratoria non può essere affrontata solo con una riforma del sistema dell' asilo, pur fondamentale e da realizzare a livello europeo. Bisogna pensare anche ai migranti economici e guardare alle politica estera e commerciale dell’UE nel suo insieme con i Paesi d'origine e di transito dell'immigrazione e di sosta.
Penso anche che sia fondamentale da parte dell’Europa un impegno “sul terreno”: non ci si può occupare degli immigrati solo dopo che sono sbarcati sulle nostre coste, bisogna andare materialmente nei Paesi di origine e di transito, per aprire uffici in cui poter fare domanda di asilo e in cui poter cercare lavoro in Europa e bisogna co-gestire i campi profughi insieme ai Paesi che li ospitano. Bisogna anche finalizzare gli aiuti della cooperazione allo sviluppo verso quei Paesi che dimostrino volontà e capacità di controllare le loro frontiere e di aiutare le loro popolazioni a un futuro nelle loro terre.

Qui di seguito indico i 10 punti chiave del rapporto e in calce all’articolo il link che apre l’intero documento approvato.
1) Attuare principio di solidarietà. Tutto ruota intorno a questo principio. L’Europa si doti di un sistema coerente basato sull’attuazione del principio di solidarietà e la piena condivisione delle responsabilità tra tutti gli Stati Membri, su tutti i fronti, principi previsti dal Trattato di funzionamento dell’Unione, ma rimasti inattuati.
2) Archiviare Dublino: accoglienza. Il sistema creato dal regolamento di Dublino ha fallito alla prova: va superato il criterio dello Stato di primo approdo competente nell’accoglienza. Propongo un sistema di accoglienza europeo: non si presenti più una domanda di asilo all’Italia o alla Grecia, ma all’Unione Europea.
3) Sistema di ricollocazione permanente e vincolante. Il Parlamento europeo ha chiesto fin dal 2009 un meccanismo vincolante per la distribuzione dei richiedenti asilo fra tutti gli Stati membri. Gli Stati Membri devono adempiere ai propri obblighi di ricollocare i richiedenti asilo all´interno dell´Unione Europea. Il Consiglio UE ha deciso nel 2015 il trasferimento di richiedenti protezione internazionale dalla Grecia e dall´Italia in altri Stati Membri ed e´ stata realizzata solo in minima parte.
4) Creare corridoi umanitari. Il Rapporto sancisce la necessità di un meccanismo vincolante di reinsediamento di un numero considerevole di richiedenti asilo direttamente dai campi profughi dei Paesi Terzi agli Stati Membri, i cosiddetti “corridoi umanitari”.
5) Rafforzare ricerca e soccorso. Chiediamo di rafforzare le capacità di ricerca e soccorso e chiediamo ai governi degli Stati membri di mobilitare maggiori risorse, tanto in termini di assistenza che di mezzi finanziari. Abbiamo anche previsto un capitolo specifico destinato alla protezione dei minori, anche alla luce degli ultimi dati pubblicati dall'UNHCR: a febbraio 2016 il 22% di arrivi in Grecia via mare è rappresentato da donne e il 40% di arrivi da bambini.
6) Attivare visti e ammissioni umanitarie. Fondamentale l’attivazione dei visti umanitari, tema rilanciato per la prima volta, cioè la possibilità per i richiedenti protezione internazionale di chiedere il visto direttamente alle ambasciate e ai consolati degli Stati membri nei Paesi fuori dall’UE. Una volta concesso il visto umanitario, il beneficiario potrà recarsi nel paese la cui Ambasciata ha rilasciato il visto, per poter lì espletare le procedure di richiesta di asilo o protezione internazionale.
7) Salvare Schengen. Indichiamo la chiave di soluzione per salvare la grande conquista di libertà che è Schengen, sinonimo e simbolo del sogno europeo: la gestione comunitaria delle frontiere esterne dell’Europa accelerando l’istituzione della Guardia Costiera e di Frontiera europea.
8) Aprire canali legali d’immigrazione. Governare e gestire responsabilmente il fenomeno migratorio esige anche l'apertura di canali regolari di immigrazione legale verso l’Europa. Invitiamo perciò la Commissione a presentare una proposta di modifica della cosiddetta Blue Card, lo strumento con quale si offre un canale privilegiato di immigrazione economica specializzata verso l’Europa.
