Stampa questo articolo
 
Tra "canguri" e fiducie muore la democrazia
 
di Alessandro Risso
 

La commedia (o farsa o tragedia, secondo i punti di vista) che si è consumata al Senato sul disegno di legge per regolamentare le unioni civili merita un’analisi attenta. Abbiamo assistito a una di quelle vicende che, per chi le vuole leggere fino in fondo, sono molto eloquenti per svelare il presente e indicare evoluzioni future del quadro politico.
Ma prima mettiamo in fila i fatti.

La senatrice Monica Cirinnà del PD presenta un disegno di legge sulle unioni civili che contiene la possibilità, all’interno di una coppia omosessuale, di adottare il figlio del coniuge. A margine, registriamo che il dibattito politico adopera l’espressione inglese stepchild adoption, forse per la solita sciocca esterofilia, forse per far capire poco alla casalinga di Voghera, forse perché si giudica inelegante dire “adozione del figliastro”. Di per sé la possibilità di adottare il figliastro è una piccola cosa, che può riguardare poche decine di casi reali, ma che di fatto promuoverebbe la pratica del cosiddetto “utero in affitto”, se non in Italia all’estero.
Sull’adottabilità la maggioranza al Governo si divide: Alfano e centristi vari si dichiarano contrari e minacciano ripercussioni sul governo.
Lo stesso PD è diviso, in quanto una trentina di senatori cattolici fanno sapere che non voteranno l’articolo 5 con la stepchild adoption. Renzi allora stempera il clima nel partito e nei gruppi parlamentari prospettando il voto di coscienza sul tema specifico.
Intanto la Lega presenta 5000 emendamenti per fare ostruzionismo, il PD replica con un “canguro”, un superemendamento preliminare, presentato dal fedelissimo renziano Marcucci, che di fatto contiene il testo originario e lo rende non più emendabile. Ma il capogruppo Zanda ripete che il Partito Democratico intende discutere nel merito gli articoli, e che il “canguro” verrà ritirato se contestualmente la Lega rinuncerà all’ostruzionismo.
I pontieri del PD si garantiscono inoltre il voto favorevole dei Cinque Stelle, da sempre favorevoli alla regolamentazione delle unioni civili, anche se Grillo, dopo un primo sì su tutta la linea, parla di possibile voto di coscienza dei suoi sull’adottabilità per le coppie gay.

Così il ddl sulle unioni civili sembra in grado di passare: la senatrice Cirinnà, paladina dei diritti degli animali nella sua esperienza di consigliere comunale a Roma, pare riuscire dove avevano fallito Rosy Bindi, docente di diritto amministrativo, e il magistrato Anna Finocchiaro.
Si arriva al giorno della votazione.
La Lega rinuncia a quasi tutti gli emendamenti strumentalmente presentati.
E dai banchi PD, invece di ritirare conseguentemente “il canguro”, come promesso, Marcucci e Zanda dichiarano di mantenerlo, blindando il testo così com’è, stepchild adoption compresa. I voti mancanti della maggioranza – alfaniani e cattolici PD – verrebbero ampiamente rimpiazzati da quelli grillini.
Ma i Cinque Stelle affermano che non voteranno il “canguro”, perché antepongono una questione di metodo democratico – la difesa del ruolo di dibattito e confronto del Parlamento – al merito del disegno di legge.
La maggioranza dei senatori PD si scatena allora contro i “traditori”, perché senza i voti dei grillini il provvedimento non può passare. Dopo strepiti e insulti, meglio sospendere tutto per una settimana e leccarsi le ferite.
Così interviene Renzi che cambia linea: decide di porre la fiducia su un testo emendato, privo dell’articolo 5 sull’adottabilità e senza il previsto obbligo di fedeltà per le coppie gay, una richiesta di Alfano per differenziare maggiormente le unioni civili dal matrimonio. I Cinque Stelle non partecipano al voto. La fiducia sul nuovo testo passa con 173 sì. I numeri confermano che senza i voti del gruppo di senatori guidato da Verdini, una delle “anime nere” di Berlusconi, Renzi non avrebbe di fatto la maggioranza a Palazzo Madama.

