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Il confine dei moderati
 
di Guido Bodrato
 

La fiducia riconquistata da Enrico Letta, ha spinto ai margini delle “larghe intese” Silvio Berlusconi (pochi giorni dopo “dimesso” dal Senato), e ha rappresentato per molti commentatori un ritorno alla politica, il tramonto del leaderismo e il riconoscimento della centralità del Parlamento. Eppure Letta e Alfano, i due vincitori di questo imprevisto passaggio – che i bipolaristi temono possa rappresentare un ritorno al centrismo – assicurano che l'alternanza tra destra e sinistra continuerà a caratterizzare la strategia cui entrambe le coalizioni, di destra come di sinistra, si ispirano.
Alcuni editorialisti che negli ultimi vent'anni non hanno perso occasione per attribuire alla DC tutte le responsabilità per il declino del Paese, dopo aver elencato il nome degli attori della imprevista svolta – che è anche una svolta generazionale – si sono chiesti: “ moriremo democristiani?” In realtà non ha senso immaginare un “ricorso storico” della Prima Repubblica e dell'unità politica dei cattolici. Troppe cose sono cambiate radicalmente negli ultimi vent'anni; tuttavia è forse vero che il fallimento del “bipolarismo” che aveva il suo perno nel berlusconismo, e di coalizioni eterogenee necessarie per vincere ma incapaci di governare, ha fatto rimpiangere la “democrazia dei partiti” che aveva il suo perno nel centrismo degasperiano e nella politica delle alleanze, anche se quella fase della storia nazionale è infine degenerata in partitocrazia.
Le prime riflessioni su una svolta che muterà profondamente la vita politica italiana, riconoscono l'importanza che la “moderazione” ha avuto nella fase della ricostruzione morale ed economica del Paese e poi in quella dell'ingresso dell'Italia in Europa. “Moderazione” che ha caratterizzato la politica democristiana in tutta la sua lunga storia. Per molti osservatori “partito di centro” e “partito moderato” significano la stessa cosa. Tuttavia non a caso Mino Martinazzoli, ultimo segretario della DC e primo del Partito popolare, insisteva sulla differenza tra la virtù della moderazione e un moderatismo che troppe volte ha significato “trasformismo” e disponibilità ad accordi di potere.
Come esiste una profonda differenza tra il popolarismo e il populismo. Chi fino a ieri è stato populista per restare al potere con Berlusconi, oggi non dovrebbe strumentalmente definirsi popolare per non tramontare insieme a Berlusconi.
Niente dura sempre: anche la DC è stata consegnata alla storia. E tuttavia ci sarà qualche ragione se le idee cui si è riferita la politica di quel partito – il personalismo e il senso della comunità, l'interclassismo e il solidarismo, il valore del pluralismo e la disponibilità al dialogo... – gli sono sopravvissuti. E ci sarà qualche ragione se gli uomini che hanno fatto i primi passi partendo dai convegni di studio e dalle campagne elettorali dello Scudo crociato, operano ancora in questo Paese, anche se le correnti che attraversano la storia li hanno spinti su sponde diverse.
Le vicende degli ultimi giorni hanno comunque spostato il baricentro della politica verso l'area moderata. E neppure il PD può considerarsi senza problemi: non basta appellarsi al bipolarismo per rendere evidente la sua identità. Niki Vendola, che nelle ultime elezioni è stato alleato del PD, ha votato la sfiducia al governo Letta e teme che all'ombra della necessità si consolidi uno schieramento che lo esclude. E lo stesso congresso del PD, reso inquieto – soprattutto a sinistra - dalla discesa in campo di Matteo Renzi, dovrà discutere del proprio futuro a partire dalle vicende che hanno garantito la fiducia al governo, senza peraltro chiarire quale sarà la strategia della “nuova maggioranza” che lo sostiene. Questa “nuova maggioranza” non ha deciso quali sono i suoi confini a destra, nei confronti degli “estremisti” di Forza Italia che avrebbero voluto approfondire il solco verso il PD e correre a nuove elezioni, in un clima da guerra civile.
Il futuro dipende ancora dal sistema elettorale.


