
Alla fine in Svezia a vincere sono i socialdemocratici di Magdalena Andersson. Lunga la attesa del voto con uno spoglio interminabile, quasi a mettere in discussione la proverbiale, o presunta, efficienza nordica. Tre seggi lo scarto del blocco progressista rispetto a quello conservatore: 176 a 173 il dato conclusivo.
Il nuovo Riksdag, che entrerà in carica nelle prossime settimane con l'elezione del suo presidente come prima tappa, vede dunque il Partito socialdemocratico disporre di 100 seggi, maggioranza relativa dovuta al 28 per cento conseguito nelle urne. Otto punti più sotto si colloca il Partito moderato del premier uscente Ulf Kristersson con il 19 per cento e 70 seggi. Terzo posto con 62 seggi dopo il 17 per cento dei suffragi, i Democratici svedesi (Sd), denominazione che, curiosamente, a Stoccolma è appannaggio dell'estrema destra di Jimmie Axesson. Sensibile il calo di questa destra radicale relegata all'opposizione dopo aver pensato di stravincere, già immaginando di occupare questo o quel ministero.
I cristiano democratici e i liberali, le altre due formazioni di centrodestra, conseguono rispettivamente il 6 e il 5,4 per cento. Un bottino di 22 seggi per i primi e di 19 per i secondi. Sul versante progressista Partito di sinistra e verdi si situano all'8 e al 6 per cento ottenendo 29 e 22 seggi. I centristi infine, anch'essi parte del blocco avverso alla destra, raggiungono il 7 per cento conquistando 25 seggi.
Non sarà però facile comporre il governo perché il centrosinistra, un po' come accade anche da noi, è alquanto diviso. I centristi, con istanze liberali in economia, diffidano del Partito di sinistra, fautore di uno statalismo vecchio stampo. Veti reciproci che sarà compito del partito maggiore, quello socialdemocratico, provare a rimuovere con qualche compromesso: in politica vero ed unico toccasana contro troppi radicalismi astratti. E se proprio non si riuscirà a trovare una “quadra”, i socialdemocratici si acconceranno ad un monocolore di minoranza. Un rebus che la Andersson - che ha già guidato il Paese dal novembre 2021 (sostituendo il dimissionario Stefan Lofven) alle elezioni del 2022 - dovrà risolvere nelle prossime settimane.
Esce invece di scena, sconfitta nelle urne, la maggioranza conservatrice che aveva guidato il Paese in questi ultimi quattro anni. I moderati di Kristersson, pur estromessi dal governo, possono però vantare un lieve aumento di consensi. Bocciatura piena per gli alleati: sia i cristiano democratici sia, soprattutto, il Sd di Axesson. L'estrema destra, dopo aver sostenuto dall'esterno l'esecutivo di Kristersson, contava in questa tornata di compiere il balzo avanti per pretendere un ingresso a pieno titolo nella maggioranza avendo fatto dell'intreccio sicurezza-immigrazione il tema centrale, o meglio unico, della propria campagna elettorale.
In realtà anche il centrosinistra sulla sicurezza si è mostrato agguerrito, mutando rotta rispetto al lassismo del passato, ma altre, soprattutto, erano le priorità degli elettori: sanità pubblica e protezione sociale in prima fila. Questioni che il centrodestra non ha saputo cogliere e che la Andersson è riuscita ad intercettare appieno.
I socialdemocratici hanno semplicemente fatto quello che sempre deve fare la sinistra riformista: orientare la propria bussola su welfare, sanità universale, tutele dei lavoratori e protezione delle fasce deboli. Solo con questa agenda si vince. Magari per un soffio, ma ci si riesce. E chissà se anche altrove in Europa sarà intesa la lezione.
Il voto svedese fa poi tirare un sospiro di sollievo alle cancellerie europee, dopo il trionfo Afd nelle regionali tedesche in Sassonia. Può darsi che l'ultradestra continui a prevalere nell'est della Germania ma, in ogni caso, la vittoria socialdemocratica in Svezia mostra come il successo di questa onda estremista non sia affatto ineluttabile.