Da tutto ciò nascono alcune domande e considerazioni.
Perché il PD non ha seguito la linea indicata da Renzi di lasciare libertà di coscienza sul voto riguardante le adozioni? O meglio, perché i renziani – e quindi Renzi, il loro capo indiscusso – hanno cambiato idea? Perché si è cercata la forzatura nel tentativo di portare a casa tutto il pacchetto del ddl Cirinnà, anche a costo di spaccare il partito?
Dopo tutto, una netta maggioranza di parlamentari (che corrisponde a una maggioranza degli Italiani rilevata dai sondaggi) è favorevole alla regolamentazione delle unioni civili. Se non vi fosse stata al Senato una maggioranza (come non c’è nel Paese) favorevole alle adozioni da parte di coppie omosessuali, che problema avrebbe causato, una volta che il capo del governo e capo del PD si era rimesso al libero voto dei senatori?
Parlare di gestione PD confusa e autolesionista pare il minimo, visto anche il protagonismo che l’ineffabile Alfano è riuscito a ritagliarsi cantando vittoria. Probabilmente però ha ragione Massimo Cacciari quando osserva che “i dibattiti di questi giorni al Senato mi sono sembrati discussioni tra ubriachi”, per la “faciloneria” con cui si sono affrontati argomenti come la fedeltà nel matrimonio “un rito che ha i suoi valori simbolici e che esiste da decine di migliaia di anni”.
Ma torniamo al Partito Democratico, che di anni di vita non ne ha neppure una decina. Perché preferire un disinvolto accordo con il Movimento 5 Stelle piuttosto che concedere ai propri parlamentari la libertà di voto su un tema etico che interpella le coscienze? Perché ricorrere all’ennesimo voto di fiducia per imbrigliare il dissenso interno?
Abbiamo avuto la conferma che il PD dell’Ulivo – contenitore di incontro e sintesi dei grandi filoni del riformismo italiano – è ormai defunto. E non solo perché nei fatti un personaggio come Verdini garantisce la maggioranza a Renzi, novità politica già rilevata da tutti i commentatori. Noi sottolineiamo un altro aspetto. I senatori di estrazione cattolica hanno condotto una lodevole battaglia politica, dimostrando anche una sorprendente compattezza. Ma di fatto sono stati salvati dalla decisione del Movimento 5 Stelle di svincolarsi dal “canguro”. Se fosse stato per i compagni di partito, non avrebbero neppure potuto illustrare i loro emendamenti in aula. Altro che sintesi attraverso il confronto interno: siamo alla dura guerra per bande, confermata dalla dichiarata volontà di ripresentare il provvedimento sulle adozioni.
Che poi, alla fine, sul ddl Cirinnà ridimensionato siano rimasti scornati i soliti, cioè la minoranza di sinistra che ha già dimostrato di ingoiare rospi anche più grossi, non cambia di molto il giudizio su quanto avvenuto.
L’aspetto inquietante è un partito che nel nome si definisce “democratico” ma che – come tutti i movimenti leaderistici – dimostra fastidio per un fondamento della democrazia qual è il libero confronto di opinioni. E anche se molti parlamentari nei loro interventi dessero solo fiato alle tonsille – gli “ubriachi” di Cacciari –, non è certo la negazione del libero voto e del dibattito costruttivo che può far recuperare la necessaria credibilità alle Istituzioni.
Il Cesare di un’altra epoca parlò con disprezzo di un’ “aula sorda e grigia”. Non siamo poi così lontani.