9) Attuare politiche di Integrazione. Siccome l’integrazione rappresenta la chiave per il successo di una futura politica migratoria comune abbiamo incoraggiato gli Stati membri a mettere in atto tutte le politiche di integrazione per i cittadini dei Paesi terzi. Invitiamo gli Stati membri ad applicare correttamente l'articolo 15 della Direttiva Accoglienza e garantire la possibilità di accedere al mercato del lavoro ai beneficiari di protezione internazionale entro 9 mesi dalla richiesta d’asilo.
10) Agire sulla cause profonde dell’immigrazione. Proponiamo che l'Unione Europea e gli Stati membri si dotino di una strategia a lungo termine per agire sulle cause profonde dell’immigrazione cooperando con i Paesi terzi, valorizzando tutti gli strumenti già disponibili. Serve una strategia che rafforzi il partenariato e la cooperazione con i principali paesi d’origine, transito e destinazione.

Inoltre, chiediamo che il 3 ottobre, anniversario della tragedia di Lampedusa, sia riconosciuto come Giorno della Memoria, per tutte le donne, uomini e bambini che sono morti nel tentativo di lasciare il proprio Paese a seguito di persecuzioni conflitti e guerre, e per chi ogni giorno rischia la vita per salvarli.

Documento

Beppe Mila - 2016-05-17
La tematica migranti ed Europa necessita di essere guardata con occhi obiettivi. Il documento non fa una piega, è sottoscrivibile in ogni parola, ed è indubbiamente un grande contributo, specialmente la parte iniziale ed il pensiero quanto mai realistico di dover intervenire in loco nei Paesi di origine dei migranti. Però a me pare, per altre parti, che tale eurodocumento sembri scritto in un contesto assai diverso dal presente, un pò come se fosse stato redatto, diciamo tra il 1995 ed il 2005 massimo, non certo ora. Provo a scrivere invece quello che è il pensiero di una persona comune, progressista che ha sempre votato in area moderata o di centro sinistra ligio ai doveri ed alle incombenza che lo Stato ogni giorno ci impone. Mettiamo che abbia un genitore anziano non autosufficiente e che decida di tenerlo in casa evitandogli la RSA (ricovero solo anziani ) e non incrementando così le liste di attesa. Lo Stato riconoscente gli passa 17 euro al giorno per pagare badante e tutto quanto necessita per l’assistenza a un anziano creme antidecubito, unguenti, integratori alimentari etc.). Ricordo che lo stipendio di una badante oscilla tra i mille ed i 1200 euro mensili ai quali ovviamente vanno aggiunti gli oneri previdenziali. Il nostro cittadino non può non chiedersi come mai lo Stato a lui riconosca 17 euro giornalieri e a qualsiasi migrante che sbarchi in Italia dal Nordafrica ne destini 35 giornalieri. E' solo uno degli esempi che potrei fare. Pertanto a mio avviso ben vengano contributi come quello di Patrizia Toia, perché stimolano il dibattito e ci fanno conoscere di prima mano cosa si pensa ai piani alti di Bruxelles, ma secondo me tali documenti occorre siano integrati con altri punti di vista, magari più rustici e forse poco politicamente corretti ma drammaticamente reali.
Andrea Griseri - 2016-05-17
Mi sia consentita ancora un'osservazione: come scrive il prof. Ladetto l'Austria è un paese di 8,5 milioni di abitanti, non è un territorio immenso (qualche anno fa avevano un impero...): il chiasso mediatico non ha illustrato questi dati di fatto ma si è limitato al sensazionalismo del muro. Io sono contro i muri e per la costruzione di ponti (noi cattolici riconosciamo l'autorità del pontefice non a caso) ma la retorica antimuri sta diventando uno sciolilingua che non costa nulla, buono per tutti i palati. Pienamente d'accordo con ciò che scrive D'Ambrosio: mi pare che vi sia chi invece spinge le popolazioni dei paesi del Terzo mondo (uso questa categoria un po' all'ingrosso) fuori dalle microeconomie a KM 0 per andare a costituire in occidente una sorta di armata di riserva capace di destabilizzare in primo luogo quei codici del lavoro faticosamente conquistati nel corso di un secolo e mezzo di confronto e crescita di una condivisa coscienza civile. Si aggiunga la pericolosa propensione di stati (Cina) e multinazionali al cosiddetto land grabbing: è un elemento nuovo nella scena della storia; è la volontà di impossessarsi non di nazioni abitate da dominare e magari sfruttare ma di territori vuoti. Dove vadano gli espulsi non è più oggetto di preoccupazione da parte di chi espelle.