Stefano Godizzi - 2013-10-13
Per paradossale che possa sembrare il tramonto berlsconiano pare propiziato propro da quelle larghe intese propagandate come la sua vittoria. Colpito dai suoi meritati guai giudiziari e messo alle strette dai suoi ex fedelissimi il cav.pare alquanto appannato. Con buona pace di coloro che volevano mandarci subito ad elezioni anticipate in nome del puritanesimo etico calato in politica: che gran favore avremmo fatto al cav.! A quest'ora sarebbe già tornato in sella da mesi e chi lo fermava più! E all'Italia chi ci pensa? Quanto manca all'Italia quella moderazione vera che aveva la DC. Con tutte le critiche e tutti i rilievi possibili si deve constatare che senza la DC il nostro paese sembra aver perso la bussola, tanto da affidarsi al nababbo spregiudicato e monopolista dell'informazione in grado di pregiudicare gli interessi del paese passando pure per perseguitato! Il PD pare nato solo per parlarsi addosso. Quanto gongolano gli esponenti democratici quando parlano male l'uno dell'altro in diretta tv: che goduria sprigionano! Siamo alla politica che si guarda l'ombelico: e l'Italia?
giuseppe cicoria - 2013-10-12
Questo governo impropriamente definito delle "larghe intese" è una reiterazione di un velleitario progetto voluto dal grande vecchio che ancora non si decide a portare i suoi nipotini ai giardinetti come fanno tante altre brave persone alla sua età. In due anni di politica di falsa moderazione si è riusciti con una errata interpretazione della antica strategia democristiana, battezzata come "moral persuasion (o meglio suasion)" a non combinare niente, anzi no: a peggiorare la situazione economica della nazione e ad impoverire il "fu ricco" popolo italiano con una cascata di tasse prevalentemente patrimoniali. Ha tolto reddito a milioni di famiglie per la recessione alimentata dall'inerzia anzicchè contrastata e via discorrendo. Il motivo:( secondo il sopranominato) si poteva interloquire solo con quella brava persona del sig. B che fino a quel momento aveva dimostrato grande maestria nella gestione della cosa pubblica, era esempio di moralità per tutto il popolo italiano, era apprezzato in tutti consessi internazionali, aveva una coscienza limpida come quella di un neonato e non aveva a che fare con la giustizia perchè cittadino modello. Non aveva conflitti di interessi, non aveva mezzi di propaganda in quasi regime di monopolio, ecc. ecc. Il risultato è stato invece che Monti dopo due mesi è stato totalmente "bruciato" all'altare degli interessi di questo insostituibile signore. Dopo la disfatta pretesa da quest'ultimo, l'illuminato ha deciso di continuare sulla stessa strada per condurre il nostro povero Paese finalmente alla disfatta totale! I signori ex democristiani del PD (modificati geneticamente rispetto ai galantuomini fondatori della DC) hanno deciso di accettare (anzi di condividere con entusiasmo) le imposizioni dell'illuminato perchè non riuscivano proprio ad interpretare tutte quelle novità politiche che nel frattempo nascevano per colpa di populisti "nuovi "parvenue". Si sa che gli interessi dei cittadini sono importanti ma certamente sono più preminenti quelli dei partiti, dei poteri costituiti e soprattutto quelli dei politici e parapolitici ai diversi livelli. Conclusione: brindiamo alle "larghe intese" con il sig. B; accontentiamolo, distruggiamo quel poco di ricchezza, etica e speranza che ci rimane, però salviamo i NOSTRI interessi perchè di quelli dell'Italia se ne occuperà "lo stellone". Caro Bodrato hai ragione tu, questi non possono essere definiti DEMOCRISTIANI; Il Sig b , però, è ancora saldamente in Senato ed è ancora il padrone della scena politica italiana...!!. Ciao
Giorgio Merlo - 2013-10-11
La segreteria Renzi apre il Pd a qualsiasi scenario. Per la prima volta questo partito, che 'e' nato solo nel 2007, sara' un soggetto politico a vocazione "personale" e plebiscitaria. Tutto puo' capitare. Nessuna soluzione e' esclusa. Dalla vittoria straripante del partito a micro acissioni o a scissioni. Vedremo.
Aldo Bassi - 2013-10-10
Era ben diversa la compresenza di componenti di centro-destra, moderate, tecnocratiche, di "sinistra"... nella DC dalla convivenza travagliata di componenti democratiche cristiano-conciliari, laico-riformiste, socialdemocratiche e, soprattutto, ex diessine nell'attuale Partito Democratico. Difficile prevedere quanto potrà durare questa esperienza così come si è rappresentata nell'ultima fase ormai precongressuale. Molti 'distinguo' si possono/devono avanzare sulle posizioni di Renzi, ma credo che la sua (probabile) ascesa alla segreteria/leadership del PD rappresenti la più concreta possibilità della sua "ri-costituzione" e ri-partenza nella prospettiva di quel soggetto politico nuovo, coinvolgente e propositivo che ci aveva affascinato e convinto nel 2007.