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Monopoli Italia
 
di Giorgio Cortese
 

Che tristezza! Perdiamo un altro pezzo del made in Italy, con la vendita di Telecom a Telefonica spagnola, nonché l’acquisto dell’Air France di Alitalia alla faccia della italianità di queste aziende! Queste ultime due notizie sono sicuramente un pessimo segnale che dell’Italia viene dato al mondo. Anche se non sono un economista, ma solo un cittadino preoccupato, mi domando quando finirà una crisi che continua a dare segnali di peggioramento, in particolare per il calo del lavoro e dei consumi. Sembra che gli errori del passato non siano serviti a nulla. Abbiamo dimenticato il travaso di soldi pubblici (5 miliardi di euro, più del doppio dell’IMU prima casa!) che ci è costato a suo tempo il mantenere la bandierina tricolore sulle azioni di Alitalia? Fu deciso dall’allora capo del Governo, oggi “senatore quasi disarcionato” che considerava un disastro totale la cessione ai francesi concordata da Prodi. Oggi non solo siamo punto e a capo, ma siamo tutti più poveri e sempre di più presi per il lato “B”.
Ci sarebbe molto da riflettere sull’Italico capitalismo, a partire da una grande industria torinese, la cui principale caratteristica è sempre stata “perdite pubbliche, profitti privati”. Accanto alle carenze della grande imprenditoria industriale troviamo la crisi dell’euro e la peculiarità di uno Stato sprecone e inefficiente. Nel dibattito politico si sono malamente mischiati i due problemi, e i risultati sono evidenti a tutti. Forse va prima risolta la crisi dell’Euro: manca un governo centrale europeo che guidi le scelte monetarie. Il prezzo delle incertezze nel cammino di integrazione europea può essere altissimo. Certo solo il tempo è galantuomo, e ci dirà se le economie più in difficoltà beneficeranno delle politiche di rigore tenute in questi ultimi anni dai governi centrali europei. Sinceramente nutro speranza, ma temo che i provvedimenti presi dall’Italia in linea con gli indirizzi dell’UE allungheranno la lenta agonia economica del Paese.
A noi sudditi pantaloni, che assistiamo impotenti all’evoluzione della crisi, con l’impoverimento di gran parte delle famiglie e delle piccole e medie imprese, basterebbe qualche segnale positivo. Ma troppi politici sono restii a rinunciare ai propri privilegi. Se pensiamo che dopo soli cinque anni di “logorante” mandato politico ogni ex parlamentare ha diritto a un vitalizio pari a 2.486 euro al mese contro i 780 euro dei loro colleghi francesi, che gli ex presidenti di Camera e Senato hanno diritto per dieci anni (ma fino al 2012 era per tutta la vita) ad auto blu e ufficio con personale, tutto pagato dai contribuenti per circa mezzo milione di euro l'anno, che i dipendenti di Camera e Senato hanno guadagnano in media circa 150 mila euro l’anno cinque volte di più degli altri dipendenti pubblici…
Tutto ciò e profondamente ingiusto, e alimenta la diffusa nausea verso delle istituzioni che non fanno nulla per cambiare i difetti consolidati. Troppi politici si disinteressano del bene comune non avendo a cuore che i propri interessi. E se questo vi indigna non disinteressatevi, non fate come coloro che non vogliono sporcarsi le mani perché “è così, e non cambierà mai nulla”. Essere disfattisti non serve a nulla. È essenziale che i cittadini si documentino per conoscere e partecipino attivamente, anche contestando, alle scelte di chi chiede poi i voti per governare il Paese. Un passo fondamentale è riprendersi il diritto di eleggere candidati del territorio, non i satrapi paracadutati dalle lontane stanze dei bottoni. A quando un nuova legge elettorale?
Ma ciò di cui abbiamo più bisogno è ripartire dagli ideali politici cari a don Sturzo, da una “ragione morale” che condizioni la “ragione partitica” e la “ragione economica”, da amministratori che abbiano come stella polare il bene comune e che ogni giorno cerchino di trasformare l’impegno politico in vera e propria carità politica.
Io ci spero ancora.


giuseppe cicoria - 2013-09-29
Vorrei essere ottimista come il sig Cortese ma purtroppo ho un po' di anni e sin dalla età della ragione sono stato preso per il lato B. Non mi è andata male perchè sono stato fortunato e, forse, avevo qualche anticorpo efficiente! La politica ha creato un sistema così efficiente nella sua farraggiosità , concatenazione e difesa dei suo interesse di potere ed economico che, se anche lo volesse, non saprebbe da dove cominciare. Cosa fare? La logica vorrebbe che si dovesse "resettare" tutto e cominciare daccapo. Ma ciò vuol dire fare una rivoluzione che potrebbe essere cruenta (speriamo che sia ancora lontana.....) o democratica. Con l'entrata in politica di molti giovani molti dei quali dimostrano verginità intellettuale, modernità e preparazione tecnica operativa qualche speranza l'ho avuta. Questa è stata subito spenta perchè i vecchi padroni dei partiti hanno innalzato dighe insormontabili per difendere l'esistente, il tutto con la benedizione del nostro caro ed intoccabile Presidente. Vorrei essere sonoramente smentito perchè non mi va di continuare così: tutti poveri alla meta è il risultato del maledetto connubio tra la necessità del rigore e l'impossibilità di modificare nulla. Anzi si dà la colpa alla nostra Costituzione ed alla magistratura che cerca di frenare un po' di malcostume. Andiamo avanti così: la discesa verso il precipizio sarà sempre più ripida! I nostalgici fascisti si fregano le mani: il caos descritto è il terreno migliore per la nascita di un'altra dittatura: il sig. B sta già sognando..!