Stampa questo articolo
 
Torino, centrosinistra o PdN?
 
di Giorgio Merlo
 

Il dibattito sul "Partito della Nazione", o come si vuole chiamare, destinato a sostituire nel tempo il Partito Democratico non è affatto una novità nel dibattito politico italiano. Se ne parla da oltre un anno ed è scontato, che faccia capolino anche nella futura competizione elettorale. A cominciare da Torino, da Milano o da Roma.
È bastata un'intervista alla “Stampa” di Michele Vietti, uomo intelligente e colto dell'area centrista italiana, dove si è detto che “Torino può diventare un laboratorio nazionale del Partito della Nazione” per gettare scompiglio e suscitare reazioni più o meno sdegnate.
Ora, per evitare di cadere nell’ipocrisia, credo che proprio attorno a questo tema importante e non rubricabile ad una polemichetta da bar sport, è necessario fissare alcuni paletti per evitare di fare di tutta l'erba un fascio.
Innanzitutto è del tutto naturale che anche esponenti estranei al PD e ai suoi alleati del governo cittadino diano un giudizio positivo sull’amministrazione guidata da Fassino. Ed è altrettanto positivo che uomini e donne elettori di centrodestra votino per il secondo mandato Fassino a sindaco di Torino in virtù delle scelte programmatiche perseguite in questi anni nel governo della città. È una considerazione ovvia che non merita alcun commento.
Altra cosa, invece, è il disegno politico che può decollare partendo da queste considerazioni. E, su questo versante, l'onestà intellettuale di Vietti non fa difetto. E cioè, sostiene l'ex vicepresidente del CSM ed ex esponente dell'UDC, è necessario dar vita a uno schieramento che non sia più condizionato dalla sinistra interna ed esterna al PD e che possa dispiegare sino in fondo una cultura di governo aperto a culture e filoni ideali che sono lontani dalle forze antisistema, populiste e demagogiche. E quindi, aggiungo io, tanti saluti al PD come forza di centrosinistra o di sinistra e alla coalizione di centrosinistra che abbiamo conosciuto sino a oggi. Credo sia lo stesso pensiero che ha portato l'ex presidente della Regione Piemonte di Forza Italia Enzo Ghigo a fare una scelta simile.
Sono posizioni, queste, che non possono essere banalmente snobbate o rispedite al mittente. Vanno discusse apertamente e senza pregiudiziali. Anche perché mettono in discussione proprio il profilo e la natura del PD come l'abbiamo conosciuto sino ad oggi, cioè un partito di centrosinistra, riformista e plurale. Ed è proprio su questo tema, l'identità politica e culturale del PD, che si scontrano due prospettive da discutere. Anche qui, senza pregiudiziali e senza ipocrisie.
Da un lato la tesi di chi persegue la costruzione di un grande partito di governo aperto a tutte le istanze politiche e culturali, dopo il bipolarismo che abbiamo conosciuto nel "ventennio berlusconiano" e che oggi si è sostanzialmente sciolto. Dall’altro la tesi di chi invece punta ancora a
costruire una coalizione di centrosinistra, riformista e plurale e con una marcata cultura di governo. Sono, queste, due prospettive politiche che nel PD si confrontano, seppur larvatamente, da molto tempo e che prima o poi diventeranno oggetto di aperta discussione politica, culturale e programmatica, probabilmente con l'avvicinarsi del prossimo dibattito congressuale.
Ecco, questo è il vero tema politico oggi sul tappeto. Almeno per il PD e per il futuro del centrosinistra. E grazie a interventi di esponenti come Vietti e Ghigo c'è oggi l’opportunità di affrontarli serenamente e al di fuori dei soliti anatemi.
Tutto ciò c’entra poco con le elezioni del Comune di Torino. Ma è indubbio che il "Partito della Nazione" è dietro l'angolo e a nulla valgono le rassicurazioni che di questo "oggetto misterioso" nessuno è al corrente. Perché, com’è evidente a tutti, sarà proprio questo il tema che dominerà il confronto politico all’interno del PD e nel centrosinistra nei prossimi mesi.


Andrea Griseri - 2016-01-18
".... che possa dispiegare sino in fondo una cultura di governo aperto a culture e filoni ideali che sono lontani dalle forze antisistema, populiste e demagogiche.....persegue la costruzione di un grande partito di governo aperto a tutte le istanze politiche e culturali....." Tutto molto bello ed edificante. Ma io temo, anzi sono certo, che questo partito della nazione sarà tutt'altro che aperto alle diverse istanze politiche e culturali. Forse che il PD dalle cui ceneri dovrebbe sorgere lo è? Prevedo amaramente un crunch democratico. Per esempio le istanze distributivistiche (quel distributismo di cui scriveva Belloc, sulla scorta della Rerum novarum, di cui pochi oggi sono a conoscenza...) potrebbero trovarvi diritto di cittadinanza? Oppure assisteremo a un ulteriore appiattimento sulle esigenze delle oligarchie economiche? Senza nessuna capacità di porre in discussione un modello, l'attuale, sempre più autodistruttivo? Poi qua e là potranno farsi strada personalità di rilievo e influenzare positivamente il corso degli eventi: in fondo anche il PNF aveva nel suo seno i Grandi e i Bottai... Forse sono un po troppo sarcastico ma è il pessimismo della ragione che ogni tanto mi assale.
Dario Seglie - 2016-01-18
Carissimo Giorgio, la tua analisi non fa una grinza: o siamo consapevoli del social change che caratterizza l'epoca attuale in modo più rapido e più globale che nel passato, anche recente, oppure restiamo scleroticamente attaccati a schemi politici superati che ormai creano distacco e disaffezione per la polis e per la partecipazione attiva dei cittadini (quasi uno su due non vota più ! Segnale orribile e quel 50% che resta non è affatto detto che sia positivamente oligarchico ed aristocratico, o tendenzialmente oclocratico e degenerativo della democrazia). Ovviamente si dice Torino "laboratorio" ma i laboratori sono già diffusi anche altrove nei centri del territorio metropolitano (per certi versi un terreno misterioso), anche nelle terre dell'antico Principato degli Acaja-Savoia (ovviamente sto parlando di Pinerolo e del Pinerolese, territorio che conosco, con i suoi caratteri di innovazione e di arretratezza che lo contraddistinguono: cerniera tra la piana ed i monti, frontiera internazionale, antropologia complessa fin dal Medioevo). Pinerolo è un altro "smart laboratory" nel quale il nuovo può/deve/dovrebbe camminare di buon passo. Dario