Partire dalle persone, quelle concrete



Maurizio Cotta    29 Giugno 2020       2

Il progetto e il programma del partito che vogliamo costruire partendo dal “Manifesto Zamagni” mette al centro del suo sistema di valori la Persona, con la sua dignità intrinseca che nessuno (se non il Creatore) le ha dato e che nessuno le può togliere dal momento del suo concepimento alla sua morte terrena. Ma cosa vuol dire mettere al centro la Persona? Si tratterebbe di un’altra di quelle parole astratte – Stato, Nazione, Sovranità, Popolo, Classe, Mercato, Progresso, Scienza – che le vecchie ideologie e quelle di ritorno inalberano come assoluti? No, decisamente no. Mettere al centro della nostra progettualità politica la Persona vuol dire partire dalle persone concrete, cioè dalle donne e dagli uomini con le aspirazioni, i bisogni, le sofferenze, le speranze, le paure, le povertà che quotidianamente segnano la loro vita. Togliendo loro la lettera maiuscola stato, nazione, sovranità, popolo, classe, mercato, ecc. ritornano ad essere gli ambienti nei quali queste persone concrete vivono e gli strumenti dei quali esse hanno bisogno per cercare di raggiungere i propri obiettivi e vivere degnamente la propria vita. Il servizio alle persone è dunque la vera base della legittimità di queste entità.

La grande pandemia di questi mesi ha fatto emergere ancora più prepotentemente i bisogni e i timori delle persone concrete. È da qui, dal basso, che dobbiamo partire per individuare prima le nostre priorità e cercare poi di costruire meditate e realistiche risposte. Questo mi pare il modo per costruire una politica nuova. Solo dopo verranno le pur necessarie analisi sistemiche sul funzionamento dello stato, del mercato, del sistema internazionale e così via.

Proviamo allora a soffermarci sui principali e urgenti problemi che le persone concrete si sono poste in questo periodo.

Prima di tutto c’è stato certamente il timore per la salute propria e dei propri cari. Da qui si deve quindi avviare il nostro approfondimento sul sistema sanitario: che cosa è mancato e di che cosa c’è bisogno in termini di medicina di prossimità, accesso agli esami medici, funzionalità degli ospedali, formazione e reclutamento del personale medico e paramedico, qualità dell’assistenza agli anziani per rispondere a questo timore?

La preoccupazione per il proprio lavoro (e ancor più per il lavoro per i propri figli) e per le risorse necessarie ad assicurare il sostentamento alla propria famiglia è stata altrettanto forte. È questa preoccupazione che porta le famiglie italiane a realizzare tassi di risparmio ineguagliati nel mondo occidentale (e a contenere i consumi). Qui la nostra riflessione deve indirizzarsi ad approfondire le condizioni perché il sistema economico possa accrescere la sua offerta di lavori regolari e regolati, dignitosi, innovativi e questo con particolare riguardo per i più giovani. Parallelamente dobbiamo riflettere su un sistema fiscale che riconosca appieno l’enorme contributo che le famiglie danno alla società consentendole un futuro attraverso la generazione dei figli e che promuova l’iniziativa imprenditoriale e professionale delle persone.

Con particolare forza è emerso poi in questi mesi il bisogno di scuola. La chiusura delle scuole e l’addossamento sulle famiglie di tutta la responsabilità educativa e di presa in cura delle giovani generazioni nel tempo scolastico ha messo in luce tutta l’importanza di una equilibrata e armoniosa divisione del lavoro tra famiglie e scuole. Ha portato allo scoperto anche l’enorme deficit di attenzione che il sistema politico dedica a questa realtà. Con la difficile ripresa autunnale ci dobbiamo interrogare sulle esigenze di spazi adeguati, di un corpo docente qualitativamente all’altezza delle nuove sfide educative, di una organizzazione del sistema scolastico efficiente e coordinata nelle sue articolazioni nazionali e locali.

In questi mesi di lockdown la sofferenza per condizioni abitative inadeguate ha colpito milioni di persone (e in casi estremi come quello di Mondragone, ma anche in altri ghetti presenti nel Paese è stato un chiaro fattore di recrudescenza della pandemia). L’offerta di abitazioni adeguate e a costi accettabili per le famiglie a basso reddito, la qualità delle periferie (spazi verdi, servizi culturali e ricreativi, sicurezza nei confronti della piccola ma diffusa criminalità di prossimità) devono essere obiettivi prioritari della nostra elaborazione.

