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Dal "porcellum" a Renzi
 
di Pier Luigi Tolardo
 

La Corte Costituzionale ha giustamente deciso che il “porcellum” non è compatibile con la Costituzione democratica del nostro Paese: l'impossibilità radicale per l'elettore di scegliere i propri rappresentanti che ha indebolito il rapporto popolo-istituzioni e abbassato notevolmente la qualità della rappresentanza parlamentare e un premio di maggioranza inaccettabile anche per i più radicale dei maggioritari, non potevano essere accettati dalla Corte di garanzia del nostro ordinamento. Ed è bello che un cittadino dal nome che richiama un'antica tradizione laica e liberale (l’avvocato Aldo Bozzi, ndR) abbia potuto dove gli apparati facevano un'incredibile resistenza. Questo ci tranquillizza sul fatto che se anche i partiti sembrano allontanarsi troppo dai cittadini i cittadini possono anche, fuori dai partiti ma non necessariamente contro di essi, dare un contributo determinante alla vita democratica, anche – perché no? – quelli costituiti in associazioni come la nostra dei Popolari piemontesi.
Mi ha indignato un po' che Renzi sia risentito alquanto della sentenza della Corte, che abbia palesato un forte fastidio per quella che definisce un'ingerenza ed è invece è una reazione alla prepotenza della legge voluta dalla destra berlusconiana e leghista, davanti a una politica indifferente e opportunista. Certo, la Corte è solo un organo di garanzia, mentre la politica deve gestire e regolare innanzitutto la democrazia...
Qui, sembrano allora vere le ricostruzioni dietrologiche: Renzi voleva andare a votare a marzo con il “porcellum”, dopo una battaglia solo formale pro-maggioritario. Certamente il grande seguito popolare gli avrebbe fatto guadagnare il premio e grazie alle liste di parlamentari piddini “nominati”, grazie al recente controllo del Partito ottenuto con le primarie, si sarebbe blindato anche un consenso duraturo e docile...
Mi pare in ciò che Renzi sia veramente un politico post-DC, spregiudicato, laico, pragmatico all'ennesima potenza, per questo non voterò per lui alle Primarie, né per Cuperlo, onesto erede di una tradizione politica non mia o per Civati, bravo ma inguaribilmente laicista.
Salto il turno, non senza qualche inquietudine per il futuro della nostra Patria...