Dino Ambrosio - 2016-05-13
Nei dieci punti riportati da Patrizia Toia, è indicato al 10° posto, cioè all’ultimo punto, la cooperazione e il partenariato che l’UE dovrebbe attivare con i paesi da cui arrivano i migranti. Non so se l’ordine riportato nell’articolo indica una priorità ma in ogni caso, a mio modestissimo parere, questo punto dovrebbe avere, fin da subito, anche in fase di emergenza, la precedenza. Non sottovaluto certo le difficoltà connesse a questi interventi. Per assicurare l’efficacia ed efficienza di queste politiche finalizzate allo sviluppo e al progresso del terzo mondo c’è soprattutto il problema della stabilità politica dei paesi in cui questi investimenti sulla cooperazione dovrebbero essere fatti. E’ un problema complesso, ma se invece di fornire armi a queste popolazioni per farsi la guerra fra tribù, se invece di sfruttare oltremisura le loro risorse, l’UE investisse risorse con politiche di sostegno alle aziende (alle famiglie) locali per coltivare la terra e svolgere piccole attività artigianali e commerciali, ci sarebbero per le popolazioni del posto maggiori possibilità di sopravvivenza in loco. Se invece l’emigrazione in Europa rimane l’unica possibilità di vita per quelle popolazioni continueremo a importare migranti e, alla lunga, è brutto dirlo, con tutta la buona volontà (che non sempre c’è) non sapremo più cosa farne. L’unico modo per interrompere l’esodo è farli stare a casa. E bisogna farlo in fretta perché le popolazioni africane e asiatiche sono immense e, se non si ferma la tendenza, saremo travolti dall’invasione. Soccomberemo noi insieme a loro.
Giuseppe Ladetto - 2016-05-12
I dieci punti del rapporto Kyenge presentatoci da Patrizia Toia richiederebbero una discussione generale sul tema immigrazione, che spero si voglia fare nella nostra associazione, almeno per confrontare le opinioni degli amici che, per quanto ho potuto constatare in alcune occasioni, non mi sembrano uniformi. Su un tema così importante ma divisivo sarebbe già un risultato positivo trovare almeno alcune indicazioni condivise. Per ora, mi limito a prendere in considerazione un unico aspetto della questione. Viene detto che solamente l’Europa, come Comunità, è in grado di affrontare il grave problema. E’ vero, ma calando dai principi al concreto, chiedo che cosa ha fatto fino ad oggi la Comunità europea in merito? Al momento la sola misura uscita dal cantiere (2009 Parlamento europeo; 2015 Consiglio UE) è quella della condivisione della responsabilità e del ricollocamento dei richiedenti asilo (e non dei migranti economici) ripartendoli tra gli Stati membri. In materia, condivido quanto ha detto Vittorio Emanuele Parsi (professore ordinario di Relazioni internazionali dell’Università cattolica di Milano) qualche settimana fa nella trasmissione Omnibus. Secondo Parsi, tale disposizione europea ha poco senso perché non tiene conto di un fatto evidente: i richiedenti asilo non vogliano raggiungere l’Europa genericamente intesa, ma la Germania, il Regno Unito, la Svezia, la Danimarca, l’Olanda e la vituperata Austria, paesi che offrono loro opportunità; nessuno è disposto ad essere inviato in paesi a basso reddito come Ungheria, Slovacchia, Lettonia, Lituania o Polonia; a molti (come evidenzia la situazione di Calais) non va bene neppure la Francia. Pertanto, dice Parsi, tale misura per essere effettiva richiederebbe che, dietro ad ogni migrante ricollocato, ci fosse una guardia pronta a fermarlo in loco, o quanto meno implicherebbe severi controlli ai confini interni della Comunità, ciò che è evidentemente contraddittorio con il trattato di Schengen. Allora se questo è il tenore delle proposte europee, palesemente inefficaci e