Il nuovo Riksdag, che entrerà in carica nelle prossime settimane con l'elezione del suo presidente come prima tappa, vede dunque il Partito socialdemocratico disporre di 100 seggi, maggioranza relativa dovuta al 28 per cento conseguito nelle urne. Otto punti più sotto si colloca il Partito moderato del premier uscente Ulf Kristersson con il 19 per cento e 70 seggi. Terzo posto con 62 seggi dopo il 17 per cento dei suffragi, i Democratici svedesi (Sd), denominazione che, curiosamente, a Stoccolma è appannaggio dell'estrema destra di Jimmie Axesson. Sensibile il calo di questa destra radicale relegata all'opposizione dopo aver pensato di stravincere, già immaginando di occupare questo o quel ministero.
I cristiano democratici e i liberali, le altre due formazioni di centrodestra, conseguono rispettivamente il 6 e il 5,4 per cento. Un bottino di 22 seggi per i primi e di 19 per i secondi. Sul versante progressista Partito di sinistra e verdi si situano all'8 e al 6 per cento ottenendo 29 e 22 seggi. I centristi infine, anch'essi parte del blocco avverso alla destra, raggiungono il 7 per cento conquistando 25 seggi.
Non sarà però facile comporre il governo perché il centrosinistra, un po' come accade anche da noi, è alquanto diviso. I centristi, con istanze liberali in economia, diffidano del Partito di sinistra, fautore di uno statalismo vecchio stampo. Veti reciproci che sarà compito del partito maggiore, quello socialdemocratico, provare a rimuovere con qualche compromesso: in politica vero ed unico toccasana contro troppi radicalismi astratti. E se proprio non si riuscirà a trovare una “quadra”, i socialdemocratici si acconceranno ad un monocolore di minoranza. Un rebus che la Andersson - che ha già guidato il Paese dal novembre 2021 (sostituendo il dimissionario Stefan Lofven) alle elezioni del 2022 - dovrà risolvere nelle prossime settimane.
Esce invece di scena, sconfitta nelle urne, la maggioranza conservatrice che aveva guidato il Paese in questi ultimi quattro anni. I moderati di Kristersson, pur estromessi dal governo, possono però vantare un lieve aumento di consensi. Bocciatura piena per gli alleati: sia i cristiano democratici sia, soprattutto, il Sd di Axesson. L'estrema destra, dopo aver sostenuto dall'esterno l'esecutivo di Kristersson, contava in questa tornata di compiere il balzo avanti per pretendere un ingresso a pieno titolo nella maggioranza avendo fatto dell'intreccio sicurezza-immigrazione il tema centrale, o meglio unico, della propria campagna elettorale.
In realtà anche il centrosinistra sulla sicurezza si è mostrato agguerrito, mutando rotta rispetto al lassismo del passato, ma altre, soprattutto, erano le priorità degli elettori: sanità pubblica e protezione sociale in prima fila. Questioni che il centrodestra non ha saputo cogliere e che la Andersson è riuscita ad intercettare appieno.
I socialdemocratici hanno semplicemente fatto quello che sempre deve fare la sinistra riformista: orientare la propria bussola su welfare, sanità universale, tutele dei lavoratori e protezione delle fasce deboli. Solo con questa agenda si vince. Magari per un soffio, ma ci si riesce. E chissà se anche altrove in Europa sarà intesa la lezione.
Il voto svedese fa poi tirare un sospiro di sollievo alle cancellerie europee, dopo il trionfo Afd nelle regionali tedesche in Sassonia. Può darsi che l'ultradestra continui a prevalere nell'est della Germania ma, in ogni caso, la vittoria socialdemocratica in Svezia mostra come il successo di questa onda estremista non sia affatto ineluttabile.
Il risultato delle elezioni svedesi è una valida chiave per interpretate la situazione politica italiana che si sta già preparando all’appuntamento delle urne del 2027.
In entrambi i casi lo scarto percentuale del consenso ai due schieramenti è di pochi punti al netto, nel caso italiano, della variabile Vannacci che, da convitato di pietra, potrebbe diventare l’elemento dirimente per la vittoria dell’uno o dell’altro dei due blocchi in lizza.
L’avanzata delle forze di destra in tutto l’Occidente è incontestabile, ma lo è anche la miopia, l’insensatezza e l’assurda litigiosità della galassia delle forze ‘progressiste’ che si stanno mostrando incapaci di comprendere le reali istanze della società e inadeguate a rappresentarle politicamnte.