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Un "porcellum" ritoccato
 
di Giuseppe Ladetto
 

Nel dibattito sulla legge elettorale sono d’accordo con chi insiste sulla necessità di consentire ai cittadini una effettiva scelta dei candidati.
Ritengo tuttavia che si conceda troppa attenzione, nel dibattito politico e mediatico, a questo aspetto mettendo in secondo piano tutti gli altri connotati dell’“italicum”. Sento ripetere che per anni non si è fatto niente per modificare il “porcellum”e che oggi, quando finalmente un accordo innovativo e coraggioso disegna una nuova legge, c’è chi si oppone. Si tratterebbe, si lascia intendere, di conservatori che vogliono lasciare le cose come stanno. Affermazione falsa perché la realtà è diversa. Il “porcellum” è stato cancellato dalla Corte costituzionale che ha lasciato in piedi una legge elettorale emendata dai difetti gravi di quella ieri vigente.
Oggi, con l’accordo Renzi-Berlusconi, si tenta di rimettere in campo un “porcellum” più o meno formalmente ritoccato. Restano in piedi tutti gli elementi negativi della vecchia legge: premio di maggioranza abnorme (ulteriormente esaltato dall’eventuale ballottaggio), non scelta dei candidati, soglie di sbarramento diversificate tra chi è in coalizione e chi no. A ciò si aggiunge un innalzamento delle soglie di sbarramento che non ha uguali in Europa (se non in paesi di democrazia fragile): l’8% di soglia corrisponde a tre-quattro milioni di voti (a seconda dell’affluenza alle urne): non certo un’inezia.
In un dibattito televisivo, ho sentito dire da un parlamentare (purtroppo del PD) che qui si tratta di scegliere tra rappresentatività e governabilità, come se la rappresentatività fosse un qualche cosa di secondario. Bobbio ci ha detto che la democrazia o è rappresentativa o non è democrazia, e che ci vogliono più partiti con la possibilità di crearne sempre dei nuovi. La governabilità è un elemento da tenere in conto, ma le misure a suo favore debbono restare entro i confini della rappresentatività (come accade in Germania).
Nel 1953, al tempo del varo della cosiddetta “legge truffa”, avevo 15 anni, ma leggevo i giornali e mi interessavo di politica (allora anche i ragazzini lo facevano). Ricordo i cortei, le manifestazioni e gli scioperi contro la legge. Ricordo le foto sui giornali degli scontri fisici, con tanto di botte, tra i deputati in Parlamento (con Paietta che assaltava i banchi del Governo). E si trattava di un premo del 15% a chi raggiungeva il 50% dei voti più uno (quindi già una maggioranza reale).
Oggi di fronte al mostriciattolo partorito dall’accordo, mi sembra che ci sia disinteresse o rassegnazione. Ci avviamo a diventare una “democrazia matura” come quelle dove la gente non si reca più alle urne.