Putin ha rafforzato la NATO



Giuseppe Ladetto    6 Marzo 2022       2

La Russia di Putin ha aggredito l’Ucraina con motivazioni, se non pretestuose, comunque deboli e soprattutto non tali da giustificare la sproporzionata risposta militare. C’è del vero in questa accusa (nessuno ama o giustifica la guerra), ma pochi sono quelli che possono scagliare la prima pietra. Non chi ha compiuto atti analoghi, se non peggiori, in Jugoslavia, Iraq, Libia per non parlare del Vietnam; e neppure chi è stato indifferente quando la Turchia si è impossessata di quasi la metà di Cipro, ed altrettanto ogni volta che Israele ha incamerato terre palestinesi con atti condannati dall’ONU.

Ma Putin ha fatto qualche cosa di più grave: ha fatto degli errori sul piano strategico. 1) Non ha saputo valutare la capacità difensiva dell’esercito ucraino e non è riuscito a ripetere il blitzkrieg quasi indolore della Crimea. 2) Non ha capito che oggi il richiamo (per quanto illusorio) del consumismo promesso dall’Occidente è più forte dei legami storici e culturali, almeno sul breve periodo. 3) Non ha voluto prendere atto che la Russia non è più una grande potenza, ma una media potenza per dimensione demografica, strutture economiche e tecnologia. Anche sul piano militare (prescindendo dalle armi nucleari i cui limiti di impiego sono evidenti per le devastanti conseguenze planetarie), le forze armate russe, pur rilevanti, non superano già quelle delle sole Francia e Gran Bretagna nel loro insieme (due Paesi dove la vis pugnandi è ancora presente), e figuriamoci quelle della intera NATO. Quest’ultima constatazione toglie ogni valore, e quasi ridicolizza, le tante denunce nei confronti di una Russia tesa conquistare i Paesi dell’ex patto di Varsavia e a minacciare l’Europa occidentale.

Hanno ragione quanti dicono che Putin, per ora, ha ottenuto, come solo risultato, quello di rafforzare la NATO. Solo alcuni mesi fa, in Europa, molti auspicavano la creazione di una difesa europea per dare alla UE una concreta dimensione politica che ne riflettesse le potenzialità, anche tenendo presente che i riferimenti europei su alcuni scenari (Vicino e Medio Oriente, Africa e Russia) non sono esattamente coincidenti con quelli americani.

Oggi, nessuno ne fa più cenno. La crisi ucraina ha condotto ad un totale allineamento europeo alle direttive del potenza egemone (a partire dall’adozione di sanzioni che hanno pesanti ricadute sui paesi europei). Gli Stati Uniti, sul breve e medio periodo, raggiungono una serie di obiettivi. Rinforzando la NATO, allontanano la paventata costituzione di una autonoma difesa, grazie alla quale l’Europa possa allontanarsi da loro o semplicemente conseguire una maggiore autonomia sulla scena internazionale. Con l’indebolimento economico della Germania, per via delle sanzioni e controsanzioni, e per aver imposto la non apertura del gasdotto Nord Stream2, ottengono un altro risultato perché gli USA, mentre non danno alcun rilievo politico alla UE, temono sempre che una Germania forte possa diventare un centro di aggregazione per i Paesi europei, e manifestare un prevalente interesse per le opportunità offerte dal vasto spazio russo. Inoltre, se le cose continuassero a prendere una cattiva piega per la Russia putiniana, gli USA potrebbero assistere con soddisfazione a un possibile collasso di un Paese che è stato a lungo (come Unione Sovietica) il loro principale antagonista.

Dovrebbero tuttavia fare molta attenzione perché mettere con le spalle al muro l’avversario è sempre pericoloso per i contraccolpi che si provocano, e per il vuoto che si determinerebbe se dovesse prendere corpo l’eventuale sgretolamento di un vasto paese come la Russia, un vuoto che non si sa chi e come lo riempirebbe. Nell’Europa danubiana sono ancora visibili oggi le ricadute negative della dissoluzione dell’impero asburgico (la feroce guerra interetnica jugoslava ne è una). In tempi più vicini, la perseguita vittoria sul nazionalismo arabo (presentata come esportazione della democrazia) è servita solo a far dilagare su una vasta area il più fanatico integralismo islamico e il terrorismo.

Infine gli Stati Uniti dovrebbero ricordare che, se eliminano o indeboliscono troppo il loro “nemico necessario”, verrà meno, prima o poi, quello strumento (la NATO) con cui tengono assoggettata l’Europa.


2 Commenti

  1. Concordo in toto con l’analisi di Ladetto e aggiungo solo che la Cina, vera benificiaria nei tempi lunghi dell’operazione che al momento ha avvantaggiato gli USA, sentitamente ringrazia del combinato disposto di follie statunitensi e russe.

  2. Articolo molto logico che mette il dito nella piaga, oggi gli interessi dell’Europa spesso divergono da quelli dagli Stati Uniti, basti pensare che se la potenza economica e industriale europea si saldasse con le infinite risorse energetiche russe che potenza ne uscirebbe… e come vivrebbero meglio tutti i suoi abitanti. Ma così non è: andiam andiam a guerreggiar

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