La necessità di un ambiente sostenibile, nel quale la vita quotidiana delle persone e le attività economiche si possano svolgere in modo tale che la salute delle persone non sia minacciata e che le stesse condizioni siano assicurate anche alle future generazioni, ci è apparsa in questi mesi ancora più impellente. Adeguare il nostro Paese a questa sfida richiede programmi articolati, un impegno non di breve periodo e una attenta valutazione dei costi della transizione ecologica, della loro distribuzione e delle necessità di compensazione.

Infine la crisi di questi mesi ha fatto sentire con acutezza alle persone nelle loro diverse condizioni sociali ed economiche il bisogno di sentire accanto a sé amministrazioni pubbliche capaci a tutti i livelli di rispondere con prontezza, flessibilità ed efficienza alle necessità emergenti. La qualità delle pubbliche amministrazioni (orientamento al bene comune, competenza, disponibilità ad assumersi responsabilità, capacità di innovazione, flessibilità) richiede una riflessione approfondita sui modelli organizzativi, sui meccanismi di reclutamento e di responsabilità per poter proporre cambiamenti strategicamente mirati.

In conclusione le domande e i problemi che affannano le persone concrete del nostro Paese richiedono risposte non scontate e serie per le quali il nuovo partito deve predisporre un cammino di ricerca e di approfondimento di grande rigore. Certamente tutti questi problemi richiedono risorse finanziarie importanti e questo comporta una coraggiosa revisione delle spese pubbliche tale da rispettare le priorità che individueremo. Ma la risposta prima ancora che sul piano della quantità è sul piano della qualità. Questo vuol dire qualità della spesa pubblica in generale, qualità del reclutamento di insegnanti, medici, personale paramedico, amministratori, dirigenti, qualità dei meccanismi di responsabilità e controllo sui comportamenti delle amministrazioni pubbliche …..

Da qui si parte e qui si deve trovare la bussola della nostra azione; poi si dovrà certo arrivare ai discorsi sistemici (nella coscienza della non onnipotenza della politica): sulla pubblica amministrazione, sulla politica dell’economia, sul sistema internazionale, eccetera… Questi però non dovranno essere derivati da astratte teorie (spesso di difficile verifica) ma da un attento confronto tra le finalità da raggiungere e i mezzi per farlo.

Se sapremo essere fedeli a questa impostazione che parte dalle persone concrete e dai loro bisogni (e non da concetti astratti o dal particolarismo dalle varie corporazioni) la nostra forza politica apparirà realmente innovativa rispetto a quello che offre oggi il modesto convento della politica italiana.

(Tratto da www.politicainsieme.com)


2 Commenti

  1. Condivido al 200 per cento il documento in predicato, quindi chiedo a cosa servono le riforme se lasciamo al loro posto i DG dei vari ministeri? Alcuni di questi signori senza segno politico, per non assumersi la responsabilità del loro ruolo si sono inventati lo sciopero della firma, oppure non rispondono ai solleciti, bloccano i contratti e di conseguenza l’economia. Sono pericolosi, perciò vanno rimossi a pedate nel sedere. I Democratici Popolari devono essere coralmente concreti e iniziatori virtuosi: suggerire percorsi intelligenti per creare milioni di nuovi posti di lavoro, mettendo in gioco la loro certificata credibilità, in Italia e nel mondo.
    Serve formazione generalizzata a tutti i livelli, con l’ausilio di Anziani esperti. Il modello salesiano è il più idoneo per realizzare laboratori ICT e di artigianato multidisciplinare, all’insegna del Vangelo. Se alzassimo più spesso gli occhi al Cielo, saremmo più lapiriani e meno verbosi!

  2. Nel programma bisognerebbe dare maggiore risalto alle politiche economiche. La ricchezza si diffonde con investimenti di qualsiasi tipo ma che aumentino il benessere di tutti. Gli investimenti in una economia liberale dovrebbero essere lasciati prevalentemente alle iniziative private salvo per quelli riguardanti beni e infrastrutture di pubblico interesse. Per fare tutto ciò bisogna disporre di capitali. In Italia è stato accertato che lo Stato è povero ma i cittadini sono primatisti in Europa per la capacità di risparmio. Cosa fare? Mi sembra relativamente facile: oltre ai prestiti allo Stato sotto forma di BTP e simili, bisognerebbe ricreare il tanto vituperato IRI che faccia, con normative di diritto privato, attività di supplenza allo stesso sistema privato. I risparmi dei cittadini, quindi, dovrebbero essere incanalati non solo in BTP ma anche in Azioni di aziende create dalla Stato. Gli amministratori dovrebbero, però, essere reclutati nel settore privato con tanto di referenze di tipo accademico e gestionale. Le solite clientele politiche dovrebbero essere combattute e denunciate pubblicamente e giudiziariamente.

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