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La politica secondo Sturzo
 
 

Popolarismo – Il popolarismo è democratico, ma differisce dalla democrazia liberale perché nega il sistema individualista e accentratore dello stato e vuole lo stato organico e decentrato; è liberale perché si basa sulle libertà civili e politiche. Che afferma uguali per tutti, senza monopoli di partiti e senza persecuzioni di religione, di razza e di classe; è sociale nel senso di una riforma a fondo del regime capitalista attuale, ma si distacca dal socialismo perché ammette la proprietà privata, pur rivendicandone la funzione sociale; afferma il suo carattere cristiano, perché non vi può essere etica o civiltà che non sia cristiana.
Democrazia cristiana – Non è stata la Chiesa a creare i partiti democratici cristiani d’Europa, che sono nati malgrado la Chiesa. “Cristiana” significa che per un cattolico tutto è e deve essere cristiano, anche la democrazia. Se non significa questo, l’aggettivo “democristiano” perde senso è degenera in “demicristiano”. Il Partito popolare italiano è nato come un partito non cattolico, aconfessionale, un partito a forte contenuto democratico, che si ispira alle idealità cristiane, ma non prende la religione come elemento di differenziazione politica. Un partito laico a ispirazione cristiana.
Libertà – La libertà è come l’aria: si vive nell’aria; se l’aria è viziata, si soffre; se l’aria è insufficiente, si soffoca; se l’aria manca si muore. La libertà è come la vita; la vita è presente in tutti gli atti, in tutti i momenti; se non è presente, è la morte. La libertà è il dinamismo che si attua e si rinnova; se cessa l’attuazione e il rinnovamento, viene meno il dinamismo. La libertà si attua ogni giorno, si difende ogni giorno, si riconquista ogni giorno.
Stato – Lo stato non ha né spirito, né volontà propria; è la risultante politica e giuridica dello spirito e della volontà degli associati o cittadini. Non è il fine dell’uomo, ma solo un mezzo necessario. Nessuno stato come entità a sé, assoluta, deificata. Lo stato è solo la comunità politica organizzata, la convivenza umana nel suo aspetto politico-giuridico, per esigenze di ordine e di difesa. Lo stato non crea i diritti naturali, ma deve riconoscerli, armonizzarli, organizzarli, proteggerli.
Statalismo – Statalismo e libertà non sono un binomio, sono una antitesi. Dove arriva lo statalismo cessa la libertà; dove arriva la libertà cade lo statalismo. Lo statalismo non risolve mai i problemi economici nazionali e per di più impoverisce le risorse nazionali, complica le attività individuali, non solo nella vita materiale e degli affari, ma anche nella vita dello spirito. Sta accadendo in Italia, dove un invadente statalismo ha già di molto superato lo statalismo fascista.
Industria di stato – Un capitalismo irresponsabile, privo di rischi e di responsabilità, è divenuto il dirigente effettivo della vita economica del Paese. Se occorrono prestiti e se si avranno perdite, ci pensa lo stato. Ne deriva un aumento di disoccupazione, la distrazione di ingenti capitali dalla loro naturale destinazione, la necessità, da parte del tesoro, di pompare il risparmio per le imprese statali passive e per una occupazione poco o niente redditizia. Lo stato diventa un ospedale industriale. E dove va la libertà di mercato?
Federalismo – Io sono unitario, ma federalista impenitente. Regioni, province e comuni non sono semplici uffici burocratici o enti delegati, ma devono avere una vita propria, che corrisponda ai bisogni dell’ambiente, che sviluppi le iniziative popolari e dia impulso alla produzione ed al commercio locale. Per risolvere i mali dell’Italia e la questione meridionale ci vuole un sobrio decentramento regionale amministrativo e finanziario e una federalizzazione delle varie regioni, che lasci intatta l’unità della nazione. Senza autonomia finanziaria la regione, anche dotata di larga potestà legislativa, sarebbe un ente senza reale autonomia, ridotto pari a qualsiasi altro ente che dipenda dallo stato.
Partito – I cattolici che entrano in partiti strettamente politici non solo perdono il senso dell’apostolato sociale e morale che si trova nei partiti di ispirazione cristiana, ma si attaccano troppo agli aspetti materiali e utilitari della politica e non distinguono più tra i mezzi onesti e quelli “discutibili”. Questi cattolici diventano spesso una minoranza isolata e senza influenza. Un partito, per i cattolici, non deve avere soltanto un programma politico, ma anche un programma ideale e morale.
Partitocrazia – L’errore dei partiti è quello di volersi inserire nell’andamento governativo e amministrativo. E dato che l’angolo visuale di un partito è ristretto al suo campo organizzativo e di clientele, ne deriva una naturale subordinazione degli interessi del Paese agli interessi del partito e dei suoi uomini: l’invadenza del partito con disciplina ferrea e con ingerenza diretta sulla legislazione e sull’amministrazione. Il direttorio del partito aggiunge, toglie, modifica, si sovrappone, per rispondere alle pressioni degli aspiranti. Occorre, invece, che i partiti finiscano alle soglie del parlamento.
Tangentopoli – Si sente parlare da tempo di finanziamenti diretti e indiretti, da parte delle imprese private e dell’Eni e dell’Iri, a partiti, gruppi e correnti. Occorre pulizia morale, politica e amministrativa: solo così i partiti potranno ripresentarsi agli elettori in modo degno: non fare mai valere i favori fatti a categorie e gruppi; non fare mai promesse di posti e promozioni; fare solo gli interessi della comunità nazionale , del popolo italiano. La moralizzazione della vita pubblica è il miglior servizio che si possa fare alla nostra Patria.
Politica e morale – Il divorzio della politica dalla morale è stato fatale all’umanità. La democrazia cristiana vuole porre la morale come base della politica. La morale è unica e indivisibile. Non vi sono due morali, una per i rapporti privati e una per quelli pubblici. Se una azione è immorale per l’individuo, è anche immorale per il sindaco della città, per il senatore dello stato, per il presidente della nazione, per tutti i cittadini uniti insieme.
Economia e morale – Tutta l’attività umana in quanto razionale è pervasa di eticità. Se l’economia indicasse l’utile individuale, astratto dalla coesistenza di altrui individui, si dovrebbe ammettere come economico qualsiasi mezzo di arricchimento individuale quale la frode, il furto, il peculato, il raggiro, l’appropriazione indebita. L’utilità postula sicurezza e ordine, che si basano sopra elementi etici fondamentali: il rispetto della libertà, della vita e della proprietà altrui. L’economia senza etica è diseconomia.

Tratto dal sito www.cattolici-liberali.com del Centro Studi e Ricerche Tocqueville-Acton