Aree interne, luoghi di vita vera



Guido Guidi    5 Luglio 2020       0

Sono molto utili le indicazioni contenute in tre mozioni parlamentari votate, all’unanimità, nel gennaio scorso, per la «salvaguardia, la valorizzazione e lo sviluppo delle aree interne, rurali e montane».

Le iniziative fanno seguito alle decisioni già assunte nel 2017 con l’istituzione, presso il Consiglio dei Ministri, del dipartimento denominato SNAI (Strategia Nazionale per le aree interne).

Le «aree interne» interessano più di 4000 comuni, dove vive una popolazione pari al 22% della popolazione nazionale. Si tratta di comuni di piccole dimensioni, che occupano più della metà della superficie del territorio nazionale. Sono dislocati prevalentemente lungo la catena delle Alpi e degli Appennini.

Hanno una popolazione inferiore a 5000 abitanti e si contraddistinguono per fenomeni progressivi d’impoverimento, a causa della perdita di popolazione, soprattutto giovanile, attratta dai centri urbanizzati, dove dominano nuove forme di lavoro, di socialità, di modernità. Lo spopolamento ha anche evidenti ragioni oggettive, legate alla carenza di servizi essenziali, quali trasporti, istruzione, sanità, rete internet, telecomunicazioni.

Questa tendenza non fa che accentuare gli squilibri, che già esistono, tra le aree più sviluppate e le regioni più povere che, per effetto dell’abbandono, scontano una serie di effetti negativi, che interessano anche il degrado ambientale e l’alterazione dell’equilibrio idrogeologico e forestale.

La rinnovata attenzione del Parlamento per queste aree del Paese, dopo l’oblio prolungato per lungo tempo, è soprattutto un dovere giuridico, imposto dalla Costituzione (che invita alla valorizzazione delle zone montane, all’instaurazione di equi rapporti sociali, al razionale sfruttamento del suolo), oltre che dall’articolo 174 TFUE, che dispone: «l’Unione europea mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite. Tra le regioni interessate, un’attenzione particolare è rivolta alle zone rurali».

Le problematiche forestali e agrosilvopastorali, legate all’agricoltura di montagna, al recupero di milioni di casolari abbandonati, alla previsione di regimi fiscali premiali per chi sceglie di vivere nelle aree extraurbane, non sono questioni di poco conto, e meritano un’attenzione particolare, perché vanno ad incidere nel rapporto uomo-ecologia-ambiente.

Il quadro delineato dalla Camera dei Deputati è vasto. Difetta però di ogni riflessione sulle cause fenomenologiche che, se da una parte giustificano gli abbandoni, dall’altra, potrebbero stimolare il flusso di nuovi ritorni, da parte di giovani e meno giovani che vagano (ahimè) alla ricerca di un diverso modo di lavorare, socializzare, solidarizzare.

È noto che il territorio riveste anche un valore simbolico, ed è in grado di regalare “legature” umane, indispensabili per la sopravvivenza di intere comunità. Per antica tradizione il territorio è memoria, luogo dove le persone con-vivono e con-dividono il lavoro, i rapporti familiari, le relazioni affettive. Nelle vallate, nei borghi, nei paesi, i luoghi non sono solo spazio inerte, ma espressione simbolica del legame uomo-tempo-natura che, pur se violentato dalle regole economiche, può ancora aiutare a ritrovare il senso di comunità.

Le zone montane, soprattutto, in ragione della conformazione conchiusa dei luoghi, garantiscono il massimo del riconoscimento sociale, tramite la perpetuazione di prassi tradizionali di convivenza solidale. Una ricchezza, rispetto alla miseria delle prassi relazionali che s’instaurano tra le popolazioni delle zone massimamente urbanizzate o metropolizzate.

Il recente confinamento per fini di contrasto al Covid-19, ha accentuato questi fenomeni. Da un lato, nelle aree più periferiche e meno popolose, ha rafforzato i legami preesistenti, dall’altro, nelle aree urbanizzate e industrializzate, ha accresciuto gli effetti di diffidenza e separatezza.

La necessità-utilità della preservazione dei “territori”, per fini identitari, è stata affermata anche da autorevoli Corti internazionali, come condizione esistenziale per la sopravvivenza stessa di intere popolazioni (America Latina, Africa). L’identità dei territori italiani non arriva alla conformazione ancestrale e sacrale di altre speciali aree del mondo, tuttavia merita tutela anche da noi, perché simbolica.

Ogni municipio italiano s’intesta un Patrono della tradizione cristiana. Senza cancellare le tradizioni religiose, a queste se ne vanno aggiungendo di nuove. L’identificazione di molte aree del Paese con le produzioni tipiche dell’agricoltura, del pascolo o del bosco, ad esempio, si va sempre più diffondendo e si traduce nella prolificazione di eventi celebrativi, che si sommano nel corso dell’anno e contribuiscono ad identificare il patrimonio culturale nazionale. La testimonianza più recente è data dal riconoscimento delle colline di Conegliano e Valdobbiadene (2019) e del Paesaggio delle Langhe-Monferrato (2014), quale patrimonio mondiale UNESCO.

Un ritorno al simbolismo naturalistico? Forse. Anche se è del tutto evidente che la natura è assunta, in questi casi, come fonte di utilità economica soprattutto e solo indirettamente come fenomeno identificativo.

Dalla tradizione religiosa alla tradizione naturalistica. Dai riti ai mercati il cerchio si chiude ancora una volta sull’economia. La cultura mercatista ridisegna anche i contorni della simbologia territoriale, senza cancellarne, tuttavia, il valore sociale.

In molte «aree interne» le popolazioni continuano a vivere delle risorse naturali secondo metodi tradizionali. Utilizzano la terra senza snaturarla. Ne fanno un uso non esasperato. Non si preoccupano d’inseguire le regole della concorrenza e del mercato e, senza far di conto, vivono in simbiosi con il territorio. Vivendo la comunità secondo le antiche regole, conservano i tratti identificativi del paesaggio, concorrono alla salvaguardia dell’ecosistema e dell’ambiente, perpetuano il gusto della solidarietà. L’attenzione per le «aree interne» può portare anche a questo.

(Tratto da www.politicainsieme.com)


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