contraddittorie, non meravigliamoci se i singoli stati nazionali si muovono autonomamente in materia. Altro aspetto che mi lascia perplesso. Anche Patrizia Toia ha parole di censura per l’Austria, associandosi a quanti (media e politici di casa nostra), in questi giorni, biasimano il paese ritenuto egoista ed insensibile ai problemi dei migranti. Ma l’Austria (un paese di 8,5 milioni di abitanti) nel 2015 ha accolto 90.000 richiedenti asilo; é come se l’Italia (che ha 60 milioni di abitanti) ne avesse accolti e sistemati sul proprio territorio 650 000. Oggi l’Austria si dichiara disposta ad accogliere annualmente 35.000 profughi (ciò che per l’Italia corrisponderebbe a 240.000 persone). E questo sarebbe un paese egoista? Finché si fanno discorsi che prescindono da ogni valutazione quantitativa (e ciò riguarda anche i dieci punti del rapporto Kyenge), non si andrà da nessuna parte. Come sempre capita, in ogni ambito, saranno i numeri a smentire le parole e a riportarci alla realtà, una realtà che Andrea Griseri ci ha ben rappresentato nel suo commento, che condivido pienamente.
Andrea Griseri - 2016-05-10
Tutto moralmente condivisibile. Tuttavia la politica è l'arte del possibile. Non si concretizza nulla attraverso le semplici buone intenzioni e senza valutare le condizioni concrete che permettono loro di tradursi in realtà. La natura umana è quello che è: un afflusso improvviso di migliaia di sconosciuti in contesti socioeconomici logori e saturi non può che suscitare un rigetto istintivo (consideriamo che il numero attuale dei migranti è niente rispetto ai movimenti che potrebbero scaturire a seguito degli sconvolgimenti climatici, il Bangladesh per esempio si trova a un centimetro sopra il livello del mare). Sarebbe così bello se gli europei corressero incontro ai nuovi venuti per abbracciarli ma viviamo in una società dove le caratteristiche più egoiste e avide dell’umana natura hanno incontrato un’accentuazione significativa. Se l’economia e la cultura fossero modellate da principi socialisti-umanitari o dal solidarismo della Dottrina sociale sarebbe (forse) diverso ma perdura l’onda lunga del neoliberismo, della deregulation, delle austerità; come chiedere agli europei di essere accoglienti? Tanti giovani italiani stanno pensando alla migrazione… Qualcuno ha evocato le grandi migrazioni del passato (sino all’occupazione delle terre americane): oggi i numeri dei potenziali migranti sono incommensurabilmente superiori e gli spostamenti si indirizzano verso aree occupate e sovraffollate. Ma limitiamoci alla politica estera e alla cronaca: i profughi siriani non sono il frutto di una situazione già di per sé esplosiva su cui l’occidente ha versato benzina? Lo sciagurato attacco che ha destabilizzato la Libia da chi è stato ordito e voluto? Non è vanagloria ma insomma noi italiani eravamo una sorta di ponte fra paesi mediterranei della sponda sud e Europa e dialogavamo attivamente con la Russia (se lo trovate leggete il diario pubblicato alcuni anni fa dall’on. Andreotti dal titolo “Visti da vicino” sui rapporti Italia-URSS): venuta meno la credibilità italiana ecco i francesi trascinare l’America nell’avventura libica (adesso Obama riconosce che fu un errore) e l’America trascinare l’Europa (per fortuna senza successo per ora) alla guerra Ucraina. Chiediamoci prima di lanciarci in sterili esercizi buonisti e autoassolutori da quali dinamiche politiche (e chi le vuole, con quali oscuri scopi) le grandi migrazioni sono scatenate e rivediamo criticamente le politiche estere dei paesi del G8. E pensiamo seriamente agli sconvolgimenti climatici: potrebbero sviluppare flussi migratori incrociati, impazziti: uno scenario da incubo per i nostri figli.