giorgio merlo - 2016-03-04
Una bella fotografia delle cose accadute. Ma ormai, com'è evidente a tutti, e anche da questo breve articolo, le tesi che vengono illustrate il giorno prima possono tranquillamente essere smentite il giorno dopo. L'antiberlusconismo è finito, quindi tutto quello che il centro sinistra ha detto in questi ultimi 20 anni oggi non vale più.
stefano lepri - 2016-03-03
Lettura dei fatti corretta. La fiducia la mettevano quasi sempre anche Prodi e Berlusconi. Sicuramente non ci avrebbero fatto votare gli emendamenti, e questo ci sta facendo riflettere.
Umberto Cogliati - 2016-03-03
Oltre a quelle esposte con precisione da Risso, che condivido, se ne potrebbero dire tante su questa vicenda delle unioni civili, la quale, se spinta in avanti senza limiti, si dice porterebbe all'"usanza" dell'utero in affitto, ma io credo ad altre aberrazioni che personalmente ritengo non si potranno escludere in nome dei diritti a tutti e di qualsiasi fattispecie. Li penso ma non oso nemmeno nominarli. Per intanto ci tocca di assistere, ironia temporale della sorte, all'episodio dell'utero in affitto (?) di Vendola, persona intelligente e a suo modo simpatica ma che ha ceduto, dopo essere stato il paladino dei poveri, dei diseredati, della giustizia sociale, alla tentazione, come fanno i ricchi signori, di andare all'estero e costringere una donna ad essere orfana di suo figlio per produrre quello che quei "coniugi" hanno definito "solo amore". Spiace affermarlo,ma la politica, non la Politica, ci riserva dispiaceri in ogni ordine e grado.
Paolo Picco - 2016-03-03
Io non la vedo affatto così. Si tratta solamente dell'ennesimo colpo -studiato a tavolino- portato a casa da Renzi: tutto gli si può dire, tranne che non sia uomo del "fare". Ritengo fosse tutto ampiamente previsto, di nuovo capolavoro politico della tattica dei "due forni". Rimprovero e ammiro contemporaneamente al Presidente del Consiglio un cinismo di cui non sarei affatto capace, ma ecco cosa ha ottenuto: - l'Italia ha una legge sulle unioni civili (sì è detto dell'illustre inconcludente passato), da spendere anche in sede europea (uno degli ultimi Paesi a dotarsene); - ha stanato il M5S sul suo terreno (le riforme di civiltà), mandandolo malamente a sbattere sulle sue contraddizioni interne e verticistiche: riprova evidente di difficoltà diffusa a tenere una linea e bacino di voto molto ampio da riconquistare; - ha valorizzato un alleato di governo un po' all'angolo (NCD), che nei fatti sposava posizioni condivise da moltissimi nel PD e probabilmente da lui stesso, mandandoli in avanguardia senza scoprire le carte: forzare la mano sulle adozioni è servito solo a muovere lo scacchiere, ma -secondo me- dentro di sè sapeva già come sarebbe andata a finire. Infine una parola sui "bistrattati" senatori cattolici, che a mio parere hanno invece avuto finalmente un'occasione di rilievo di eccezione e tutto sommato possono dire di aver portato a casa la partita. Mi riferisco in primis all'amico Stefano Lepri, del quale su queste colonne abbiamo letto un intervento accorato e da me molto apprezzato: era il testo da lui letto in aula e, prima e dopo il quale, è stato intervistato in lungo e in largo da tutte le maggiori testate italiane. Ritengo che non solo la sua posizione sia stata molto in luce, ma che lui stesso ne abbia ricavata una notorietà prima sconosciuta. Chissà quando gli ricapita! Dunque di nuovo non sono d'accordo, ma esprimo soddisfazione per come ci si è mossi (e ci si può muovere, evidentemente) nel grande partito riformista che i cattolici non solo frequentano ma influenzano pesantemente. Con qualche furberia, lo so. Ma a volte non guasta. Grazie per il dibattito!
Marco N - 2016-03-03
Concordo con te caro Alessandro... una cosa è certa: Il PD Ulivista è morto e sepolto. A noi cittadini l'ardua sentenza!